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Catalogna, Colacino (Unicusano): “No a rottura, sì a trattative”

ROMA – “Dal punto di vista giuridico diciamo che il prossimo passo spetta agli indipendentisti, all’ala radicale catalana” e bisogna capire se “tenterà di forzare la mano”. Se sì, “allora si troveranno di fronte il ‘muro’ di Madrid”. A sostenerlo è Nicola Colacino, docente di Diritto internazionale presso l’Università Niccolò Cusano. Per il docente è importante capire “cosa c’è scritto nella dichiarazione di indipendenza, forse maschera una richiesta di autonomia accentuata, Madrid potrà immaginare, per disinnescare una tensione cosi forte, di iniziare un dialogo con i catalani. Se la dichiarazione sarà un punto fermo in ordine della volontà di richiesta di secessione, molto probabilmente l’atteggiamento di Madrid sarà un muro contro muro che non porterà da nessuna parte”.

Non solo: “La proposta di portare la questione davanti al tribunale internazionale è una idea al momento solo propagandistica degli indipendentisti”. Spettatrice interessata l’Unione europea, che però con un atteggiamento “troppo prudente è orientata ad appoggiare Madrid e anche l’assenza di volontà di mediare va interpretata in questo senso”. In una situazione del genere, “se facessi parte del governo catalano, cercherei di tenere alta l’attenzione sulla vicenda. Arrivare allo strappo definitivo sarebbe un boomerang. L’effetto deluderebbe anche i sostenitori dell’indipendenza. L’importante è non arrivare allo scontro fisico”.

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Secondo il docente dell’università, “per Barcellona spingersi troppo avanti sarebbe deleterio. Dovrebbero avviare i contatti, se non alla luce del sole, sotterranei con il Governo di Madrid per portare all’apertura di un negoziato, di un confronto politico”. Lo scenario più giusto sarebbe “arrivare a concessioni reciproche. La comunità catalana punta a far cadere il Governo Rajoy, ha l’appoggio della Corona e quello implicito dell’Ue”.

Il significato politico dell’indipendenza “è un aspetto delicato perché non si può confondere l’autonomia con l’indipendenza. Parlare di futuro da soli, giocare con questi temi, potrebbe portare la Catalogna a doversi far carico di problematiche che non pensava di dover affrontare”, ma “per arrivare ad una soluzione, servirà tempo, nel medio lungo termine”. Nelle ultime ore Rajoy ha ribadito che impedirà l’indipendenza. “È il gioco delle parti, al posto di Rajoy non direi diversamente- ha ribadito- L’indipendenza è un punto di non ritorno, magari neanche i catalani la vogliono del tutto”.

Lo stato di disagio “va ricomposto con una strategia che faccia tutti contenti. Bisogna salvare le apparenze e portare i risultati positivi per tutti e due” e “il governo di Madrid è stato sordo per lungo tempo, ma la strada di Barcellona non è quella adatta”. Per il docente di Unicusano dovesse arrivare l’indipendenza, “ci sarebbe un effetto domino in Europa, si alimenterebbero tanti piccoli focolai. In Italia? Lo scenario è diverso. La richiesta secessionista del Nord, poi affievolita, si basava su altri presupposti”. Ma “se si arriva a una rottura reale, con le barricate, l’Ue non potrebbe più far finta di niente, intervenendo per cercare di frapporsi ai contendenti”.

Il rischio, secondo Colacino, “è creare una situazione di conflitto materiale, non potrebbero far finta di nulla. Se la situazione come si spera non si manifesterà, l’Ue può fare altre concessioni ai catalani. Lo scenario di una indipendenza a Barcellona, che sarebbe ottenuta con il sangue, è fantapolitica. Verrebbe appoggiata da qualcuno in Europa, allora l’Ue non esisterebbe più. Se fosse extraeuropeo, sarebbe la stessa cosa. È uno scenario irrealizzabile e non auspicabile”.

09 ottobre 2017

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