Trivelle, la Lega attacca il M5S: “Stop sbagliato”

Nuova spaccatura nel governo dopo la decisione del M5S di una moratoria di 36 mesi alle trivellazioni nel mar Ionio-Salento
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ROMA – Un nuovo fronte si apre all’interno del governo gialloverde. Mentre tengono banco le parole di Salvini sulla Tav e dopo il duro scontro tra il vicepremier ed il primo ministro Conte sui migranti, il sottosegretario all’ambiente del Carroccio, Vannia Gava, apre il fuoco contro la decisione degli alleati di governo di firmare uno stop di 36 mesi per le trivellazioni nell’area Ionio-Salento.

GAVA (LEGA): SBAGLIATO LO STOP, PAESE DEVE ANDARE AVANTI

“Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire ‘No’ come quella che sta alla base dell’emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni per le trivelle: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo. Questo paese ha bisogno di una vera politica energetica che non può dipendere dall’acquisto dall’estero perché questo, oltre a portare costi sulle bollette dei cittadini, ci rende anche estremamente deboli”. Lo ha dichiarato Vannia Gava, sottosegretario all’Ambiente.

“Questi insediamenti devono sottostare a precise valutazioni di impatto ambientale che li rendono compatibili con l’ecosistema. Senza contare che questo comparto imprenditoriale è una eccellenza che genera posti di lavoro. Noi non vogliamo cercare motivi per bloccare le aziende e lo sviluppo, ma- conclude Gava- vogliamo cercare una strada assieme per fare le cose, facendole bene. Le sfide del futuro non aspettano, il nostro paese deve andare avanti e non indietro”.

GIROTTO (M5S): FERMARLE SIGNIFICA GUARDARE AVANTI

“Sorprende il dibattito venutosi a creare in merito alle trivellazioni. Possiamo arrovellarci in decine di analisi, ma i combustibili fossili rappresentano il passato. Il mondo va in un’altra direzione: l’Italia ha un territorio troppo prezioso per continuare con questo scempio che da troppi anni si perpetra tra terra e mare solo per far felici le major del petrolio”. Così Gianni Girotto, presidente della commissione industria e commercio del Senato.

“Peraltro- aggiunge- per estrarre una davvero minima quantità del fabbisogno nazionale. Oltre al risvolto ambientale, ce n’è uno economico: a chi sostiene che con lo stop a prospezioni e coltivazioni di idrocarburi rischiamo la perdita di centinaia di posti di lavoro, rispondo che con investimenti nella produzione della identica quota di energia pulita se ne possono creare migliaia di nuovi, cioè dieci volte di più, essendo le fossili appunto capital-intensive e le rinnovabili job-intensive”.

“E infine- conclude- proprio l’abbandono delle fossili e lo sviluppo delle rinnovabili è espliticamente previsto dal contratto di governo tra noi e la Lega. C’è chi continua a guardarsi indietro e chi invece preferisce guardare avanti: fermare le trivellazioni significa avere lo sguardo proiettato al futuro”.

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10 Gennaio 2019
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