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Digos nello stabilimento ‘fascista’ di Chioggia, Fratoianni: “Interrogazione al Governo”

ROMA  – Alla fine è arrivata la Digos. Nello stabilimento ‘Punta Canna’ di Chioggia, dopo la pioggia di polemiche seguite all’inchiesta de ‘la Repubblica’ , sono arrivati gli agenti per verificare la situazione.

Chioggia è salita all’onore delle cronache per l’inquietante rievocazione del Ventennio in riva al mare: immagini di Benito Mussolini, allusione alla necessità dei manganelli, omofobia, sessismo e l’eloquente cartello ‘Se non ti piace, me ne frego‘, affisso dal titolare, che pare avesse l’abitudine di tenere comizi da spiaggia dall’altoparlante, come quelli contro papa Francesco  o quelli che deprecavano la democrazia.

FRATOIANNI: “INCREDIBILE, PORTEREMO LA VICENDA IN PARLAMENTO”

“È incredibile che nel nostro Paese nel 2017 ci sia uno stabilimento balneare dedicato a Benito Mussolini, al regime fascista, e dove si esaltano pure le camere a gas. E senza che ci siano state reazioni finora da parte delle autorità del nostro Paese”., afferma Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, commentando l’inchiesta di ‘la Repubblica’ sulla vicenda.

“Ora- prosegue il segretario di SI- si intervenga senza indugio. E ci aspettiamo anche dal Demanio atto veloci e chiari: è evidente che a questo punto la concessione al camerata gestore deve essere ritirata. Vuole avere il busto di Mussolini? Vuole ricordare un regime sanguinario? Lo faccia al chiuso (ben al chiuso mi raccomando, della sua casa) non sul terreno pubblico”.

“Quelle immagini che abbiamo visto sono un oltraggio alla memoria delle vittime della shoah e un offesa alle istituzioni democratiche del nostro Paese. Su tutto questo- conclude Fratoianni- chiameremo il governo in Parlamento a chiarire la vicenda”.

“Apprendiamo che la questura di Venezia ha provveduto ad inviare la Digos presso lo stabilimento balneare ‘fascista’ di Chioggia- prosegue Fratoianni- , che il titolare verrà denunciato alla magistratura, e che verranno fatto le verifiche su tutte le autorizzazioni concesse. Bene così, comunque noi porteremo la vicenda in Parlamento perché non è possibile che tutto sia avvenuto senza che nessuna autorità si sia accorta di nulla, e solo dopo l’inchiesta giornalistica di Repubblica qualcosa si sia mosso. Vogliamo che sia fatta chiarezza e che la concessione demaniale sia ritirata“.

09 luglio 2017

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