Europei di calcio, DIRE…tta dal bar: cronaca e commenti dei fanatici del pallone Diego&Pedro/2

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di Matteo ‘Pedro’ Pedrini

Piiiinaaaa!!! Stacca il telefonoooooo!!!” urlava disperato Fantozzi in mutande ascellari, inglobato nella poltrona, col suo rutto libero pronto a esplodere. Era pronto per l’amichevole Italia-Argentina e voleva scongiurare la telefonata di convocazione per l’ennesimo cineforum aziendale d’essai. Troppo tardi però. Il telefono squillò. La Pina rispose. Il seguito lo ricordiamo tutti: tra un vetro rotto e un “scusichihafattopalo!?”, tra un fantomatico gol di Zoff e un ammutinamento finale al grido “la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!!!”.

Siamo noi. Intendo Fantozzi, è noi che ci mostra da cinquant’anni. Cambia l’arrangiamento, certo, cambiano gli interpreti e gli strumenti, sicuro, ma il giro armonico su cui ci muoviamo, svisiamo, improvvisiamo, facciamo assoli da panico oppure stecchiamo è lo stesso da mezzo secolo.

Specie nelle benedette estati dei benedetti anni pari.

Arriva l’Europeo di fotbal. (Parte la Cavalcata delle Valchirie – Stop – Il disco si interrompe cigolando). Sì, dai, lo sappiamo: l’Europeo è il fratello sfigato del Mondiale. Mancano le sudamericane (contemporaneamente in altre partite affaccendate), le africane (che a noi nati negli Ottanta significano solo due parole: Camerun e Milla), le asiatiche e le oceaniche (rispettivamente aggettivi qualificativi più consoni a “pandemie influenzali” e “folle”, più che a nazionali di fotbal dignitose).

Ma anche chissene. Tasto pausa sul mondo: noi uomini medi, con le estati degli anni pari, sappiamo di avere una storia d’amore frugale, certo, ma appassionata e proibita che Uccelli di Rovo ci allaccia al massimo le scarpe.

E dopo esserci ritrovati navigati esperti di impatto ambientale, trivellazioni e miglia marine in aprile, nell’attesa di scoprirci tutti rinomati costituzionalisti, eccoci, per un mese, tutti pluridecorati cittì usciti con lode da Coverciano: siamo fatti così, siamo proprio fatti così (cit. Cristina D’Avena).

L’Italia e gli Europei di fotbal, di solito significano traumi: uno soltanto ne abbiamo vinto, talmente indietro nel tempo che se lo ricorda solo Paolo Limiti (e forse Flora Dora).

Poi solo mancate qualificazioni, figure barbine, dignitose semifinali, biscottoni inzupposi scandinavi, oppure tragedie. Anzi: tragediA. Il 2000. Dai. Euroduemila è Toldo e Wiltord. Stop. Trezeguet a inserirci il golden gol contro natura manco l’abbiamo visto, manco ha fatto male. Dopo il passaggio di Silvano Wiltord, Trezeguet fu il proverbiale lancio del salame in un corridoio. Wiltord infatti è di colore. Un caso? Non credo.

Ma quando gioca la Nazionalepopopopopopoooopoo, ndr – esce fuori un particolare esemplare di mammifero: il tifoso occasionale. Assolutamente impermeabile a qualsiasi tipo di fede calcistica e (soprattutto) lontano galassie da un barlume di competenza tecnica e regolamentare, il tifoso occasionale non segue una partita di calcio se non ogni due-quattro anni, pretendendo, irrefrenabilmente, di dire la propria opinione su convocazioni, formazione, schema tattico e decisioni arbitrali e in caso di vittoria, salire sul carro dei vincitori con aria da consumato calciologo, ancorché da incallito ultras.

Il maschio. Ma a me preme rivolgermi alla femmina di questa particolare famiglia della nostra specie. La tifosa occasionale se ne esce durante le visioni collettive delle partite dell’Italia con frasi tipo “dove dobbiamo fare gol noi?” oppure “noi siamo quelli azzurri, vero?” o “hanno già tirato un gol?!” e un tempismo chirurgico nell’affermare la propria esistenza durante le fasi cruciali delle partite: il nostro centravanti è solo davanti al portiere avversario e…all’improvviso l’incoscienza: la tifosa occasionale eclissa la tv al grido “chi vuole un’altra fetta di torta salata!!??”. Ma vai a cagare te e la tua torta salata! Spostati!

Ma la Nazionale è di tutti, non c’è nulla che possiamo fare.

Ed è una figata anche e soprattutto per questo.

Proprio a beneficio del tifoso occasionale (maschio o femmina che sia) ecco un breviario essenziale sull’Europeo di Francia con particolare attenzione alla rosa dell’Italia per ridurre al minimo le domande “chi è quello lì?”

Il Bignami dell’Europeo 2016 (per tifosi/e occasionali/e)

Germania: ha la maglia bianca. E’ fortissima. Nessuno ha più baffi e petta, nemmeno nei porno. Peccato.

