Camerun, arrestata la giornalista Mimi Mefo. Gli attivisti: “E’ Censura”

Per la liberazione della giornalista e’ gia’ stata lanciata la campagna con l’hashtag #Freemimimefo

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ROMA – Si trova ancora nel carcere di New Bell a Douala, nella regione anglofona del Camerun, Mimi Mefo, una giornalista a capo di due testate molto seguite nelle regioni del Nord-Ovest e del Sud-ovest, scosse da mesi da tensioni con l’esercito e il governo. Come si apprende da fonti di stampa locale, mercoledi’ mattina Mefo si e’ recata alla gendarmeria di Bonanjo, citta’ sull’estuario del fiume Wouri, a una decina di chilometri da Douala. Aveva infatti ricevuto la convocazione da parte di un colonnello che, stando alle stesse fonti, dopo alcune domande ha proceduto all’arresto. Secondo uno dei suoi legali, le sono stati contestati i reati di “fake news e cyber-terrorismo” e “attentato all’unita’ dello Stato”, dovuti al fatto che nella vicenda dell’omicidio del missionario statunitense Charles Wesco, la giornalista in un articolo ha riferito – citando fonti vicine alla famiglia – che l’uomo era stato ucciso di proposito. La cronista sara’ giudicata da un tribunale militare e la prima udienza e’ stata fissata per il 12 novembre.

Wesco, un cittadino statunitense di religione battista, si era trasferito da pochi mesi con la moglie e gli otto figli non lontano da Bamenda, uno degli epicentri degli scontri tra i miliziani anglofoni separatisti e l’esercito. Secondo la ricostruzione fornita dai miliari, l’uomo e’ stato ucciso il 31 ottobre da un colpo d’arma da fuoco accidentale, mentre transitava a bordo di un veicolo lungo una strada in cui era in corso una sparatoria tra ribelli ed esercito. Secondo fonti di stampa locale, pero’, qualcuno avrebbe voluto eliminarlo intenzionalmente.
Per la liberazione della giornalista e’ gia’ stata lanciata la campagna con l’hashtag #Freemimimefo. A chiederne il rilascio immediato sui social e’ anche l’unione dei giornalisti, che ieri ha invitato testate e cronisti a non seguire le attivita’ del governo per dieci giorni, in segno di protesta.

A livello internazionale si e’ espresso sulla vicenda il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), organizzazione statunitense a cui Mefo si era rivolta per comunicare la convocazione da parte della gendarmeria. “Non mi sorprende” aveva commentato la donna, ricordando di aver gia’ ricevuto “molte minacce per aver seguito le manifestazioni di protesta nelle regioni anglofone”. “Il Camerun non puo’ sopprimere la copertura delle agitazioni nelle regioni occidentali anglofone, trattenendo giornalisti come Mimi Mefo, che deve essere rilasciata immediatamente”, ha sottolineato il vicedirettore del Cpj, Robert Mahoney. “L’accusa di pubblicare informazioni che violano l’unita’ territoriale e’ ridicola o fumo negli occhi per nascondere la censura, pura e semplice”.

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9 novembre 2018
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