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Ecco a voi la Disneyland del cibo, a Bologna all’anteprima di Fico arrivano 770 giornalisti

di Vania Vorcelli, giornalista professionista

BOLOGNA – Mancano pochi giorni all’apertura. Di Fabbrica italiana contadina, Fico, si parla ormai da quasi cinque anni. Oggi il più grande parco agroalimentare del mondo è stato presentato alla stampa. Ad accogliere i 770 cronisti accreditati, un’installazione a base di mele del Trentino. Periodicamente verranno sostituite, ma non buttate via: i frutti ancora buoni saranno donati a mense e istituzioni benefiche. Del resto, il progetto nasce da un’idea di Andrea Segrè, il professore di Agraria, inventore di Last minute market, scelto dal Comune di Bologna per risollevare le sorti un po’ malandate del Caab.

Un’area troppo grande per il mercato ortofrutticolo, usata negli anni come deposito di autobus o parcheggio per i concessionari di auto. Che farne, allora? Segrè, assieme al suo direttore generale, Alessandro Bonfiglioli, hanno avuto l’idea di una cittadella del cibo. E’ stato come accendere un a lampadina in una stanza buia.

ECCO A VOI LA DISNEYLAND DEL CIBO

Il Comune ha fatto sua la proposta e ci ha creduto così tanto da cedere i diritti d’uso dell’intero comparto (non la proprietà, che rimane pubblica e vale una quarantina di milioni) a Prelios Sgr che, attraverso il Fondo Pai riservato ad investitori istituzionali, ha raccolto le risorse necessarie alla realizzazione del progetto. Completano il pacchetto di mischia, Oscar Farinetti, patron di Eataly e inventore del nome Fico e Tiziana Primori, la manager coop (la cooperazione ha investito molto nel parco. E si vede), amministratore delegato di Eatalyworld.

Quando il progetto del parco agroalimentare più grande del mondo, una “Disneyland del cibo” si disse, fu presentato, l’intenzione era di aprire al pubblico a novembre del 2015, subito dopo la chiusura dell’Expo di Milano, in cui sarebbero stati approfonditi i grandi temi legati all’alimentazione.

DUE ANNI DI RITARDO

Passare dai rendering ai fatti si è dimostrato decisamente più complicato e all’inaugurazione di Fico si arriva con due anni di ritardo rispetto all’idea inziale. Tanti gli ostacoli sulla via della Fabbrica italiana contadina compreso il braccio di ferro con i grossisti del mercato ortofrutticolo di Bologna, che alla fine hanno accettato di trasferirsi poco distante, in una delle più moderne aree mercatali del Paese. Tant’è. Adesso la grande giostra dell’agroalimentare italiano è pronta per mettersi in moto: il giro inaugurale è fissato per il pomeriggio del 15 novembre, quando i primi visitatori potranno varcare i cancelli di Eatalyworld e aggirarsi tra chioschi e fabbriche, magari a bordo di una delle bici disponibili dentro e fuori.

ANIMALI, STALLE, FABBRICHE, RISTORANTI E LE GIOSTRE EDUCATIVE

Ma cosa troveranno nei 100.000 metri quadrati del parco? Fico promette al visitatore la “tutta la meraviglia della biodiversità italiana in un unico luogo”. Come? Con due ettari di campi e stalle con più di 200 animali e 2.000 cultivar, 40 fabbriche contadine dove si producono o lavorano carni, pesce, formaggi, pasta, olio, dolci, birra, ma si può anche giocare su un campo di beach volley.

DA MANGIARE PER TUTTI I GUSTI

Naturalmente, a Eatalyworld si mangia, e parecchio: i punti di ristoro, tra ristoranti, bistrot, chioschi e bar sono più di 40, alcuni legati a nomi celebri della cucina italiana. Poi ci sono le sei giostre educative dedicate al fuoco, alla terra, al mare, agli animali, alla bottiglia e al futuro. “Fateci un giro”, insiste Farinetti. Anche l’offerta di corsi, laboratori e dimostrazioni è ricca: 30 eventi e 50 corsi al giorno tra aule, teatro, e spazi didattici.

A FICO C’E’ ANCHE IL SUPERMERCATO

A Fico si potrà fare anche la spesa: il parco ospita un mercato di 9.000 metri quadrati dove si potrà acquistare di tutto, dai fiori alla frutta, dalla verdura alle pentole, dai cosmetici agli elettrodomestici, dai tessuti per la casa ai bicchieri (i grandi marchi dell’industria italiana non mancano neppure qui).

