Processo a ‘Metropoliz’, protesta d’artista in Tribunale VIDEO

ROMA   – “Liberté, égalité, électricité”. Questa mattina il processo ai 4 attivisti dei Movimenti per la casa, relativo al furto di elettricità a Metropoliz, l’ex fabbrica della Fiorucci in via Prenestina 913, ha mobilitato oltre un centinaio tra attivisti, abitanti delle occupazioni e di Tor Sapienza, e alcuni artisti che hanno realizzato per l’occasione manifesti e volantini d’autore. Si sono incontrati a piazzale Clodio, di fronte al Tribunale, dove l’udienza è durata pochi minuti, perche’ non era presente il giudice titolare e il sostituto ha rinviato tutto al prossimo 6 dicembre.


“Da adesso a dicembre Metropoliz andrà avanti con la sua vita, le sue attività quotidiane, la sua apertura al territorio”, assicura un portavoce dei Movimenti che ringrazia “tutti i bambini di Metropoliz, gli artisti e gli abitanti di Tor Sapienza, che riconoscono il ruolo attivo di Metropoliz e la sua funzione del territorio, dove sono tanti i problemi e si interviene solo con la costruzione di nuovi supermercati e sale di slot machine”. L’attestazione del valore assunto dall’ex stabilimento industriale nella vita del quartiere, della città e forse dell’intero paese, è testimoniata dalla presenza in piazzale Clodio delle tante famiglie di diverse etnie, dei bambini del “Kidsbloc”, e di alcuni degli artisti attivi al Maam, Museo dell’Altro e dell’Altrove, il museo interno a Metropoliz che in catalogo ha oltre 500 opere.

Nella zona pedonale antistante l’ingresso al tribunale una enorme ‘X’ gialla con la scritta “Not here” è stata depositata sul pavimento. E’ la replica dell’enorme opera che Mauro Cuppone ha realizzato a Metropoliz, e che sta ad indicare “non bombardare qui, non colpite questi spazi- spiega il curatore del Maam Giorgio de Finis- Le ‘X’ sono state realizzate in tutte le occupazioni che hanno aderito al progetto. Vuole far capire da una parte l’emergenza abitativa e dall’altra il desiderio che le istituzioni, qualora non riuscissero a occuparsi di salute e diritto alla casa, lascino che ognuno si occupi di se stesso, anche in autonomia”. Più in là è stato piazzato uno striscione di Pablo Echaurren che recita il mantra della rivoluzione francese modificato, “Liberté, égalité, électricité”. Franco Losvizzero, protagonista due anni fa di una “residenza in comunione” durata 11 giorni in una stanza del Maam, si è cimentato in uno schizzo con gesso su una lavagna: “E’ compito dell’artista preservare la bellezza– ha spiegato- Metropoliz è un contenitore di bellezza, non solo per l’umanità che contiene ma anche per le opere d’arte del Maam”. Iginio De Luca ha distirbuito ai passanti dei volantini numerati: “Ho fatto 1000 copie dell’immagine di un progetto che ho portato avanti per un anno a Metropoliz. E’ una mappatura della famiglia con, in trasparenza, una planimetria di una casa. Uno spaccato fisico e mentale del concetto dell’abitare”. Veronica Montanino, tra gli artisti più attivi al Maam, ha detto: “Noi artisti siamo ovviamente chiamati in causa, per stare dalla parte delle persone i cui diritti non sono tutelati da nessuno. Gli artisti non sono attivisti né si occupano delle necessità primarie delle persone pero condividono una dimensione rivoluzionaria, radicalmente pacifica, dell’arte che consiste nel non piegarsi alla realtà ma immaginare qualcosa di diverso”.

di Flavio Sanvoisin, giornalista

10 maggio 2016
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