Bologna, il 46% delle donne che si licenzia lo fa per maternità

Dai dati diffusi dall'Ispettorato del lavoro risultano molto diverse le ragioni che inducono uomini e donne a lasciare il posto di lavoro

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BOLOGNA – Sul lavoro “non esiste parità” tra uomini e donne, nemmeno a Bologna: anzi “siamo di fronte a forme di discriminazione che vanno rimosse”. Lo sottolinea l’assessore comunale Marco Lombardo, alla luce dei dati diffusi dall’Ispettorato del lavoro sulle dimissioni dei lavoratori. In base a quelle statistiche, portate oggi al question time dalla consigliera comunale Pd Simona Lembi, sono molto diverse le ragioni che inducono uomini e donne a lasciare il posto di lavoro. “Quasi la metà delle donne che si licenziano, il 46%, lo fa perché diventata madre e non ha a chi lasciare il bambino, i nidi sono troppo cari o per ragioni simili- riassume Lembi- invece il 64% degli uomini si licenzia perché cambia lavoro, cioè migliora la propria condizione. Questo grida vendetta. Almeno qui a Bologna dobbiamo fare la nostra parte mettendo da parte ogni timidezza”. Lombardo ha confermato il quadro, invitando però a distinguere.

“Da un lato c’è un problema di dimissioni di lavoratrici che devono dimettersi per motivi di cura della famiglia- spiega- dall’altro lato c’è un tasso di disoccupazione giovanile femminile di donne che non riescono a entrare nel lavoro e ritardano sempre di più la stagione nella quale possono diventare madri“. Questo, afferma ancora l’assessore al Lavoro, “credo sia un problema sociale, che riguarda evidentemente tutti e che prevede forme diverse di intervento”. Nel primo caso “è evidente che dobbiamo rafforzare i nostri strumenti”, nel secondo “dobbiamo aggredire il diverso costo del lavoro, perché se noi partiamo da una situazione di parità senza tenere conto della disparità di trattamento insita nel diverso costo salariale, è evidente che non ci saranno mai possibili incentivi per le imprese ad assumere giovani donne che possano poi entrare in maternità”.

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9 novembre 2018
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