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Tiroide, in Italia 6 milioni hanno problemi legati alla ghiandola

tiroideROMA – La tiroide è donna. A darne ulteriore conferma sono i dati emersi dalla prima edizione della campagna di sensibilizzazione ‘Tiroide in prima fila’, condotta dalla Fondazione Cesare Serono (Fcs). “Ben 2.237 i questionari compilati online- fanno sapere dalla fondazione- per sensibilizzare sui sintomi che potrebbero essere espressione di patologie tiroidee quali iper e ipotiroidismo. Di questi, 1.894 (85%) sono stati completati da donne, più sensibili ai temi e ai problemi legati alla tiroide in particolare, considerata la maggior frequenza femminile che caratterizza le patologie tiroidee; il rapporto, infatti, è di 8 a 11 rispetto agli uomini”.

In Italia, sottolinea Gianfranco Conti, direttore della Fcs, si stima che ci siano “sei milioni di persone con problemi legati alla tiroide: per molte di esse i sintomi sono assenti o sono talmente lievi e non specifici da ritardare per molto tempo l’individuazione della malattia. I dati raccolti attraverso il questionario confermano la necessità di sensibilizzare la popolazione sulle patologie tiroidee e sui disturbi provocati dalle stesse, allo scopo di favorire una diagnosi precoce e l’inizio della terapia”. Oltre il 50% delle persone che soffrono di disturbi alla tiroide, infatti, sembra non essere consapevole della propria condizione patologica e non riceve una diagnosi corretta e tempestiva. La maggior parte delle donne che hanno risposto al questionario ha un’età compresa tra i 36 e i 50 anni (42%) e tra 18 e 35 anni (40%). “Un dato sorprendente, quest’ultimo- fa sapere ancora la Fondazione Cesare Serono- che segnala come le persone più giovani, tendenzialmente meno attente ai problemi di salute in generale, prestino invece particolare attenzione alle patologie tiroidee. Dell’85% delle donne che hanno compilato il questionario, però, solo il 50% ha controllato la funzione tiroidea negli ultimi 3 anni; questa apparente contraddizione potrebbe essere attribuita al fatto che l’interesse verso la patologia è presente, ma manca l’attenzione necessaria a effettuare gli esami specifici”.

D’altra parte, è interessante notare che la percentuale di donne che ha eseguito prove di laboratorio (il 48%) è sovrapponibile a quella che ha riferito di avere una familiarità per patologie della tiroide: il 48%. “Probabilmente- dicono gli esperti- il fatto di avere una familiarità rappresenta una spinta a eseguire esami favorendo l’abitudine a controllare la funzione tiroidea”. Il questionario conteneva nello specifico domande sulla presenza dei segnali tipici delle malattie tiroidee: stanchezza o debolezza non motivate, ossia il sintomo dell’astenia, sono risultate più frequenti nel sesso femminile, rispetto a quello maschile (rispettivamente 73% e 58%). Dato interessante quello che mostra poi come l’astenia sia stata segnalata più spesso da persone giovani. “Questo sintomo infatti è stato riportato dal 77% dei rispondenti di età compresa fra 18 e 35 anni, rispetto al 63% dei soggetti di età fra 51 e 60 anni o al 54% di coloro che hanno più di 60 anni”. La maggioranza delle donne (il 62%) ha infine dichiarato di avvertire irregolarità dei battiti cardiaci, mentre gli uomini che percepivano tali alterazioni erano in minoranza (il 43%). “Rispetto alle fasce di età, tale disturbo era più frequente fra i 36 e i 50 anni e fra i 51 e i 60. La differenza di frequenza fra femmine e maschi rispetto al sintomo ‘irritabilità’ è stata meno marcata (80% vs 67%). Più netta, invece- conlcude la Fondazione Cesare Seono- quella osservata riguardo alla sensibilità al caldo o al freddo (71% rispetto a 44%)”.

10 marzo 2015

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