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Terrorismo, perquisizioni in Lazio. Arrestato affiliato ad Ansar al-Sharia, aveva bandiera Sharia

ROMA – Perquisizioni della Digos in tutto il Lazio, dalle prime ore di questa mattina, per individuare sospetti terroristi: è l’operazione ‘Black flag’, Bandiera nera, che oggi ha portato all’arresto di un tunisino affiliato ad Ansar al-Sharia, l’organizzazione terroristica dei “seguaci della legge divina di Allah”, che per la Polziia di fatto fa parte dell’Isis.

POLIZIA: L’ORGANIZZAZIONE ANSAR AL-SHARIA FA PARTE DELL’ISIS

L’arrestato è il 34enne Hmidi Saber, nato in Tunisia. Viveva a Roma in zona Ciampino: è sposato con una donna italiana convertita all’islam da cui ha avuto una bambina. L’uomo si trovava però rinchiuso nel carcere di Rebibbia dal 2014, infatti è lì che questa mattina gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare del giudice. Hmidi è indagato in quanto partecipante all’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia (“I seguaci della legge divina di Allah“, definito dal governo Tunisino, dalle NU, dagli Usa, dagli Emirati Arabi e dal Regno Unito come gruppo terroristico jihadista attivo in Tunisia dal 2011) da intendersi affiliata e, di fatto, ricompresa in quella denominata Isis. Gli obiettivi dell’organizzazione sono  il compimento di atti di violenza con attentati alla persona e al danneggiamento di cose mobili ed immobili anche mediante l’utilizzo di dispositivi esplosivi o comunque micidiali, ancorché con ricorso ad iniziative e strategie militari, al principale scopo d’intimorirne le popolazioni ed arrecare grave danno a più stati (tra i quali Tunisia, Libia e Siria), mirando alla destabilizzazione degli ordinamenti costituzionali e all’instaurazione di un sistema di natura confessionale salafita, contrario ai diritti fondamentali dell’uomo convenzionalmente riconosciuti. L’indagine è della Digos della Questura di Roma e del Nic (Nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria), coordinati dal pool Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma.

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CUSTODIVA LA BANDIERA DEL GRUPPO TERRORISTICO DELLA SHARIA, DIGOS: “LA PRIMA TROVATA IN ITALIA”

Il nome dell’indagine, “Black flag”, deriva dal fatto che a casa del tunisino è stato trovata la bandiera della Sharia, la prima ritrovata in Italia: si tratta di un grosso drappo nero con frange dorate e scritte bianche in arabo, in tipico ‘stile Isis’. La Digos di Roma l’ha ritrovata nella casa di Hmidi in zona Ciampino. “È la prima volta– spiega il dirigente della Digos, Mauro Fabozzi, in conferenza stampa in via di San Vitale, che viene ritrovato in Italia un vessillo originale riconducibile alla Sharia“. La bandiera riporta il logo dell’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia (‘I sostenitori della legge islamica’, ndr), collegata all’Isis e responsabile di diversi attentati in Tunisia. In alto la scritta in arabo ‘Non vi è Dio oltre Dio‘, al centro ‘Maometto è il messaggero di Dio‘.

SEMINAVA ODIO RELIGIOSO IN CARCERE E CERCAVA PROSELITI

Hmidi aveva ricevuto in custodia il vessillo del gruppo terroristico e per la Polizia si è reso responsabile, nei diversi carceri in cui è stato spostato dal 2014 a oggi, di istigazione alla discriminazione religiosa. Inoltre cercava di reclutare proseliti e combattenti per istigarli ad arruolarsi nelle fila dell’Isis in Libia, in Siria, altresì manifestando atteggiamenti coerenti con tale ideologismo mediante aggressioni e con il proposito di essere pronto a recarsi in zona di combattimento per assolvere il Jihad (cioè allo sforzo per la guerra Santa cioè la Guerra condotta per la causa di Dio).

