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L’acciaio triste dell’Ilva, la storia infinita dell’impianto più discusso – APPROFONDIMENTO

ROMA – Caos Ilva, operai che incrociano le braccia e tavoli ministeriali che saltano. Dipendenti in protesta ieri da Genova a Taranto contro i 4 mila esuberi da parte della nuova proprietà AM InvestCo insediatasi a giugno, sindacati contro la proposta di passare al Jobs Act perchè ci sarebbe il rischio di perdere 6-7mila euro tra anzianità e premi.

Non c’è pace per una delle maggiori aziende siderurgiche italiane alle prese da anni con problemi di natura ambientale, e ora anche occupazionale. Qui il rush finale di una storia che va avanti da molti anni.

LA CHIUSURA DEGLI IMPIANTI

Nel luglio del 2012 il gip Patrizia Todisco firma il provvedimento di sequestro degli impianti, oltre a misure cautelari per alcuni indagati per disastro ambientale a carico dei vertici aziendali: otto provvedimenti di arresti domiciliari, cinque dei quali già inquisiti. Tra le contestazioni dei pm c’è anche il disastro ambientale.

UNA CITTA’ DIVISA IN DUE

La vicenda è entrata a gamba tesa nelle questioni tarantine, tanto da rendere necessario anche un referendum consultivo cittadino che si è svolto il 14 aprile 2013. Un flop totale, tanta attesa per nulla: quorum non raggiunto, alle urne solo 34mila cittadini su 173mila aventi diritto (meno del 20%). Vanificato il volere dell’81%, che aveva votato per la chiusura dell’acciaieria per motivi di salute. Il 92% aveva optato per la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali.

L’ERA RIVA E LA CONDANNA

Il Gruppo Riva assume il controllo delle acciaierie nel 1995. Il tribunale di Milano condanna nel 2014 Fabio Riva, ex vicepresidente della Riva Fire, a sei anni e sei mesi per le accuse di associazione per delinquere e truffa perpetrata dal gruppo Riva, attraverso l’Ilva di Taranto, che avrebbe ricevuto contributi pubblici senza averne diritto. La società Riva Fire è condannata a una multa di 1,5 milioni di euro.

L’INGRESSO DI INVESTCO

Ad inizio giugno 2017, dopo anni di commissariamento, Arcelor Mittal e Marcegaglia si aggiudicano l’Ilva. Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda firma il decreto che autorizza i Commissari straordinari del Gruppo Ilva in amministrazione straordinaria a procedere all’aggiudicazione dei complessi aziendali del gruppo ad Am Investco Italy S.r.l, il cui capitale sociale risulta detenuto da ArcelorMittal Italy Holding S.r.l. (51%), ArcelorMittal S.A. (34%) e Marcegaglia Carbon Steel S.p.A. (15%). Il decreto adottato prevedeva che i Commissari indirizzassero prioritariamente l’attività al miglioramento dell’offerta sotto il profilo della tutela occupazionale.

LA PROTESTA DEI LAVORATORI

La protesta lavoratori è esplosa dopo l’annuncio di venerdì scorso, quando sono emerse le condizioni per il rilancio dell’acciaieria poste da InvestCo: 4.000 esuberi, di cui 3.000 a Taranto, su un totale di 14.000 addetti del gruppo. Azzeramento delle attuali condizioni contrattuali e di inquadramento. Nel dettaglio, la nuova forza lavoro del siderurgico prevede 7.600 dipendenti a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti.

Per un totale di 9.600 addetti che diventano 9.885 con i dipendenti delle controllate e 9.930 con i 45 dirigenti. Gli esuberi, come assicurato dal governo, saranno impiegati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto gestito dall’amministrazione straordinaria.

SALTA IL TAVOLO

Ieri la resa dei conti al Mise. “Non è accettabile aprire il tavolo senza garantire le condizioni salariali e contrattuali dei lavoratori. Pertanto il tavolo è annullato”, fa sapere Calenda. “L’azienda dovrà tornare al tavolo dopo il confronto con gli azionisti. Se ciò non avvenisse- promette il ministro – il governo metterà in campo tutto quanto è nelle sue prerogative per far rispettare gli impegni presi”. Le organizzazioni sindacali apprezzano la posizione del governo.

di Federico Sorrentino, giornalista professionista

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10 ottobre 2017

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