Università Niccolò Cusano, Fortuna: “La vittoria di Trump non è la fine del mondo”

donald_trumpROMA – “La vittoria di Trump non è certo la fine del mondo. E’ evidente che c’è nervosismo sui mercati, perché tutti si aspettavano la Clinton che avrebbe garantito continuità, stabilità e la prosecuzione di una politica già avviata e i mercati gradiscono cose del genere. Ma la vittoria di Trump darà secondo me una turbolenza sui mercati limitata nel tempo, non sarà una vittoria destabilizzante che creerà scompigli o chissà cos’altro“. Lo ha detto il professor Fabio Fortuna, rettore dell’Università Niccolò Cusano, intervenendo stamattina ai microfoni di Radio Cusano Campus per commentare le reazioni dei mercati finanziari dopo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa.

Questo, ha sottolineato Fortuna, “lo vediamo anche dai primi indici europei, perché è vero che Tokyo ha chiuso con un ribasso del 5,36% ma i mercati europei si stanno mantenendo entro ribassi tra il 2 e il 3%, invece magari ci aspettavamo che aprissimo a -6 o -7. Questo non vuol dire che durante la giornata non possano toccare indici peggiori, io firmerei perché si chiudesse la giornata con questi ribassi perché confermerebbero che qualche effetto ci sarà ma che tutto sommato non è un evento di portata così preoccupante come invece era stata la Brexit”.

Quello che è certo, però, è che “non ce lo aspettavamo- prosegue il rettore- La vittoria di Trump e il voto su Brexit sono due eventi accomunati dalla medesima caratteristica, ovvero che erano inaspettati. Il richiamo tra i due eventi indubbiamente c’è ma sono due fenomeni completamente diversi e questo ce lo diranno anche i mercati: questo perché Brexit ha segnato l’uscita di un Paese dall’Unione europea almeno sulla carta, un evento storico, mentre oggi invece ci troviamo di fronte a un evento ordinario, ovvero il cambio di presidente dopo 8 anni di presidenza di Obama”.

Secondo Fortuna “la portata e gli effetti non possono essere medesimi, ed è significativo l’atteggiamento con cui si è posto Trump nelle sue prime parole da presidente, ovvero un atteggiamento più tranquillo con un richiamo ai suoi familiari e poche altre persone. Il suo ruolo lo porterà a un comportamento diverso, e non è che il presidente degli Usa diventa un dittatore, ma agisce secondo limiti ben precisati: lo dico perché voglio far capire a chi ci ascolta che non è la fine del mondo”.

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9 Novembre 2016
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