Arriva la commissione Speciale, intrigo alla Camera sulla presidenza

ROMA –  I numeri per fare un governo non ci sono e con le consultazioni al Quirinale che si susseguono il Parlamento non può stare fermo a lungo. Tante le scadenze e i provvedimenti su cui le Camere devono pronunciarsi: dal Def, il documento di Economia e finanza che anticipa la manovra e atteso da Bruxelles, ai decreti legislativi sulla riforma delle carceri. Ma anche il nuovo regolamento della privacy e la disciplina del servizio civile universale. Per questo, come già successo nelle ultime legislature, in attesa che si crei una maggioranza stabile, presupposto per dare vita alle commissioni parlamentari permanenti, ecco la cosiddetta commissione Speciale che esaminerà tutti gli atti del governo uscente. In poche parole si tratta di una commissione di ‘collegamento’ tra vecchia e nuova legislaturarappresenta proporzionalmente i Gruppi parlamentari e di solito dura poche settimane, ma se la gestazione del governo si prolungasse, potrebbe restare in carica per mesi. Oltre ad avere la competenza di merito sui singoli provvedimenti, la Commissione speciale assorbe le competenze di ogni altra Commissione in sede consultiva, anche con riguardo agli eventuali pareri obbligatori.

Al Senato si è già costituita: i componenti sono 27 e l’uffico di presidenza è così costituito Vito Crimi, M5s, presidente; vice presidenti i senatori Erica Rivolta (Lega) e Giacomo Caliendo (Fi); segretari Simona Malpezzi (Pd) e Giovanbattista Fazzolari (Fdi). Complessivamente i membri del Movimento 5 stelle sono 9, 5 quelli di Forza Italia, 5 della Lega, 4 del Pd, 2 di Fdi, 1 senatore di Leu e uno delle Autonomie. A Palazzo Madama i 5 stelle hanno rivendicato e ottenuto la presidenza, la partita sembra però più intricata a Montecitorio dove il Pd chiede venga rispettata la prassi degli ultimi anni quando a presiedere la Speciale veniva indicato il presidente della commissione Bilancio uscente, che in questo caso è stato eletto ed è il dem Francesco Boccia. Nella scorsa legislatura, infatti, la commissione speciale fu costituita il 27 marzo e sciolta il 7 maggio e a guidarla c’era il leghista Giancarlo Giorgetti. Ovviamente servirebbe un accordo politico tra 5 stelle e Partito democratico che ora potrebbero tornare a parlarsi dopo il grande freddo sulle nomine di inizio legislatura e soprattutto dopo le aperture di Luigi Di Maio, preludio chissà a una futura intesa per formare un governo.

Alla Camera la Speciale sarà formata da 40 componenti e il capogruppo dem Graziano Delrio ha reclamato nell’ultima capigruppo il consolidamento della prassi che portò, nel 2013, proprio Giorgetti al timone della Speciale. Fonti del Pd vicine al dossier confermano che la partita si gioca proprio su una possibile intesa con i pentastellati. “Stiamo cercando di ragionare con il M5s per arrivare alla conferma di Francesco Boccia”, è il ragionamento illustrato alla Dire. Peraltro, Boccia è un esponente della minoranza Pd vicino a Michele Emiliano che dal 5 marzo continua a ribadire che il Partito deve abbandonare l’Aventino per facilitare la formazione di un governo 5 stelle. L‘idea di lasciare le presidenze delle due commissioni parlamentari a M5s e Pd però non convince il centrodestra. Decisioni non sono state prese, spiegano sia da Forza Italia che da Fdi, ma la sensazione è che al momento la volontà della coalizione uscita vincitrice dalle urne sia quella di mettersi di traverso. E se il Movimento 5 stelle non dovesse cambiare gioco il principale indiziato ad ottenere l’elezione della commissione dovrebbe essere proprio un leghista, con il Pd che probabilmente dovrà accontentarsi al massimo della vice presidenza.

9 Aprile 2018
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