FERMATO PER UN CONTROLLO 2 ANNI FA, VOLEVA SPARARE AI POLIZIOTTI

Nella notte del 9 novembre 2014, in via dei Sette Metri, Hmidi Saber, con regolare permesso di soggiorno, di professione mercante, abitante in zona Malafede, a bordo della sua Volkswagen Golf, in compagnia di altra persona, veniva fermato da una volante per un controllo. Gli operanti ordinavano ai due stranieri di scendere dal mezzo, per procedere al controllo dei documenti allorquando, nel vano portaoggetti, notavano una bomboletta spray antiaggressione; nel contempo, al passeggero cadevano in terra, accidentalmente, un passamontagna e un paio di guanti in lattice. Alla richiesta di spiegazioni, l’Hmidi Saber usciva dall’auto e, impugnando una pistola, scarrellava per incamerare il colpo in canna, puntandola contro gli agenti. Ne nasceva una violenta colluttazione, durante la quale il tunisino perdeva la pistola, riuscendo però a fuggire insieme all’altro straniero. I due agenti nell’occorso riportavano solo contusioni.

La pistola è una Browning 9×21, completa di caricatore e 15 cartucce, provento di furto denunciato in Puglia nel 2014. L’Hmidi Saber veniva compiutamente identificato tramite la patente esibita all’atto del controllo rimasta poi all’interno della vettura. Nella stessa venivano rinvenuti inoltre altri passamontagna, guanti, nonché telefoni cellulari. Veniva, perciò, effettuata una perquisizione presso la residenza dell’Hmidi Saber, alla presenza della moglie Caterina, un’italiana convertita all’Islam che l’uomo ha sposato nel 2008 e dalla quale ha avuto una bambina. Qui veniva rinvenuto il passaporto dello straniero che sedeva lato passeggero, identificato poi per Rchouki Abdelghani, marocchino del ’79, clandestino irreperibile sul territorio nazionale. Venivano inoltre sequestrati 33 telefoni cellulari, 8 pc portatili, 2 Ipad, 1 hard disk esterno ed una bandiera nera. Diffuse le foto, la sera seguente in zona San Basilio, Hmidi Saber veniva rintracciato da personale della Digos e sottoposto a fermo di polizia giudiziaria per i reati di detenzione e porto illegale di arma comune da sparo, ricettazione, lesioni aggravate e resistenza a p.u. reati per i quali veniva processato e condannato alla pena di anni 3 e mesi 8 di reclusione, attualmente in espiazione, continua la Questura di Roma.

COMINCIO’ A RADICALIZZARSI NEL CARCERE DI VELLETRI NEL 2011

Dallo sviluppo delle indagini, si ricostruiva la “radicalizzazione religiosa” di Hmidi Saber, iniziata durante la prima detenzione nel carcere di Velletri nel 2011. Da tale istituto di pena, ove era ristretto per violazione della legge sugli stupefacenti, era uscito profondamente cambiato, iniziando a praticare l’Islam con assiduità nelle moschee della città. Proprio in questo periodo, lo stesso viene in contatto con i fratelli tunisini della Shari-a, entrando in possesso di una bandiera del gruppo terroristico del tutto simile a quelle del califfato dell’Isis. Nella stessa sono presenti delle scritte nella parte superiore che individua la “Shaada” ossia la professione di fede “non vi è altro Dio oltre Dio”; al centro compare il cosiddetto sigillo di Maometto che si traduce in: “Mohamed è il messaggero di Allah”; sotto il logo centrale la scritta “Ansar al Shari-a”, simbolo dell’organizzazione terroristica operativa in Tunisia e Libia.