SI ENTRA GRATIS. MA POI SI PAGA

L’ingresso a Eatalyworld è gratuito: è solo dopo aver varcato i cancelli che si comincia a pagare, se si vuole usufruire delle tante opportunità che la struttura offre. Intanto, per farsi un’idea del parco si può prenotare un giro completo, il ‘Fico Gran tour”: un’ora e mezza (15 euro) per scoprire i campi, le stalle, le 40 fabbriche agroalimentari, i punti di ristoro. A guidare i visitatori alla scoperta della biodiversità italiana, 46 “ambasciatori della biodiversità”, guide selezionate tra quelle associate a Confcommercio e formate ad hoc. Tra i partner del parco, uno dei più importanti è Coop Alleanza 3.0, il colosso della grande distribuzione con sede a Bologna.

In effetti, sono riconoscibili qua e là i geni ‘coop’ di Fico: il parco ospita una Libreria.coop, i laboratori per bambini dell’AgriBottega (cinque al giorno, 20 euro l’iscrizione) sono a cura degli educatori del coop sociale Cadiai, la fabbrica che ricostruisce la filiera del latte è ‘made in’ Granarolo, mentre il ristorante Bell’Italia è gestito assieme da Camst e da Eataly. Percorsi educativi che saranno proposti alle scuole di ogni ordine e grado. “Solo il primo anno attendiamo 300.000 studenti”, dice Farinetti. Studenti che potranno, tra le altre cose, fare ‘un giro’ nelle sei giostre multimediali, dove si approfondiscono altrettanti temi legati all’alimentazione e alla sua evoluzione nella storia (10 euro il biglietto per le sei giostre).Basta stare attenti a non fare indigestione.

A FICO SI IMPARA ANCHE CON I CORSI TEMATICI, DALLA SFOGLIA AL GELATO

Fico non è solo guardare e mangiare, ma anche imparare: le fabbriche dei produttori propongono un’offerta di oltre venti corsi (20 euro l’iscrizione) sulle materie più disparate: la lavorazione delle carni del suino nero, i segreti del Parmigiano reggiano, la tecnica per tenere vivo il lievito madre. E poi lezioni sulla pizza, la pasta fresca, la sfoglia emiliana, la realizzazione dei sorbetti, la birrificazione, la produzione dei confetti. Si possono persino imparare i trucchi della ‘food photography’, cimentarsi nella caccia al tartufo o diventare gelataio per un giorno all’Università del gelato di Carpigiani (65 euro la full immersion nelle creme).

DUE ETTARI DI CAMPI E STALLE

Il parco ospita anche due ettari di campi e stalle: un mega riassunto sulla campagna italiana con vigne, uliveti, minicampi di cereali, alberi da frutto, agrumenti, orti e fazzoletti di terra coltivati a luppolo, canapa, tabacco e ortaggi, ma anche capre conigli, cavalli, asini, bovini da latte e da carne (un paio di belle chianine), oche e maiali. A completare la ricostruzione della campagna gli attrezzi agricoli prestati del Museo della civiltà contadina di Bentivoglio.

LE FABBRICHE ALL’INTERNO? UNA QUARANTINA

Dai campi alle fabbriche il passo, in questo caso, è veramente breve. Le aziende presenti a Fico sono una quarantina: a Bologna non poteva mancare il Consorzio della Mortadella Igp, ma ci sono i norcini che lavorano il suino nero, le uova di Eurovo, il culatello di Parma dell’Antica Ardenga, la Pescheria, la macelleria Zivieri in coppia con gli allevatori di La Granda, il consorzio del Grana padano, lo squacquerone del Caseifico Valsamoggia, i latticini Granarolo, le sfogline di SfogliAmo, i produttori di pasta di Gragnano, i Grandi risi, il Molino a Pietra Grossi e il Forno Calzolari.

E ancora: la pasticceria Palazzolo di Palermo, la cioccolata di Venchi i panettoni e i biscotti di Balocco, il caffè Lavazza, i tartufi Urbani, il miele Conapi, i sughi di Amerigo, i confetti di Sulmonna, il pomodoro di Mutti. Molti hanno un chiosco dove far assaggiare i propri prodotti. Alcuni hanno anche un proprio ristorante: ci sono il Bistrot della patata di Pizzoli, la Bottega del vino di Fontanafredda, l’Osteria del fritto dalla Campania, il Mare di Guido da Rimini, la Trattatoria dell’acetaia, il ristorante Cinque dello chef Enrico Bartolini. Il prosciutto di Parma Ruliano che in cucina vanta la presenza dello chef stellato Heiz Beck. In tutto i punto di ristoro sono 45 e comprendono anche i chioschi del barbeque, quello del San Daniele, degli arrosticini, della porchetta, la Tripperia fiorentina con i panini al lampredotto e il chiosco della frutta. Irrinunciabili i piadinari. Insomma, come si suol dire, ce n’è per tutti i gusti. Basta stare attenti a non fare indigestione


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9 novembre 2017
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