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L’Ordine di Malta pronto a un nuovo anno di diritto umanitario VIDEO

ROMA  – Le organizzazioni religiose possono ricoprire un ruolo chiave in un tempo segnato, come ha confermato il 2016, da violazioni sempre più gravi del diritto umanitario internazionale: lo ha sottolineato oggi a Roma il Gran maestro dell’Ordine di Malta, fra’ Matthew Festing, nell’udienza di inizio anno al Corpo diplomatico.

Il discorso è stato pronunciato nella chiesa di Santa Maria in Aventino, di fronte ai rappresentanti dei 106 Paesi accreditati presso l’istituzione.

“Nel mondo si assiste a un disprezzo crescente per il diritto umanitario internazionale” ha detto fra’ Festing: “Nelle zone di guerra i bombardamenti indiscriminati di scuole e ospedali stanno costringendo milioni di persone ad abbandonare la loro patria”. Il Gran maestro ha fatto riferimento ad Aleppo, città siriana devastata da cinque anni di conflitto. “Le atrocità della guerra”, ha detto, “hanno spinto a far paragoni con alcuni dei periodi più bui della storia recente: Srebrenica, Groznyj, Guernica”. Il discorso è stato occasione per tracciare un bilancio delle attività di assistenza, in ambito medico, sociale e umanitario, offerte dall’Ordine in ben 120 Paesi.


“In questo scenario allarmante”, ha evidenziato fra’ Festing, “l’Ordine di Malta opera con la sua rete di associazioni, ambasciate, unità di soccorso e volontari offrendo aiuti di emergenza e progetti di sviluppo a lungo termine nei Paesi di origine, transito e arrivo dei rifugiati”.

Un nodo, questo dei civili costretti ad abbandonare la loro terra, intrecciato alle violazioni del diritto umanitario. Consapevolezza cruciale negli interventi dell’Ordine, dal Medio Oriente all’America Centrale, dalla regione subsahariana all’Ucraina dell’est.

In ospedali da campo, cliniche mobili e strutture permanenti in Siria, Turchia, Libano e Iraq è garantita assistenza a 170 mila feriti e ammalati. Mentre 21 mila congolesi beneficiano di programmi in ambito igienico-sanitario e, parallelamente, aiuti alimentari sono distribuiti dall’Uganda al Sud Sudan. La costante è l’impegno anche in teatri di conflitto “lontani dalle troupe televisive”, sottolinea fra’ Festing. Convinto della necessità di rafforzare l’intervento umanitario con la cooperazione politica, tradizione antica dell’Ordine e segno dell’udienza di Santa Maria in Aventino. Le ultime prove? La partecipazione al World Humanitarian Summit del maggio scorso, occasione per sottolineare il “valore del contributo delle istituzioni e delle organizzazioni religiose nell’azione umanitaria”. E ancora, sempre nel 2016, il vertice nella Villa magistrale sull’Aventino con i rappresentanti del governo e del parlamento della Libia. “Le grandi incognite, con la crisi dei rifugiati, la tratta di esseri umani e l’infiltrazione delle milizie estremiste legate a Daesh, sono state discusse con i delegati dell’Onu e dell’Unione Europea” ha ricordato il Gran maestro. Che nella chiesa di Santa Maria, meraviglia settecentesca trasformata da Giovan Battista Piranesi, ha posto al centro il Mediterraneo. Ecco allora il sostegno fornito dall’Ordine all’operazione europea Sophia, con l’assistenza a 31 mila migranti. O l’aiuto di fronte alle emergenze causate dalle catastrofi naturali, nel 2007 nel lontano Myanmar spazzato dall’uragano Nargis, oggi nell’Italia scossa dai terremoti. A Santa Maria in Aventino lo ha ricordato anche il decano del Corpo diplomatico, l’ambasciatore ceco Pavel Vosalik: apprezzamento e gratitudine, da Amatrice a Norcia a Macerata, suggellati a ottobre dal colloquio al Quirinale tra il Gran maestro e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

10 gennaio 2017

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