Italiani ghiotti di coccodrillo, pesce palla e insetti. All'Expo il 'cibo del futuro' - DIRE.it

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Italiani ghiotti di coccodrillo, pesce palla e insetti. All’Expo il ‘cibo del futuro’

fuguCarne di coccodrillo, ma anche insetti e pesci esotici. Il palato degli italiani si rivela molto più curioso del previsto. A rivelarlo è l’indagine svolta da Coldiretti, e presentata oggi al padiglione Zimbabwe all’Expo di Milano. Qui, per la prima volta e grazie ad una speciale deroga, è sbarcata una tonnellata di carne di coccodrillo. Il Crocoburger tenta il 19% degli italiani, cioè uno su cinque. Ma non solo: l’8% confessa di essere disposto a mangiare gli insetti, il 7% i ragni fritti, mentre la percentuale raddoppia per quanto riguarda il pesce palla del Giappone, finito tra i banchi dell’Expo qualche settimana fa. Chiamato ‘fugu’, è un piatto molto particolare ma difficile da preparare in quanto bisogna eliminare il veleno che l’animale contiene, estremamente pericoloso per l’uomo.

Gli insetti invece sono stati serviti in confezioni snack: i visitatori del Future Food District hanno potuto così leccarsi i baffi con larve, cavallette, scorpioni, termiti, scarafaggi e spiedini misti. A bocca asciutta invece coloro che avrebbero voluto mettere la forchetta sui grilli in barattolo e i vermi della farina essiccati, che sfortunatamente sono stati sequestrati. Da programma, avrebbero dovuto essere serviti come snack nel corso di uno showcooking nel Padiglione olandese. Eppure è proprio un recente studio della Fao a calssificarli come il cibo del futuro. Non solo fanno parte della cucina tradizionale di almeno 2 miliardi di persone sparse tra i cinque continenti, ma, trovandosi nelle aree più povere del mondo, potrebbero essere una utile arma contro la fame nel mondo.

Non devono tuttavia preoccuparsi gli affezionati della cucina mediterranea e del Made in Italy: i punti di ristoro e i ristoranti italiani sono una tra le mete preferite tanto dei connazionali quanto degli stranieri, con numeri davvero soddisfacenti, come conclude lo studio di Coldiretti.

10 luglio 2015
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