La carabiniera molestata in caserma. Un caso politico

Giorgio Frasca Polara per www.ytali.com

Povera carabiniera, oltre il danno la beffa. Parliamo di Angela Rizzo, che è in forza presso il Nucleo investigativo del comando dell’Arma di Firenze. Angela denuncia in Procura di essere stata oggetto, proprio all’interno della caserma, di molestie sessuali da parte di un suo diretto superiore. Bene, nel gennaio dell’anno scorso questo superiore viene condannato dal Tribunale militare di Roma a nove mesi di reclusione e al risarcimento dei danni per il reato militare di “minaccia ad inferiore, aggravata e continuata”.

Attenzione, ora: nella sentenza (che è stata interamente confermata nel dicembre scorso dalla Corte militare di appello di Roma, ma lo sfacciato condannato è ricorso in Cassazione) si parlava di “morboso interessamento” e di “esasperante invadenza”. E perché allora questo superiore non è stato condannato per molestie o violenze sessuali? Perché, incredibile a dirsi, nell’ordinamento militare in vigore, nemmeno nel codice penale militare di pace, non sono previsti i reati a sfondo sessuale, benché da tempo si invochi una riforma della giustizia militare proprio per poterli punire in quanto tali.

Doppia attenzione, ora. Questa storia delle molestie o violenze sessuali ai danni di una carabiniera si viene a sapere in giro, e ancor più si propaga in seguito alle notizie sulla ripetuta condanna del molestatore, maresciallo o ufficiale che sia. E allora un giornalista di Rai3 intervista Angela per “Presa diretta” che va in onda il 10 marzo scorso. E al microfono Angela racconta per filo e per segno la drammatica esperienza che ha vissuto:

…avevo paura che mi succedesse qualcosa di più grave. In un contesto come il nostro dovremmo tutelare, no? Con grande amarezza trovo invece che, ecco, anche nel mio caso uno venga abbandonato…

Ah sì?, è l’iracondo commento del comando generale dell’Arma che, due settimane dopo, il 24 marzo, apre (o autorizza ad aprire) un procedimento disciplinare nei confronti della povera Angela con una duplice accusa:

non avere chiesto l’autorizzazione a rilasciare una intervista [autorizzazione che, va da sé, sarebbe stata negata] e avere screditato il prestigio dell’Arma con le sue dichiarazioni.

Ma questo significa capovolgere la logica dei fatti!, protestano i deputati Nicola Fratoianni e Laura Boldrini in una interrogazione ai ministri della difesa e della giustizia, perché

chi ha screditato il prestigio e l’immagine dell’istituzione non è certo una donna che ha avuto il coraggio di denunciare episodi odiosi e che ha espresso pubblicamente la propria amarezza per ciò che ha passato

Ma la questione non può essere liquidata solo con un grottesco e soprattutto ingiusto rimpallo di responsabilità. E quindi il passo dei due parlamentari sul governo (qualunque esso sia o sarà) non si ferma alla denuncia ma pone tutta una serie di problemi che chiamano direttamente in causa anzitutto l’esecutivo ma poi anche il comando generale dell’Arma. Intanto

quali sono gli orientamenti del governo circa la decisione assunta all’interno dell’Arma dei carabinieri di avviare il procedimento disciplinare contro una carabinieri già vittima di molestie all’interno di una caserma, decisione che appare l’ennesima e avvilente offesa nei confronti di una donna?

Ma non basta neppure un giudizio (scontato, si deve presumere), una valutazione (di scandalo, ci si augura) per il procedimento a carico della carabiniera, ma si chiede

quali iniziative abbia assunto o intenda assumere la ministra della difesa (sino ad oggi il dicastero è retto da Roberta Pinotti) affinché l’Arma receda dalla decisione presa nei confronti della carabiniera

E, ancora, stavolta a proposito dell’amarezza giustamente espressa dalla povera Angela,

quali iniziative siano state assunte dai superiori della carabiniera vittima di molestie sessuali, a sua tutela.

E infine se, nell’incredibile vuoto legislativo del codice militare penale,

il governo non ritenga opportuno assumere iniziative normative affinché i reati sessuali siano previsti nell’ordinamento militare del nostro Paese come lo sono oramai da tempo nell’ordinamento penale ordinario.

Conclusione: ecco come e perché un vergognoso episodio che rischiava di passare quasi sotto silenzio è diventato un caso politico che ora esige severità assoluta, chiarezza esemplare, e soprattutto giustizia piena per Angela e, in nome suo, per tutte le donne.

9 maggio 2018
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