Dsa, Lena: "Certificazione in tempo evita gli insuccessi" VIDEO - DIRE.it

Sanità

Dsa, Lena: “Certificazione in tempo evita gli insuccessi” VIDEO

ROMA – Per un bambino dislessico, disgrafico, disortografico o discalculico avere la certificazione in tempo vuol dire non diventare il “famoso somaro del gruppo, ma poter apprendere e andare avanti nel percorso scolastico”. Ne è convinto Rodolfo Lena, presidente della commissione Politiche sociali e Salute del Consiglio regionale del Lazio, che in una videointervista alla DIRE ha spiegato la sua ultima proposta di legge dal titolo ‘Disposizioni in favore di persone con disturbi specifici di apprendimento’ (Dsa).

Un disagio silenzioso che potrebbe avere presto una soluzione e che attualmente riguarda circa 20 mila studenti del Lazio e le loro famiglie.

La sua proposta di legge propone che i bambini con Dsa siano certificati da equipe pluridisciplinari e specialistiche non solo delle Asl ma anche dei centri accreditati, affinché possano usufruire in tempo di quanto previsto dalla legge. Questa proposta vale anche per gli adolescenti e giovani adulti? “Sicuramente sì- risponde Lena- è chiaro che la principale preoccupazione è per i bambini che devono affrontare il ciclo scolastico. Una certificazione in ritardo vuol dire magari fare la prima o la seconda elementare senza aver riconosciuto questo disturbo, e quindi non avere gli ausili tecnici specifici per poter stare al passo con la classe. Averla all’inizio vuol dire invece non diventare il famoso somaro del gruppo, ma poter collaborare e lavorare insieme agli altri ragazzi. Anche per gli adulti, la preoccupazione ovviamente è legata alla certificazione. Hanno problematiche differenti nei concorsi pubblici e in altre situazioni che sono presenti in questa proposta di legge”.

bambino scuola

La sua proposta punta ad abbreviare i tempi di attesa per le certificazioni, perché si è consapevoli che le lungaggini sono spesso causate da una scarsa presenza di personale all’interno delle Asl, non riuscendo a coprire tutte le richieste? “Sì. Purtroppo dipende molto da questo- conferma l’esponente del Pd- il commissariamento di questa regione da oltre 7 anni ha portato un’uscita di oltre 6.500/7.000 persone all’interno del sistema sanitario e ne sono entrate 1.000/1.500. Chiaramente manca personale medico, infermieristico ma anche specialistico in questa materia o in altre discipline. È ovvio che la carenza di personale diventa poi problematica in questo caso specifico rispetto a una certificazione. La mia idea- chiosa Lena- è quella di collaborare insieme al pubblico e al privato accreditato, di fatto certificato dalla Regione, per velocizzare questa pratica della certificazione”.

Nei centri accreditati ci sono le equipe multidisciplinari e specialistiche. Queste dovranno certificare solo i pazienti che hanno in carico, oppure potranno farlo anche per quelli presenti nelle loro liste di attesa? “Questo è un tema che abbiamo discusso. Nella legge non è specificato, quindi dovrebbero certificare coloro che poi prenderanno successivamente in carico, ma anche soggetti che non prenderanno in carico. I multispecialisti sono persone competenti che certificano il disturbo- ricorda Lena-è chiaro che se hanno la possibilità di prenderli nelle loro liste di attesa li inseriscono, e quindi faranno poi il trattamento all’interno di quella struttura. Altrimenti con quella certificazione potranno rivolgersi ad altre strutture accreditate. Sarà una libera scelta- commenta il presidente della commissione Politiche sociali- se una persona vorrà essere certificata dove poi entrerà a far parte di quella struttura e quindi proseguire lì un percorso. Altre persone, magari per velocità o per organizzazione interna, sceglieranno di fare quello che credono. Non c’è un limite rispetto a questa cosa. È chiaro che la mia è una proposta di legge che può essere ampliata, modificata e soggetta a degli emendamenti. Sono disponibile ad affrontare senza problemi i temi che potranno cambiare la legge per migliorarla”.

Si parla di nuovi criteri di accesso per la riabilitazione che prevedono una durata più ridotta della terapia. Ciò comporterà che con dei tempi di terapia modificati vi sarà un maggior numero di pazienti che accederanno ai centri di accreditamento. Se la sua proposta si renderà operativa, i bambini in lista di attesa nei centri potranno godere della certificazione anche se non sono stati presi in carico, potendo almeno ricevere gli aiuti nell’ambito della scuola? “Questa è l’idea- replica Lena- snellire maggiormente le liste d’attesa con un turn over molto più rapido. Questo non a discapito ovviamente del recupero o delle problematiche che hanno, ma per migliorare una rotazione del personale e una razionalizzazione. La multidisciplinarità serve per affrontare insieme i disturbi e creare uno staff di persone che lavori in maniera massiccia e continuativa rispetto al disturbo specifico del bambino, aumentando la possibilità di accesso all’interno di strutture private accreditate di altre persone”.

Quali sono le altre iniziative, nell’ambito della sanità, che lei ha in atto o su cui sta lavorando? “Ce ne sono molte. Aldilà delle proposte di legge – perché ho fatto diverse proposte di legge come questa sulla dislessia, sulla clownterapia, sull’odontoiatria sociale e sull’amministratore di sostegno – in commissione cerchiamo di lavorare all’organizzazione, insieme alla Cabina di regia, di quello che è il nuovo sistema sanitario che vogliamo offrire ai cittadini di questa regione”.

di Rachele BombaceGiornalista professionista

10 novembre 2015
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