Governo. Non solo contratto, per M5s e Lega 200 nomine da fare

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Governo. Non solo contratto, per M5s e Lega 200 nomine da fare

ROMA – Flat tax, reddito di cittadinanza e immigrazione. Sono i principali temi del “contratto” di governo su cui il Movimento 5 stelle e Lega si stanno confrontando. Ma non solo, le nomine delle società pubbliche e i posti del cosiddetto sottobosco sono un altro capitolo importante di ogni accordo di governo. Si comincia con i sottosegretari. Una media di 3 per ogni ministero. Piu’ di 40 se i dicasteri saranno 15. Ma non solo. C’e’ anche lo spoil system piu’ propriamente detto. E a questo potrebbe chiedere di partecipare anche Forza Italia, convitato di pietra della maggioranza che sta nascendo. I consigli di amministrazione a cui mettere mano nei prossimi tre anni saranno più di 40, per quasi 200 posti da assegnare. Le prime 2 caselle da riempire sono tra le più importanti e di impatto politico. L’assemblea di Cassa Depositi e Prestiti è convocata il 23 maggio dove sono dati in uscita sia il presidente, Claudio Costamagna, che l’amministratore delegato, Fabio Gallia. A fine giugno, poi, scade il cda della Rai ed entrerà in vigore la riforma Renzi che prevede al posto del direttore generale un super manager nominato dal Tesoro.

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Camera e Senato eleggeranno 2 componenti ciascuno e un altro verrà eletto dai dipendenti di viale Mazzini. In autunno sarà poi la volta di rinnovare società come Simest, Sace, Invimit, Sogei, Consip, Antitrust e Autorità di regolazione per l’energia. Altra nomina pesante è quella del capo della Polizia: l’ultimo Consiglio dei ministri di Paolo Gentiloni ha infatti prorogato di un anno Franco Gabrielli così come il Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco. Da rinnovare anche i vertici dei servizi segreti: il direttore del Dis e i capi di Aisi e Aise. Tra il 2019 e il 2020 andranno poi a scadere le maggiori società partecipate e controllate dal Tesoro come Enel, Eni, Snam, Leonardo, Enav, Mps, Fincantieri, Terna, Saipem, Italgas. Insomma, lo spoil system è una equazione che si presenta puntuale a ogni cambio di governo. Lo aveva ricordato poco tempo fa anche Mediobanca in un dossier riservato: un nuovo esecutivo porta in dote il cambio del management delle società, il turn over obbligato dei vertici nominati dalla precedente amministrazione.

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10 maggio 2018
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