Emilia Romagna

Al via il restauro del Nettuno, e diventa possibile toccarlo (quasi) con mano/FOTO

nettuno3BOLOGNA – Un approfondito intervento di restauro e, allo stesso tempo, un’occasione particolare per bolognesi e turisti: se per qualche mese ancora sarà impossibile scattare una foto del centro di Bologna che comprenda il suo simbolo più noto, la statua del Nettuno oggi circondata da ponteggi, a breve chiunque avrà modo di realizzare selfie sicuramente più originali arrivando a pochi centimetri dal Gigante‘, sfruttando proprio le stesse impalcature utilizzate dai tecnici. Dopo una lunga fase di rilevazioni e studi, le operazioni di restauro vere e proprie inizieranno il 4 luglio per terminare tra ottobre e novembre. A quasi 30 anni dagli ultimi interventi di riqualificazione, conclusi nel 1990, il progetto prevede un restauro dell’intera scultura, sia delle parti in pietra che di quelle in bronzo, oltre che una revisione dell’impianto idraulico. L’iniziativa, poi, prevede anche la successiva fase di manutenzione e conservazione, una nuova illuminazione, una campagna informativa, un ciclo di convegni e la messa a disposizione on line di tutti i documenti riguardanti il Nettuno: la sua storia, fotografie (già 12.000 quelle raccolte) e il materiale elaborato in vista del restauro, compresi i modelli tridimensionali tra i quali quello che mostra l’intero complesso, che consente una visione dettagliatissima vista la risoluzione a due decimi di millimetro. Il tutto grazie alla raccolta fondi promossa dal Comune e da ‘Il Resto del carlino’, che ha portato in cassa 679.493 euro: 200.000 stanziati da Palazzo D’Accursio, 222.000 da Unindustria (che ne garantisce anche altri 111.000 per la successiva manutenzione) e 257.493 da cittadini e soggetti vari, grazie anche all’Art bonus. “Abbiamo fatto un vero miracolo”, esulta Giacomo Capuzzimati, direttore generale del Comune.

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Il miracolo, per il dirigente di Palazzo D’Accursio, non sta solo nei fondi raccolti ma anche nella capacità di mettere insieme “un magnifico gruppo interdisciplinare” per la definizione di tutto il progetto. “Passione ed entusiasmo sono le parole giuste” per raccontare l’iniziativa, aggiunge il direttore del ‘Carlino’, Andrea Cangini: “Si è messa in moto una macchina virtuosa”, capace di coniugare un intervento concreto e un’operazione “dal profondo valore simbolico”. Per Bologna è una bella giornata“, sottolinea il rettore dell’Università, Francesco Ubertini. L’Ateneo “ha aderito con entusiasmo ad un progetto incentrato su un simbolo della città”, aggiunge il rettore, certo che un’iniziativa di questo genere possa “inaugurare una nuova stagione”. Gli esperti che si sono messi all’opera si sono tutti divertiti, assicura il coordinatore Marco Gaiani del dipartimento di Architettura dell’Alma Mater: del resto, “ogni settimana scopriamo qualcosa di nuovo sul Nettuno“. Il restyling del Nettuno “è un simbolo di cosa si deve fare quando si interviene in campo culturale”, afferma il presidente dell’Istituzione Bologna musei, Lorenzo Sassoli de Bianchi. Non solo per i “tempi esemplari” con cui sta procedendo l’operazione, ma anche per le sinergie attivate. A questo proposito, “la città deve ringraziare anche il ministero dei Beni culturali, sia per il contributo operativo che dà al restauro- aggiunge Sassoli- sia per lo strumento di incentivo economico”. Sulle donazioni, infatti, ha inciso molto il Tax credit: senza di questo “l’impresa sarebbe stata molto più difficile”, assicura Sassoli, certo che questo provvedimento sia “il più interessante che c’è in Europa”.

L’ESPERTA: “IL NETTUNO STA BENONE, MA SERVE CHECK UP” – Dopo aver lavorato al restauro di capolavori inestimabili del patrimonio artistico italiano, dal “Cenacolo” di Leonardo ai Bronzi di Riace, passando per la Torre di Pisa e gli affreschi di Pompei, ora tocca alla fontana del Nettuno di Bologna: è la nuova sfida raccolta dall’Istituto superiore per la conservazione e il restauro (Iscr), organo tecnico del ministero dei Beni culturali con sede a Roma, chiamato sotto le Due torri per rifare il look ad uno dei simboli più noti del capoluogo emiliano. “Per l’Istituto è stato un vero piacere poter entrare nel gruppo di lavoro e contribuire insieme ad un obiettivo che appartiene a tutti”, sottolinea la direttrice dell’Istituto, Gisella Capponi, oggi a Bologna per presentare pubblicamente l’intervento. Quello che verrà aperto dal 4 luglio sarà un cantiere-laboratorio, visitabile da turisti e curiosi, in cui saranno coinvolti circa 100 tra tecnici professionisti e studenti. “Il numero elevato di operatori ci consentirà di mantenere molto stretti i tempi dell’intervento”, spiega Capponi: l’obiettivo, infatti, è concludere i lavori entro la fine di ottobre. Ma come sta il ‘Gigante’, come i bolognesi amano chiamare l’opera realizzata dal Giambologna a metà del Cinquecento? “La statua nel suo complesso sta abbastanza bene”, afferma la direttrice dell’Iscr, però “ha dei problemi sulle superfici, derivanti dall’inquinamento e dalla presenza dei piccioni”.

Oltre al deterioramento dei materiali, bisognerà rimediare anche ad alcuni “interventi disinvolti”, così li definisce l’esperta, compiuti in passato per lavorare sulla parte impiantistica. La scultura, così, “ha necessità di una revisione generale sulla pulitura e anche sulla protezione, perchè il Nettuno- spiega Capponi- aveva avuto una vecchia patinatura, quindi la sua superficie è ancora più disomogenea ed è necessario operare un restauro, una grossa manutenzione delle superfici”. Oltre al Comune di Bologna e all’Iscr, al progetto collaborano a vario titolo anche l’Università di Bologna (con la partecipazione di ben cinque dipartimenti), l’Isti-Cnr di Pisa, la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, l’Istituzione Bologna musei e il Resto del carlino (che ha promosso una raccolta fondi).

di Maurizio Papa, giornalista professionista

10 giugno 2016
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