Tria: “Manovra coraggiosa non vuol dire irresponsabile”

ROMA – “Coraggioso non significa impavido o irresponsabile, la stabilità finanziaria e sociale sono collegate, non ci può essere stabilità finanziaria senza raggiungere la stabilità sociale”. Il governo intende prendere “decisioni coraggiose superando gli errori precedenti”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso di una audizione alla Camera davanti alle commissioni Bilancio sul Def.

“STIME OTTIMISTICHE? NO PRUDENTI E CAUTE, MIGLIORERANNO”

 “Previsioni eccessivamente ottimistiche? Le stime programmatiche di finanza pubblica sono ispirate da un approccio prudenziale” con “ipotesi caute se non pessimistiche dei rendimenti dei titoli di stato”. Insomma, il ministro sostiene che le previsioni “possano essere ampiamente oltrepassate” in positivo grazie agli investimenti pubblici e confida che con l’approvazione della manovra “si dissolva l’incertezza sui mercati degli ultimi mesi”.

“DA GOVERNI PRECEDENTI BONUS LIMITATI E DEBITO ALTO”

Il debito pubblico “va affrontato al fine di liberare spazi di bilancio e ridurre la pressione fiscale”. Nonostante la sua riduzione sia stata prioritaria negli anni passati “i dati Istat dimostrano che il rapporto debito pil è rimasto stabile” su valori intorno al 131%. C’è stata una riduzione di “appena lo 0,6%” del rapporto, questo significa che “la strategia di contenimento attuata finora non è stata efficace nonostante i costi economici e sociali”. Occorre mettere “al centro la crescita per conseguire un miglioramento della finanza pubblica”. Gli ultimi anni hanno dimostrato che “stimoli graduali e limitati non sono stati sufficienti a rilanciare l’economia e a ridurre il rapporto debito-pil”, sottolinea.

“TRIA: CONCORDO CON FICO, ABBASSARE I TONI CON UE”

“Si apre ora un confronto costruttivo con la Commissione europea” e “concordo con il presidente della Camera sulla necessità di abbassare i toni”

“OBIETTIVO RILANCIO CRESCITA E CALO SIGNIFICATIVO DEBITO”

La manovra del governo vuole “ridurre sensibilmente, entro i primi due anni di legislatura, il gap di crescita con i paesi europei e conseguire una diminuzione significativa del rapporto debito pil nel prossimo triennio”.

“TEMPORANEA RIDEFINIZIONE PENSIONI CON FINESTRE SPECIFICHE”

La riforma della Fornero prevede “una temporanea ridefinizione delle condizioni di pensionamento con la creazione di finestre specifiche per consentire alle imprese di assumere nuove persone con nuove profili professionali”. 

L’attuale sistema, ha sottolineato, “frena il fisiologico turnover delle risorse umane impiegate dalle imprese con i giovani che rimangono fuori dal percorso produttivo mentre le generazioni anziane non possono uscirne”, conclude.

“APPLAUSI A TRIA IN COMMISSIONE, BOCCIA E PADOAN ATTACCANO”

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, termina la sua relazione sul Def davanti alle commissioni Bilancio e parte l’applauso di alcuni parlamentari della maggioranza. Francesco Boccia, presidente della Bilancio a Montecitorio nella passata legislatura, non ci sta e prende la parola sull’ordine dei lavori: “Non ho mai sentito un applauso in questa commissione, non è vietato ma non è normale che avvenga. Non siamo in aula, qui si lavora e non si fa altro. Non è una critica implicita al ministro Tria, lo dico per tutelare la credibilità di questa commissione”. Si unisce l’ex ministro Padoan che ricorda come gli applausi non siano “nella tradizione della commissione”.

PADOAN A TRIA: “STOP FORNERO PER CREARE LAVORO FA RIDERE”

Fare una “riforma pensionistica per creare occupazione fa ridere, non è assolutamente vero che se si accelera l’uscita dal lavoro aumenta l’occupazione giovanile, l’evidenza testimonia il contrario, parliamo di cose serie”. Così il deputato del Pd, Pier Carlo Padoan, si rivolge al ministro Giovanni Tria nel corso dell’audizione sul Def alla Camera.

Secondo l’ex ministro il quadro del Def presenta “numeri molto elevati per quanto uno possa essere ottimista” e genera “estrema incertezza e confusione”. Padoan interviene anche sull’obiettivo del governo di ridurre il debito mettendo al centro la crescita: “La storia del debito pubblico italiano dimostra nei pochi momenti in cui è sceso che il contributo è arrivato dalla crescita e dal surplus primario, un paese come il nostro non può permettersi che si indebolisca il surplus”, conclude.

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9 ottobre 2018
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