Fortuna (Unicusano): “No allarmismi, non ci sono elementi per crisi”

ROMA – “Le banche vanno un po’ meglio, in questi mesi l’andamento e’ in miglioramento soprattutto per quanto riguarda i crediti deteriorati”. Lo ha dichiarato Fabio Fortuna, economista di fama e rettore della Universita’ Niccolo’ Cusano, intervenendo a Radio Cusano Campus. “Patuelli- ha proseguito- ha richiamato l’attenzione sui rischi, ha detto che bisogna stare attenti perche’ abbiamo ricordi lontani dell’Argentina. Ha parlato anche Visco, c’e’ stato secondo me qualche passaggio eccessivamente prudente o lievemente pessimistico anche nelle sue parole. Io credo che al momento, nonostante da gennaio ci sia stato un certo rallentamento della crescita, non c’e’ allarme, c’e’ un ridimensionamento, ma non c’e’ allarme. Secondo me non e’ opportuno lanciare degli allarmi che possono preoccupare i cittadini, in questo momento la crescita c’e’ ancora, certo il ritmo e’ diminuito, ma non c’e’ un allarme e secondo me non bisogna abbandonarsi a dichiarazione pessimistiche. Addirittura si e’ parlato del fatto che un eventuale crisi oggi sarebbe peggiore rispetto a quella vissuta 10 anni fa, ma non ci sono i presupposti per una crisi quindi generare allarmismo non e’ una cosa corretta o comunque non e’ una cosa che va fatta. Non ci sono elementi che, ad oggi, sono talmente gravi da far pensare che ci possa essere una crisi, e tanto piu’ non ci sono le condizioni per dire che questa eventuale crisi sarebbe peggiore di quella di 10 anni fa, a meno che non ci siano elementi di cui l’opinione pubblica e’ all’oscuro”.

“Volevo sottolineare- ha continuato Fortuna- anche l’intervento di Draghi, che non ha espresso una grande preoccupazione per quanto riguarda la situazione economica italiana anche se sappiamo che c’e’ un ridimensionamento della crescita non soltanto a livello italiano, ma anche a livello europeo e poi ha anche aggiunto che per il momento il rientro verso il limite di inflazione al 2% sta procedendo. Negli ultimi 2-3 mesi si e’ incrementato il livello di inflazione, non siamo ancora al 2%, ma siamo sulla buona strada. Ha ribadito il termine del quantitative easing di fine anno, ma ha confermato che la politica monetaria della Banca centrale europea rimarra’ espansiva per sostenere famiglie e imprese. Ha anche ribadito, se ce ne fosse stato bisogno, l’intenzione di tenere i tassi immutati, bassi come li vediamo da tempo, almeno fino all’inizio dell’estate 2019. Poi il mandato di Draghi scadra’ ad ottobre”.

10 luglio 2018
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