GUARDAVA FILMATI ONLINE SULL’ISIS E VOLEVA ANDARE A COMBATTERE IN SIRIA

Proprio da Tunisia e Libia Hmidi sembrava particolarmente attratto, considerate le molte ore di filmati da lui guardate, sul web, inerenti l’Isis e la sua volontà di trasferirsi in Siria per combattere per il Califfato. Il N.I.C. (Nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria) ha raccolto e analizzato importanti elementi investigativi che hanno dimostrato non solo la pericolosità di Hmidi Saber ma anche riscontrato, nei diversi istituti penitenziari in cui è stato ristretto, la sua particolare capacità di indottrinamento dei compagni di detenzione. L’indagine ha dimostrato l’appartenenza di Hmidi Saber all’organizzazione terroristica Ansar al Shari’a e con l’operazione odierna è stata interrotta la sua azione di proselitismo e di reclutamento di adepti da inviare, allo loro scarcerazione, nei teatri di combattimento per il compimento di atti terroristici. L’attività di monitoraggio ha, infatti, permesso di rilevare che, nel febbraio 2015, Hmidi Saber si è posto a capo di un gruppo di preghiera con la finalità di creare problemi di natura gestionale e di adattamento con gli altri detenuti, continua la Questura di Roma.

NEL 2015 FECE PICCHIARE UN DETENUTO CHE NON VOLEVA LE PREGHIERE NOTTURNE

Il suo modus operandi ha assunto un carattere violento a partire da giugno 2015, allorquando presso il carcere di Civitavecchia è stato il mandante di una vera e propria spedizione punitiva, con bastoni e sgabelli, nei confronti di un detenuto che si era lamentato delle preghiere notturne che il gruppo, guidato dall’indagato, imponeva all’interno della sezione di appartenenza. Anche presso la Casa Circondariale di Frosinone, dove era stato trasferito per motivi di sicurezza, nel mese di luglio 2015, si è reso nuovamente protagonista di una violenta aggressione nei confronti di un detenuto italiano che aveva contestato i continui ed insistenti discorsi inneggianti all’Islam. La vittima è stata dapprima circondata da diversi detenuti di fede musulmana facenti parte del gruppo di preghiera e poi malmenato con calci, pugni e con oggetti contundenti che gli hanno procurato tagli profondi al collo ed alla schiena. Il Nic in tale frangente ha raccolto ulteriori elementi investigativi in ordine all’opera di radicalizzazione ed indottrinamento dell’Hmidi tanto che nell’agosto 2015, anche un suo compagno di preghiera ha denunciato alla Polizia Penitenziaria di aver subito dall’Hmidi soprusi e imposizioni. Nel corso delle attività tecniche di intercettazione delle telefonate tra l’Hmidi e il padre, il Nic ha raccolto non solo la preoccupazione del genitore per le scelte del figlio ma anche elementi che confermano la conoscenza diretta dell’indagato con un leader di Ansar Al Shari’a, tale Zarrouk Kamal, morto in Siria nella città di Raqqa, nota roccaforte del Daesh, continua la Questura di Roma.

AGGREDI’ UN DETENUTO NIGERIANO CRISTIANO, MINACCIO’ AGENTI E APPICCO’ FUOCO ALLA CELLA

Trasferito presso l’Istituto penitenziario di Napoli Secondigliano, per motivi di ordine e sicurezza, l’Hmidi si è reso responsabile, nel maggio 2016, di una violenta aggressione ai danni di un detenuto nigeriano di fede cristiana. Assegnato al carcere di Salerno, per motivi di sicurezza, l’Hmidi è stato protagonista di numerose violazioni penali e disciplinari tra le quali anche quelle di minaccia nei confronti degli operatori di Polizia penitenziaria intervenuti per la risoluzione delle diverse criticità dallo stesso create. In un caso specifico, Hmidi urlò agli agenti che gli avrebbe tagliato la testa se non lo avessero accontentato nelle sue richieste, cercando nel contempo di coinvolgere i compagni di detenzione nelle azioni turbative. Nel settembre 2016, trasferito, sempre per motivi di sicurezza, alla Casa circondariale di Viterbo, si è reso anche protagonista di un evento di grave nocumento per l’incolumità del personale di Polizia penitenziaria e degli altri detenuti, allorquando ha appiccato un incendio doloso nella sua camera. Nell’occasione, all’atto dell’intervento del personale di Polizia penitenziaria, teso alla messa in salvo di tutti i detenuti del reparto, Hmidi ha aggredito gli agenti, conclude la Questura di Roma.

di Mirko Gabriele Narducci, giornalista professionista

10 gennaio 2017

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