Bagheria, ecco il racket delle sepolture: 34 indagati e 7 arresti

Gli investigatori: "Delitti contro la pietà dei defunti"

Condividi l’articolo:

PALERMO – Una associazione a delinquere che “condizionava” le attività all’interno del cimitero comunale di Bagheria, nel Palermitano, “controllando” le estumulazioni e le tumulazioni delle salme attraverso una “corruzione sistematica e reiterata”. Questo l’asse portante delle accuse formulate nei confronti di dieci indagati nell’operazione ‘Caronte’ portata a termine dai carabinieri della cittadina alle porte di Palermo. I militari hanno eseguito una ordinanza emessa dal gip di Termini Imerese.

Leggi anche: Maltempo, in Sicilia 12 morti. Due famiglie con bambini travolte dalla piena a Palermo

Gli indagati sono complessivamente 34, di cui sette finiti agli arresti domiciliari mentre per altri tre è scattato il divieto di dimora

Queste le accuse: associazione per delinquere, corruzione, violazione di sepolcro, vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere, distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. Le indagini, nate nel maggio 2017, sono andate avanti attraverso l’acquisizione di documenti al Comune di Bagheria.

Tra i 34 indagati anche due funzionari del Comune di Bagheria



Secondo gli investigatori alla guida della banda ci sarebbe Pietro Mineo, che lavora all’interno del cimitero. I carabinieri parlano di “ripetuti episodi di corruzione commessi da imprenditori di onoranze funebri e da provati cittadini in favore dei dipendenti comunali” appartenenti alla banda.

L’obiettivo sarebbe stato quello di ottenere “una rapida tumulazione” delle salme indipendentemente dalle normali trafile e dai consueti tempi di attesa. “Molteplici delitti contro la pietà dei defunti – spiegano i carabinieri della Compagnia di Bagheria – propedeutici a liberare loculi all’interno del cimitero da destinare a salme ‘segnalate’ dai corruttori”. Tra gli indagati anche due persone “riconducibili” alla famiglia mafiosa di Bagheria, che portavano avanti i loro incontri in una agenzia funebre.

Il Comune di Bagheria sospenderà i dipendenti comunali coinvolti nell’inchiesta

Una volta notificati gli atti, informa l’Amministrazione guidata dal sindaco Patrizio Cinque, l’ufficio Procedimenti disciplinari potrà fare scattare le dovute sanzioni. 

Ufficializzati, intanto, i nomi di tutti i destinatari dell’ordinanza emessa dal gip di Termini Imerese: ai domiciliari sono finiti Pietro Mineo, Natale Megna, Santo Gagliano, Giacinto Tutino, Cosimo e Antonino Galioto. Domiciliari anche per Vincenzo Graniti, che però era già detenuto per altra causa. Divieto di dimora, infine, per G.F, G.R. e I.B.

di Salvatore Cataldo

Leggi anche:

9 novembre 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»