Roma, Casapound resta a Casal Bruciato: “Dare casa a Noemi”

Ma la residente denuncia: "Alla guida della protesta pregiudicati e criminali"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Giovani poco più che ventenni, con braccia, gambe e volti tatuati, con molta probabilità disoccupati, che si scambiano stancamente saluti camerateschi tra loro e anziani del quartiere a fargli compagnia. Dietro di loro, il gazebo con bandiere tricolori e il simbolo di Casapound.

È ciò che rimane del sit-in anti-rom di Casal Bruciato. Uno sparuto gruppo di residenti e attivisti di estrema destra, dopo quasi 48 ore di protesta, resta qui, al civico 50 di via Facchinetti, a rivendicare non è ben chiaro cosa.

Con la rinuncia volontaria da parte della famiglia rom a cui era stato assegnato un appartamento, cambiano anche le motivazioni della protesta: non più “resteremo qui fino alla revoca dell’assegnazione della casa agli zingari” gridata ieri, ma “non ci muoviamo finché non verrà trovata una soluzione per Noemi, ragazza italiana con un bambino di 9 mesi”, che ieri simbolicamente è stata indotta ad occupare l’appartamento in questione.

Piccolo particolare: Noemi non risulta in graduatoria per nessun alloggio popolare, nemmeno ha presentato la domanda. “Questo per colpa del Piano Rom che toglie le case agli italiani- spiegano ancora i ‘Fascisti del terzo millennio’- inutile anche fare domanda”.

ROMA. CASAL BRUCIATO, RESIDENTE: A GUIDA DELLA PROTESTA PREGIUDICATI E CRIMINALI

“Vivo in questo quartiere da sempre e mi fa molto strano vedere molte di queste persone guidare questa protesta. Parliamo di criminali incalliti, pregiudicati, con alle spalle condanne per spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione. Si tratta di persone che puntano il dito sul modo di vivere di altri accusandoli di condotte criminali, quando i veri criminali sono loro. Potrei fare i nomi e i cognomi di tutti e indicarli perché sono proprio qui, ora, davanti ai miei occhi. Ma io vivo qui e tengo all’incolumità mia e della mia famiglia. Quindi sono costretta a restare a anonima”. Così all’agenzia Dire, una residente di Casal Bruciato, dove da ieri è in corso una protesta di attivisti di estrema destra e alcuni residenti per l’assegnazione di un alloggio popolare a una famiglia rom.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

9 Aprile 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»