Fondazione Sordi e Campus Biomedico di Roma insieme per gli anziani VIDEO

ROMA – Alberto Sordi, arrivato ad un certo punto della sua vita, ebbe un sogno: creare a Roma un luogo dove gli anziani in difficoltà non solo ricevessero assistenza ma trovassero anche le condizioni per una rinascita sociale, attraverso la cura dei loro interessi e delle loro passioni.

Quel luogo, nato nel 2002, è il centro anziani d’avanguardia che si trova a Trigoria e che porta il nome proprio del grande attore romano.

Proprio per sostenere le iniziative di quel centro, e dell’omonima fondazione, si è svolta una grande serata di gala all’hotel Hilton di Roma: quasi 500 persone si sono ritrovate a cena, testimonial l’attore Flavio Insinna, per raccogliere fondi a favore della ricerca e dell’assistenza per gli anziani.


La serata è servita a fare il punto della situazione sulle iniziative che la fondazione e il centro diurno Alberto Sordi hanno messo in campo nel 2015, partendo dal finanziamento di progetti di ricerca del Campus Biomedico, e quelli del futuro tra cui la ‘clonazione’ in altre parti della città di centri per anziani come quello intitolato ad Alberto Sordi.

“La ricerca va sostenuta sempre- ha spiegato Ciro Intino, nuovo direttore generale della fondazione Alberto Sordi- soprattutto in Italia dove è poco finanziata. Con i fondi dell’anno scorso abbiamo finanziato 8 progetti a favore degli anziani e in materia sanitaria. Oggi viviamo in una società con sempre più anziani. Ma questi spesso sono esclusi dal contesto sociale e dalle loro stesse famiglie e non godono di quelle attività e di quei benefici che la ricerca ha centrato. Le politiche di assistenza sociale devono essere quindi essere affiancate da quelle sanitarie in un discorso globale che favotisca gli anziani”.

“Penso che oggi Sordi sarebbe molto contento di vedere il centro perché c’è quello che lui desiderava: ovvero aiutare gli anziani non in termini di mera assistenza o beneficenza ma di partecipazione e coinvolgimento- ha invece commentato Ennio di Filippo, vicepresidente dell’associazione Alberto Sordi- Quando un anziano ritrova il gusto della vita abbiamo riconquistato una persona alla vita. Un centro diurno per anziani fragili che consenta loro di socializzare o sviluppare e recuperare i suoi interessi è molto importante. E dopo 14 anni è diventato un metodo”.

Secondo Maddalena Pennacchini, prossima direttrice del centro diurno Alberto Sordi, il futuro sarà caratterizzato da “innovazione ma in continuità con le cose fatte in passato. Vorrei professionalizzare ed esportare un prodotto che funziona e un progetto che sta dando grandi soddisfazione. I nostri anziani sono felici e li abbiamo rimessi alla vita. Vogliamo definire un progetto di formazione per persone che lavoreranno con gli anziani in modo da ‘clonare’ questo centro ed averne altri simili”. Destinatario del sostegno della fondazione è il Campus universitario Biomedico di Trigoria. Il rettore Andrea Onetti Muda ha ricordato come “la fondazione fornisca da anni un formidabile supporto alla nostra università. Negli anni passati i fondi sono stati utilizzati su target molto specifici come l’Alzheimer. Quest’anno abbiamo deciso di concerto di allargare lo spettro di supporto verso le patologie dell’invecchiamento come la Bronco pneupatia cronico-ostruttiva o le malattie dell’apparato muscolo-scheletrico”. Paolo Arullani presidente onorario del Campus ha aggiunto: “A noi fa molto piacere la continuitià di queste serate con le quali l’associazione Sordi ci permette di vivere insieme un impegno per le persone fragili ed anziani e per trovare soluzioni di carattere ospedaliero o a domicilio che diano a tutti una vita sana e bella”.

La storia della fondazione Alberto Sordi l’ha raccontata all’agenzia stampa DIRE Stefania Binetti, segretario generale della stessa fondazione. “La nostra iniziativa nasce da un’idea di Sordi di creare una fondazione a favore degli anziani- ha spiegato- La fondazione è nata nel 1992 quando il Campus Biomedico comprò alcuni terreni a Trigoria che erano di Sordi. Lui si entusiasmò così tanto che decise di regalare 8 ettari, con il preciso scopo di occuparci di anziani fragili. Il resto li ha venduti. Noi siamo potuti uscire allo scoperto solo dopo la sua morte perché Alberto non amava far sapere che faceva donazioni. Nel 2002 si è aperto il centro e noi portiamo avanti sia questo centro che ospita 60 anziani sia il sostegno alla ricerca del Campus di cui noi siamo un ente sostenitore. Organiziamo due eventi l’anno per raccogliere fondi per portare avanti scopi statutari che lui ci ha raccomandato: occuparci di anziani fragili e sostenere ricerca per patologie età senile“.

Alla serata erano presenti volti noti della politica, imprenditori, medici, giornalisti e filantropi attivi in diversi settori professionali. Tra questi l’imprenditrice Moira Boccia, il responsabile della Comunicazione della società di costruzioni italo-canadese Green park, Valerio Rasola, e la giornalista del Tgr Lazio, Paola Aristodemo. Tra loro anche la deputata Paola Binetti. “Essere qui è un’ipoteca sulla nostra vita– ha detto proprio quest’ultima- l’idea che qualcuno si prenderà cura di noi e che ci sia una cultura che tiene in primo piano il rispetto dell’anziano fa bene a tutti. La fondazione Sordi da tanti anni svolge un lavoro straordinario, da un lato sostenendo la ricerca, e dall’altro con interventi mirati e precisi nel centro che c’è a Trigoria. Vale la pena sostenerli”.

Testimonial della serata è stato Flavio Insinna, attore e presentatore tv, che insieme al mago Lupis, ha intrattenuto gli ospiti alla fine della serata. “Mio padre era medico, io non sono riuscito a fare la stessa professione- ha spiegato lo stesso Insinna- Essere qui anche quest’anno è importante perché lui mi ha insegnato il valore della salute e l’importanza di aiutare chi non sta bene oltre a quella di aiutare gli anziani. Un Paese che non ha rispetto per le radici dei nonni e degli anziani, come dice Papa Francesco, non ha futuro. Ma io spero che questo Paese abbia un futuro e quindi che abbia sempre rispetto di chi ci ha dato vita e fatto sacrifici per noi”.

‘Questo è un Paese che rischia di avere una sanità sempre più faticosa- ha concluso Insinna- metterci la faccia, quindi, io lo vedo come un atto di pacifica e civile resistenza: io non voglio vivere in un Paese dove si possono curare solo i ricchi ma dove tutti possano essere curati e gli anziani non siano abbandonati. Voglio che questo sia un Paese per vecchi, malati, deboli, donne, bambini e disabili. Voglio vivere in un Paese gentile. Non voglio vivere in un Paese che lascia indietro qualcuno. Questo mestiere ritrova uno dei suoi sensi più propfonmdi se la piccola o grande popolarità che hai non la usi solo per il tuo ego e gli incassi ma se la metti a disposizione, portando un piccolo mattone alla fabbrica. Se c’è da dare una mano io ci sono. Quindi era giusto essere qui”.

9 Dicembre 2016
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