Spagna: ha la maglia rossa. Sono forti. Fanno Tiki Taka, ma al contrario di Pierluigi Pardo, non si circondano di fighe a caso mentre lo mostrano. Peccato.

Belgio: hanno la maglia rossa. Sono fortissimi almeno quanto sono tamarri. Witsel e Fellaini non sono Ivano e Silvano dei Cugini di Campagna.

Portogallo: hanno la maglia rossa. Tranquilli che non vincono mai una fava. C’è quello depilato col gel e le sopracciglia ad ali di gabbiano. Sì, forse è vero.

Francia: hanno la maglia blu. Sono bravi. C’è quello della Juve che sembra Grace Jones. Li odiamo da contratto. No, Benzema è rimasto a casa con gli amici Pacciani e Vanni.

Inghilterra: hanno la maglia bianca. Hanno il centravanti del Leicester che è nel classico anno in cui tira in alto un pannolino sporco e viene giù una Viennetta. Dalla metà campo in giù sarebbero competitivi al limite nel Torneo Opes del Circolo Bontemponi. Il portiere non è Dawson. E nemmeno creek. Al massimo è un cric.

Le altre sono tristi come il bollito pertanto non esistono.

No, l’Olanda non me la sono dimenticata: non c’è. Non nel senso della nazione, quella c’è ancora. Credo. Boh. Adesso controllo, dai, e dopo vi dico.

E infine l’Italia. Ecco la rosa e due parole su ogni giocatore.

Portieri (quelli vestiti diversi):

Buffon: quello che sta con le donne famose. Rispetto all’ultimo Europeo non usa più le forcine. Sirigu: vi giuro che è italiano. Forte. Marchetti: gioca con la fascia in testa tipo sguattera del Guatemala. Non mi fido tantissimo.

Difensori (quelli che difendono):

Barzagli: c’ha un petto che neanche Cristina Del Basso del Grande Fratello. Forte. Tanto. Bonucci: ha gli occhi vicinissimi e sempre stretti come tutte le persone particolarmente acute. Ha un mental coach. Dio protegga Barzagli. Chiellini: quello col nasone che mena come un fabbro in acido qualunque cosa si muova nei suoi pressi. Non usa il destro nemmeno per accelerare in macchina. Dio protegga Barzagli. Ogbonna: quello nero che la Juve cedette perché Conte non riusciva a pronunciare il suo nome. Ora che ha imparato lo ha richiamato. Dio protegga Barzagli. Darmian e De Sciglio: si assomigliano tantissimo. Un trucco per distinguerli: quello che di lavoro gioca a pallone è Darmian.

Centrocampisti (quelli che stanno nel mezzo):

Bernardeschi: ha l’aria del consumato bimbominkia. Ma è forte e corre tanto lungo la fascia. Si ferma solo per un selfie ogni tanto. Candreva: ha la barba da uomo e quindi lo stimo. E’ forte. Dio bono se è forte. De Rossi: nonostante un Teletubbies tatuato sul braccio, se si sveglia male ci lascia in dieci dopo un minuto e poi servono i legali di Sollecito per restituircelo entro qualche partita. Ma è imprescindibile. Una mia ex ragazza era convinta si chiamasse Danielede Rossi. El Shaarawy: il più forte giocatore italiano a disposizione. Punto. Florenzi: è il piccoletto che abbracciò la nonna dopo un gol. In campo sempre, buon dio. Giaccherini: è il nostro nano con la maionese in testa (cit). Fa abbondantemente il suo in tutti i ruoli, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Sturaro: uno a caso della Juve convocato per sorteggio. No dai, corre e lotta. Credo. Candidato al premio “Simone Barone 2016”. Thiago Motta: ho visto processioni più veloci. Dio protegga De Rossi. Parolo: ne ha un’idea e spesso segna. Gran barzellettiere. Ci vuole.

Attaccanti (quelli che tirano i gol):

Eder: trottolino generoso dududu dadadà. L’ultimo gol lo ha segnato in lire. Immobile: è biondo e sa fare il suo mestiere che per fortuna è fare gol e non coniugare verbi. Il suo procuratore è Roberto Carlino. Insigne: vedi Immobile sul fatto dei verbi. Fuori da Napoli se la fa addosso. Di solito. Smentiscimi, che sei un fenomeno. Pellè: come ogni anno il solito quesito: è più forte lui o Maradonna? Votate da casa. Zaza: ha il mancino di un dieci e la cattiveria di un mediano. Inamovibile. Ma i pelati con la barba come lui mi ricordano ogni volta il figlio di Tom Tucker dei Griffin.

Allenatore:

Conte: (qui mettere battuta su parrucchino e chiudere con agghiacciandeee che fa riderissimo)

A dopo la partita inaugurale. A Dio piacendo.

P.S. L’Olanda c’è ancora. E’ sul tavolo accanto alla frutta.

9 giugno 2016
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