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Sociale, Unicusano-Aipc risalgono a origine relazioni violente /Video

ROMA – È possibile risalire all’origine delle relazioni violente, ovvero valutare il profilo di personalità (psicofisiologico e psicodiagnostico) di quanti hanno agito o subito violenza nella loro vita. È il risultato di una ricerca congiunta tra l’Università degli studi Niccolò Cusano (Unicusano) e l‘Associazione italiana di psicologia e criminologia (Aipc), presentata oggi a Roma nel corso del seminario ‘Verso un’eziologia delle relazioni violente’.

Dal 2001 l’Aipc accoglie sia uomini che donne presunti vittime e presunti autori, per attivare una reale prevenzione. “Abbiamo analizzato l’origine dei comportamenti violenti nella relazione- spiega Massimo Lattanzi, presidente Aipc- che non riguardano solo le violenze fisiche e sessuali, ma anche quelle di tipo psicologico”.

Nel corso dell’indagine è infatti emerso che eventi quali il lutto di una persona significativa, una separazione, un divorzio, un trasloco, la perdita del lavoro dei genitori piuttosto che la nascita di un altro figlio “possono generare una mancanza di attenzioni tale da causare delle ferite narcisistiche che porteranno le persone in questione a cercare per tutta la vita, se non le affronteranno, proprio quelle attenzioni che sentono di aver perduto. Suddette ferite- spiega lo psicoterapeuta- funzionano da Gps nelle relazioni, nel senso che si incontrano quelle persone che hanno le stesse ferite. Se avranno poi dei figli, gliele trasmetteranno a livello generazionale”.

La ricerca presentata oggi da Lattanzi si propone, quindi, di interrompere questa catena: “Offriamo un protocollo terapeutico, che si compone di anamnesi, batteria testologica per valutare il profilo di personalità di ogni soggetto ed un elettroencefalogramma per osservare la lateralizzazione o l’equilibrio rispetto alle cortecce frontali e prefrontali. In base ai risultati- spiega lo psicologo- personalizziamo il percorso di risocializzazione destinato appunto alla persona, alla coppia o al nucleo familiare che si rivolge alla nostra associazione”.


LA RICERCA

Il campione complessivo della ricerca Aipc-Unicusano è stato composto da 90 persone di sesso femminile e maschile, la metà (circa 45) ha fatto parte anche del campione sperimentale. Si trattava appunto di quelle persone con ferite dolorose e non elaborate. È emerso che il 100% di queste vive o ha vissuto nella loro vita una o più relazioni disfunzionali, ovvero comportamenti non proprio civili nel momento della conoscenza, durante la relazione e nelle situazioni di separazione.

I profili dei partner sono risultati sempre complementari. Ad esempio, a un profilo narcisistico è connesso un partner con un profilo dipendente. Tale evidenza è stata confermata, a livello celebrale, dall’elettroencefalogramma, che ha individuato nelle persone che hanno partecipato al campione di ricerca sperimentale una lateralizzazione a destra nella corteccia frontale e prefrontale. Ciò indica un maggiore rischio alle emozioni forti, una maggiore sensibilità al rifiuto e una maggiore predisposizione agli sbalzi umorali. “La lateralizzazione a destra è propria di quei profili di personalità dipendenti e narcisisti, portatori di ferite dolorose che agiscono o subiscono violenza nelle relazioni”, chiarisce Lattanzi.

Da 5 anni Aipc fornisce colloqui individuali e gestisce anche un gruppo nella sezione precauzionale (G9) della Casa circondariale maschile di Rebibbia, dove sono ristrette tutte le persone che hanno agito violenza contro donne o contro minori. A livello nazionale, poi, negli ultimi 15 anni gli sportelli dell’Aipc hanno superato i 30 mila contatti, di cui il 70% erano donne e il 30% uomini. “Gli uomini subiscono le stesse violenze delle donne- conclude il presidente Aipc- vivono le stesse paure, le stesse vergogne e la stessa impotenza, ma nell’uomo c’è una difficoltà in più: fa maggiore fatica a denunciare”.

DI FILIPPO (UNICUSANO): DONNE DICONO BASTA A RELAZIONI VIOLENTE

“La nostra facoltà di Psicologia organizza un certo numero di seminari per ampliare la formazione dei nostri studenti”. Lo ha dichiarato Gloria Di Filippo, preside della facoltà di Psicologia dell’Università Niccolò Cusano, a margine del seminario. “Cerchiamo di portare esperienze cliniche di alto valore all’interno della nostra università- ha continuato- In particolare sulla violenza la nostra cultura e la nostra società stanno cambiando, e nel contesto familiare, o comunque nelle relazioni, non è davvero più tollerabile”.

“Sfatiamo però il luogo comune che sia aumentata la quantità di violenza- prosegue Di Filippo-, è che le donne, le quali sono ancora le maggiori vittime, si sono stancate e dicono basta. ‘Non mi puoi più massacrare’, ‘Non mi puoi più trattare così’, e quindi ora cominciano a emergere tutte queste situazioni. Capire l’eziologia delle relazioni violente serve a potere intervenire in maniera produttiva sulle vittime, ma anche sui carnefici. L’associazione che ospitiamo oggi è l’Associazione italiana di Psicologia e Criminologia, che si occupa appunto delle vittime, ma anche, come detto, dei carnefici. Un dato interessante che è emerso- ha poi concluso Di Filippo- è che esiste anche una percentuale consistente di vittime nel genere maschile, questa associazione in particolare riporta un 30% di uomini all’interno delle vittime“.

9 giugno 2017
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