Politica

Cosa cambierà con Trump. Parlano i docenti dell’Università Niccolò Cusano

donald_trump___ROMA – “Un simile risultato era impossibile da immaginare. Alla vigilia, Hillary Clinton era data come vincitrice assoluta. Da queste elezioni si e’ finalmente capito che gli Usa non assomigliano alla Clinton ma molto di piu’ a Trump. Lui e il suo staff sono stati bravi a comprendere l’uomo medio americano: il suo modo di vedere le donne non e’ una stranezza ma e’ un tratto diffuso. Donald Trump riflette ampie parti degli Usa”. Così Maria Paola Pagnini, docente esperta di Geopolitica dell’Universita’ Niccolo’ Cusano, intervenuta sul tema assieme ad altri colleghi dell’ateneo.

“Il tratto tipico che Trump ha fatto emergere e’ che la politica non piace più, in America come da noi in Europa e in Italia- aggiunge- Da questo punto di vista Trump rappresenta il suo periodo storico: in altre epoche la sua elezione non sarebbe stata concepibile”. Pagnini e’ inoltre convinta che Trump “lavorerà diversamente dalla Clinton in politica estera”.

Per Roberto De Rosa, professore di Scienza politica, si tratta di un voto che intercetta “la maggioranza bianca della middle class, i diseredati dell’America di Obama” e anche le minoranze nere e latine che condussero Obama alla vittoria “hanno fatto mancare il loro appoggio alla Clinton“. Ora pero’ i giochi sono finiti, pertanto non resta che “vedere se la democrazia Usa funziona, e se funzionano i meccanismi di riequilibrio dei poteri, visto che Trump ha gia’ fatto intendere che vuole governare solo”.

Inoltre “Congresso e Senato sono a maggioranza repubblicana” e questo conferisce “maggior margine di manovra per Trump”. La Russia? “Trump sembra incline a relazioni piu’ morbide. Hanno degli interessi in comune: molti collaboratori di Trump sono vicini a Putin per interessi economici e immobiliari”. Questa la posizione di Nicola Colacino, docente di Diritto internazionale. Trump, osserva, “deve solo fare attenzione a non cadere nei tranelli di Putin“.

Infine, Giuliano Caroli, titolare della cattedra di Relazioni internazionali, dice: “Sottolinerei l’inaffidabilita’ dei sondaggi affrettati: il male del nostro tempo sembrano essere. previsioni sempre realizzate a fini di propaganda dell’uno o dell’altro: uno dei tanti mali delle democrazie occidentali, questo sbilanciarsi eccessivamente e fare il ‘tifo’ per qualcuno”.

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9 novembre 2016
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