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‘Il Faro’, il 60% dei giovani trova lavoro e una vita nuova grazie alla Fondazione di Susanna Agnelli – VIDEO

Fondazione 'Il Faro'ROMA – Due mesi di formazione professionale intensiva, tra laboratorio e azienda, e poi subito a lavoro. La Fondazione ‘Il Faro’ di Susanna Agnelli ogni anno offre la possibilità di imparare un mestiere a 250 giovani italiani e stranieri in difficoltà. Dal 2009, anno della scomparsa della fondatrice, la guida della Fondazione è stata assunta dai figli Samaritana e Lupo Rattazzi, Gianni Del Bufalo è il direttore generale.

Il 60% di loro, fanno sapere dalla Fondazione, subito dopo la formazione ottiene un regolare contratto di lavoro. Il segreto sta nel taglio spiccatamente pratico dei corsi organizzati: pizzaioli, aiuto-cuochi, parrucchieri e baristi-gastronomi. Sono loro i nuovi artigiani della società, oggi sempre più richiesti nel mercato del lavoro.

“Quando è mancata nostra madre- spiega Samaritana Rattazzi, vicepresidente della Fondazione Il Faro nella videontervista alla Dire, era quasi d’obbligo immaginare di proseguire questa opera perché ne vale la pena: è bella, non molto faticosa anche se a volte qualche preoccupazione ce la fa venire. Per questo, io e mio fratello Lupo abbiamo deciso di continuare questa esperienza perché è meritoria”.

La Fondazione, prosegue Samaritana Rattazzi, “insiste sulla formazione dei ragazzi perché pensiamo che, quando uno di loro proviene da un Paese straniero, e magari è anche laureato ma in Italia non gli riconoscono il titolo, ha bisogno di sostentarsi, di guadagnare e di vivere. Quindi è necessario che questi ragazzi possano avere un mestiere spendibile nel nostro Paese”.

La Fondazione il Faro è “un luogo bellissimo, aperto a tutti, dove i ragazzi non vengono mai abbandonati: una volta finito il percorso, infatti, continuiamo a seguirli nel tempo. E questo accade perché restano nel cuore delle persone che lavorano per la Fondazione”, continua la vicepresidente Rattazzi. C’è bisogno delle Istituzioni? “Due terzi dei fondi- risponde Rattazzi- sono pubblici, mentre 1/3 dei privati. Noi rispondiamo ai bandi, cerchiamo di fare corsi nel modo migliore possibile, ma abbiamo assolutamente bisogno di colloquiare con le istituzioni e con il pubblico”.

La Fondazione ‘Il Faro’, che ha sede a Roma, in meno di dieci anni ha restituito un futuro a oltre 2.500 giovani che sono stati impiegati per lo più nel settore della ristorazione. Ma ad essere interessante è soprattutto un altro dato. Nel corso degli anni, per effetto della crisi, è cambiata la percentuale della nazionalità legata agli allievi: mentre nel 2013 gli stranieri rappresentavano il 70% del totale, attualmente il rapporto è 50% italiani e 50% stranieri.

La particolarità di questa Fondazione, dice Gianni Del Bufalo, direttore generale, nella videointervista alla Dire, “è quella di intercettare un bisogno che è quello di fornire una formazione professionale, in pratica di insegnare un mestiere, a chi difficilmente potrebbe avere la possibilità di impararlo. Aiutandolo poi ad inserirsi nel mondo del lavoro. ‘Il Faro’ è stato fondato per questo.

In che modo operate? “Identifichiamo persone che sono in difficoltà per varie ragioni: perché sono immigrati, rifugiati, oppure perché non hanno lavoro o hanno interrotto gli studi, offrendo loro un’opportunità. Ovviamente abbiamo moltissime più richieste di quelle che riusciamo a soddisfare. Vogliamo offrire ai ragazzi una formazione che sia spendibile, quindi ci serve di sapere quali mestieri oggi sono maggiormente richiesti. E a Roma molto è la ristorazione. Tra i nostri corsi più ricercati, infatti, c’è quello che riguarda la pizzeria, ma anche corsi di ristorazione in generale come la pasticceria e l’aiuto cuoco” sottolinea Del Bufalo.

Capitolo risorse, nota dolente: “Con i fondi che abbiamo- spiega Del Bufalo- riusciamo a formare 200 ragazzi l’anno, anche se le richieste sono enormemente più grandi: basti pensare che quando apriamo la pagina per l’iscrizione, in 9/10 minuti ci arrivano 500 domande. Poi siamo costretti a bloccare le iscrizioni e, di quelle 500 domande, ne selezioniamo 56. È una cosa terribile, questa, un po’ come ‘la scelta di Sophie’, ma non possiamo fare di più. Se avessimo più risorse, sicuramente riusciremmo a fare meglio. E questo è importante per i ragazzi ma anche per la città: se loro avranno un lavoro, infatti, riusciranno ad integrarsi. Altrimenti potrebbero finire anche male”.

Bisogna fare e “insegnare a fare, ma anche non limitarsi ad insegnare: Andremo avanti finché potremo. Ci stiamo inventando modi diversi non solo per ottenere finanziamenti o offerte dall’alto, ma anche per creare sinergie operative con gli imprenditori di Roma” dice ancora Gianni Del Bufalo direttore generale della Fondazione Il Faro.

Intanto ieri c’è stata una grande festa per i primi 60 artigiani del 2015 che hanno ricevuto l’attestato di fine corso. I ragazzi, tra i 17 e i 30 anni, provengono da più di 20 Paesi, tra cui: Senegal, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Costa d’Avorio, Afghanistan, Romania, Ucraina, Italia, Moldavia, Bangladesh, Filippine, Venezuela e Perù.

Durante la cerimonia di consegna, che si è svolta presso la sede della Fondazione, è stato presentato in anteprima il video sul nuovo corso di formazione per giovani donne rifugiate.

L’iniziativa, realizzata con il sostegno della Fondazione ‘San Zeno’, include un laboratorio teatrale sotto la guida della regista colombiana Nube Sandoval. Ed è già pronto lo spettacolo ‘Il banchetto di Babele‘ che, in linea con lo spirito della Fondazione di Susanna Agnelli, coniuga cibo e arte come strumento di pacificazione. “Le ragazze coinvolte nel progetto sono tutte rifugiate che, per un motivo o l’altro, hanno dovuto abbandonare il loro Paese d’origine spesso per eventi traumatici- dice Nube Sandoval nella videointervista alla Dire, nessuno sarà come prima e la maniera in cui si assimila, si elabora e si va avanti, è quello che fa la differenza tra il rimanere con il trauma e il dolore oppure riuscire a proiettarsi nel futuro e andare avanti. ‘Il Faro’ in questo ha una visione lungimirante, perché concepisce un percorso dove la qualità dell’accoglienza e del percorso formativo prevede anche di fare un potenziamento dell’individuo e una riabilitazione psico-sociale per affrontare il mondo del lavoro. In questo il teatro è servito per collegare questi due aspetti. ‘Il banchetto di Babele’ è cibo, diversità, teatro, danza. È il tavolo del mondo che vorremmo, sottolinea la regista.

Fondata nel 1997, grazie all’impegno e all’iniziativa di Susanna Agnelli, la Fondazione ‘Il Faro’ si trova nel cuore di Monteverde e occupa un grande edificio di proprietà della Croce Rossa Italiana. Nel 2004 ‘Il Faro’ ha ottenuto il riconoscimento della Regione Lazio quale centro internazionale di orientamento e formazione.

10 aprile 2015

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