Poste, precari spediti ‘a casa’ poco prima che scatti aumento

BOLOGNA – Lasciati a casa dopo 24 mesi di lavoro, un ‘attimo’ prima che scatti l’aumento di stipendio. E’ quello che sta succedendo a parecchi lavoratori assunti da Poste a tempo determinato e che ora la Cgil è pronta ad aiutare: c’è un modo infatti per provare a riconquistare il posto perduto. E la faccenda interessa talmente tante persone che il sindacato dei lavoratori postali della Cgil, Slc, ha indetto una sorta di ‘adunata’ di tutti quelli che si trovano alle prese con questo problema. “E’ saltato fuori così: i lavoratori assunti da Poste a tempo determinato- spiega alla ‘Dire’ Loris Sermasi, Slc- hanno iniziato a chiederci: ‘Ma perchè il mio contratto viene interrotto dopo 24 mesi, quando potrebbe arrivare fino a 36? Abbiamo fatto ‘due più due’ ed è venuto fuori che in questo modo Poste evita di far fare a questi lavoratori il passaggio di livello” che comporta un aumento di salario. “Per non riconoscere l’aumento di livello, Poste preferisce un ricambio dei lavoratori a tempo determinato”. Ma a quanti è successo? “Parecchi… Alcune centinaia. Solo al Centro di meccanizzazione postale di Bologna ci sono una ottantina di precari”, riferisce Sermasi. Loro, e gli ex dipendenti a tempo determinato non rinnovati sono invitati il 20 maggio alla Camera del lavoro di Bologna per discutere una ‘reazione’ collettiva. Iniziativa in tandem con il Nidil che, con Slc, spiega: “Poste ha usato e sta assumendo ed usando di nuovo molti lavoratori precari, con contratti a tempo determinato, a cui non vengono garantiti tutti i diritti contrattuali, sfruttando la precarietà come strumento di ricatto o minaccia per un eventuale rinnovo o proroga del contratto”. A questi lavoratori non è “garantita o prospettata per il futuro la stabilizzazione a tempo determinato“. E allora ecco che il sindacato gioca la ‘carta’ per non farsi tagliare fuori per sempre.

Infatti, c’è una legge in cui si stabilisce la possibilità di esercitare il diritto di precedenza per eventuali nuove assunzioni dopo aver lavorato almeno sei mesi per la stessa azienda. Si può quindi compilare e spedire a Poste una domanda entro sei mesi dalla fine del rapporto di lavoro per entrare nell’elenco delle persone da ricontattare quando l’azienda cercherà rinforzi. Una ‘prelazione’ che vale per i 12 mesi successivi alla fine dell’impiego: se in questo periodo, Poste dovesse assumere senza attingere da questo bacino di nomi potrebbero essere intentate delle cause legali. Alcuni lavoratori usciti da Poste hanno già avviato la pratica per ottenere il diritto di prelazione, ora la Cgil prova ad avviare una pressione ‘di massa’. Racconta ancora Sermasi: “Poste appena i precari arrivano a 22 mesi, manco 24, interrompe i contratti… Potrebbe arrivare a 36 mesi e poi dare stabilità, invece si concretizza quella che è una vera e propria presa in giro“, rimarca il sindacalista della Slc-Cgil.

di Mattia Cecchini, giornalista professionista

10 Maggio 2017
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