Honduras, pronta nuova carovana di migranti: “Qui ci uccidono”

I migranti si ritroveranno a San Pedro Sula- vicino al confine col Guatemala- alle cinque del mattino di martedì 15 gennaio e sono pronti a mettersi in cammino: 'In Honduras ci uccidono. Cerchiamo protezione'
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ROMA – In Honduras gli attivisti stanno organizzando attraverso i social network una nuova carovana di migranti, che dovrebbe partire alla volta del Messico e quindi degli Stati Uniti il 15 gennaio. La notizia, rilanciata dai media latinoamericani, ha già messo in moto i governi della regione, così come ha confermato Hector Gandini, portavoce del ministero degli Interni messicano. Secondo Gandini, il commissario nazionale per le Migrazioni del Messico, Tonatiuh Guillen, ieri è volato in El Salvador e poi in Honduras per stabilire con i governi locali le modalità con cui far fronte alle nuove possibili partenze.

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Messico: “Chi viola legge sarà rimpatriato”

Il Messico sembrerebbe anche intenzionato a scoraggiare questa nuova iniziativa, come ha fatto intendere il portavoce: “Le porte del Messico sono aperte a chiunque voglia entrare in modo ordinato. Chi però sceglie le vie illegali, sarà rimpatriato“. A coloro che vogliono aderire alla nuova carovana gli organizzatori hanno dato appuntamento a San Pedro Sula – vicino al confine col Guatemala – alle cinque del mattino di martedì prossimo, al motto ‘In Honduras ci uccidono. Cerchiamo protezione‘. Altri gruppi potrebbero partire anche il 20 gennaio da Santa Barbara, località più a ovest.

Stati Uniti insistono sul progetto del muro da ampliare

Anche gli Stati Uniti hanno reagito subito: l’incaricato d’Affari in Honduras Heide Fulton in un tweet ha cercato di scoraggiare l’iniziativa, ricordando che la maggior parte delle migliaia di migranti che hanno partecipato alle carovane di fine 2018 è stata già rimpatriata. La vicenda sopraggiunge in un momento delicato per Washington: prosegue infatti il braccio di ferro tra il presidente Donald Trump e i democratici per ottenere i 5,7 miliardi di dollari necessari ad ampliare il muro al confine col Messico. Ieri, in un discorso alla nazione, Trump è tornato a difendere il progetto, indispensabile a suo dire per far fronte a una “emergenza umanitaria e securitaria”.

Prosegue anche da quasi 20 giorni lo “shutdown”, ossia l’interruzione di tutte le attività governative ritenute non necessarie, per risparmiare fondi pubblici. Una misura voluta da Trump per esercitare pressioni sui democratici, che controllano la Camera e si oppongono alla sua manovra finanziaria, ma che sta lasciando a casa senza stipendio migliaia di persone.

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10 Gennaio 2019
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