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In Kenya e Palestina le università fanno rete VIDEO

ROMA – Il mondo delle università può portare grandi benefici nei contesti più svantaggiati, soprattutto se gli atenei sono sostenuti dal network degli organismi per la cooperazione allo sviluppo, sia governativi, internazionali o della società civile.

Così, se alla Betlemme University si lavora per portare i giovani palestinesi, che spesso non hanno mai lasciato neanche il perimetro della propria città, a fare esperienze all’estero per imparare a leggere il mondo con occhi diversi, alla Kenyatta di Nairobi si cerca di risolvere la carenza di lavoro colmando il gap tra l’offerta formativa e le reali esigenze del mercato del lavoro.

L’agenzia DIRE ha intervistato due esponenti di queste città: Fadi Kattan, preside della facoltà di Business dell’Università di Betlemme, e Jacob Omolo, direttore del dipartimento di Economia applicata della Kenyatta University, a Nairobi.

Nel video Fadi Kattan


“Il nostro ruolo nella comunità – ha sottolineato Kattan – è affrontare il principale problema dei Territori Palestinesi: la segregazione, la separazione, i problemi di mobilità, l’idea che i giovani non abbiano accesso alle giuste esperienze e che la maggior parte di loro non è mai uscita dalla propria città natale”.

Kattan, di fronte a queste sfide, si dice ottimista. “Credo che stiamo facendo un gran lavoro in questo senso. Non dimentichiamo che il nostro primo compito è la formazione; prepariamo i ragazzi, gli permettiamo di studiare, di spostarsi in altre città per fare ricerca oppure attraverso degli stage. Gli permettiamo anche di studiare all’estero per un periodo di tempo: si tratta di esperienze formative molto importanti alla loro età, che li aiuta a guardare il mondo con occhi completamente diversi, di vedere nuove cose, incontrare altre persone, e probabilmente comprendere la vita in un modo migliore. E questo forse è il nostro principale ruolo nell’educazione in Palestina”. Al momento però non c’è collaborazione con le istituzioni israeliane: “Non ci sono progetti congiunti, né insegnamenti in comune. Niente viene fatto con loro”. Il governo di Tel Aviv, chiarisce il docente, collabora tuttavia nel rilascio dei visti per gli studenti stranieri che scelgono i Territori palestinesi per studiare, “dove la qualità dell’insegnamento è particolarmente elevata”.

Jacob Omolo, direttore del dipartimento di Economia applicata presso la Kenyatta University di Nairobi, presenta alla DIRE il nuovo master in economia, cooperazione e sviluppo umano.

Nel video Jacob Omolo


“Il programma – sottolinea – fornisce agli studenti le capacità richieste dal libero mercato”. In Kenya la disoccupazione è alta, soprattutto tra i giovani. Alla radice del problema, spesso il fatto che le esigenze delle aziende non si incontrano con le competenze acquisite dagli studenti nel loro percorso di studi.

“Col nostro master quindi stiamo cercando di risolvere il problema – spiega Omolo – integrando nozioni teoriche a competenze pratiche, creando team di insegnanti che vengono sia dal mondo accademico che dalle organizzazioni internazionali o della cooperazione, come Undp”. Ma il ruolo sociale della Kenyatta non si esaurisce qui. “Prevediamo anche borse di studio per persone emarginate e svantaggiate, come le donne provenienti da comunità remote, oppure per i profughi interni o i rifugiati. Il Kenya ospita uno tra i più grandi campi profughi al mondo, e quindi alcuni beneficiari vengono proprio da lì”. I legami con le isituzioni estere è fondamentale per il successo del progetto.

“Per questo – sottolinea Omolo – abbiamo rapporti molto stretti con il governo italiano, nel senso che le organizzazioni che collaborano con noi, come Cisp, Vis, Coopi o l’università di Pavia, sono supportate dalle istituzioni dal vostro ministero degli Affari esteri. Dall’università di Pavia accogliamo un team di professori che a Nairobi vengono per supportare i nostri programmi di studio”.

Le interviste con Kattan e Omolo sono state realizzate in settimana, a margine di una conferenza per il ventesimo anniversario del master in Cooperazione allo sviluppo dall’Universita’ di Pavia. A contribuire partner come Iuss, Universita’ di Pavia, Cisp, Coopi e Vis, nonché la direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo e in generale il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

10 giugno 2017
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