A Bologna in piazza per vedere Mercurio, nuvole permettendo/FOTO

1atronomi_bologna2BOLOGNA – “Le nuvole? Adesso le soffiamo via: siamo anche stregoni, non solo astronomi”. Provano a scherzarci su scienziati e appassionati riuniti questa mattina in piazza VIII agosto a Bologna. L’Osservatorio astronomico, l’associazione degli astrofili bolognesi e Sofos hanno organizzato un evento pubblico per osservare uno degli appuntamenti astronomici più attesi dell’anno: il passaggio davanti al Sole di Mercurio, il pianeta più piccolo e più vicino all’astro del nostro Sistema solare. Un evento ciclico, ma di certo non frequente: il precedente è del 2006, i prossimi passaggi sono previsti nel 2019 e nel 2032. L’occasione di oggi era in un certo senso unico: il fenomeno si può osservare dalle 13 fino alle 17.30 e avrà il culmine intorno alle 16.30, quando il disco di Mercurio sarà alla minima distanza dal centro del cerchio solare.

In piazza telescopi e altri strumenti per osservare l’astro in modo protetto sono pronti da questa mattina. A guastare la festa ci hanno pensato le nuvole, che impediscono di guardare il Sole. “Intorno alle 17 potrebbero esserci possibilità di uno spiraglio: speriamo“, allarga le braccia Antonio De Blasi dell’Osservatorio. Nel caso non si possa osservare direttamente, scienziati e appassionati hanno predisposto uno schermo dove seguire in streaming il fenomeno collegandosi con altri osservatorio più fortunati dal punto di vista meteorologico.

1astronomi_bolognaLa mini-eclisse di Sole ad opera di Mercurio, però, non è solo una semplice occasione per osservare il cielo e il nostro Sistema Solare. “E’ anche un modo per fare capire come si trovano i pianeti” lontani dalla Terra, in altre galassie, spiega l’ex direttore dell’Inaf Flavio Fusi Pecci, appunto “osservando i passaggi analoghi di questi pianeti davanti alle loro stelle”. Studiando come la luce viene deviata e interagisce con l’eventuale atmosfera del pianeta, infatti, gli astronomi riescono a capire come sono fatti questi mondi lontani. Ma c’è di più. Mercurio, sottolinea Fusi Pecci, ha permesso di fatto “la prima prova osservativa”, la prima conferma sperimentale della teoria della relatività di Albert Einstein. Per effetto dell’interazione tra di loro, in tutti i pianeti del Sistema solare si può osservare un movimento chiamato precessione del perielio, ovvero la rotazione del punto dell’orbita più vicina al Sole. Per intendersi, è un movimento simile a quello dell’hula hoop intorno alla vita.

Per Mercurio questa rotazione presenta però delle anomalie rispetto alla teoria della gravitazione universale di Newton. In sostanza, dalle osservazioni fatte nel corso degli ultimi secoli si è scoperto che il pianeta avanza più velocemente di quanto la teoria preveda. Il primo e unico a spiegare il fenomeno finora è stato Einstein grazie appunto alla sua teoria della relatività, che prevede una precessione del perielio anche in assenza di interazione tra i pianeti, mentre la teoria di Newton presume che in questo caso l’orbita sia un’ellisse fissa.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

9 Mag 2016
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