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8 Marzo, in 20 mila al corteo ‘”Se le nostre vite non valgono, allora scioperiamo”

ROMA – Sono 20mila le persone che hanno partecipato al corteo “Se le nostre vite non valgono, allora scioperiamo”, organizzato a Roma dalla rete ‘Non una di meno’ in occasione dell’8 marzo, e partito dal Colosseo. Lo sostengono le stesse organizzatrici al termine della manifestazione, in piazza San Cosimato.

“Nella giornata di sciopero globale delle donne, abbiamo deciso di occupare piazze e strade, perché nelle agende politiche dei nostri governi ci sia tra le priorità quella di rivendicare la lotta alle discriminazioni di genere. Oggi in Italia le donne affrontano ancora troppi gap: dalla disparità salariale al lavoro di cura, dalla rappresentazione nei media al tetto di cristallo, fino alla violenza”. Lo dice Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza donna, partecipando al corteo ‘Non una di meno’, in corso a Roma.

“Oggi- continua Ercoli- chiediamo con forza politiche sistematiche e strutturate che intervengano in tutti gli ambiti di vita per avere una decostruzione delle societa’ patriarcali e vivere un mondo realmente contemporaneo. E alle giovanissime vogliamo dire di non accettare l’illusione di aver raggiunto diritti e liberta’, perche’ siano consapevoli fin da piccole delle difficolta’ cui sono sottoposte come gruppo di soggetti discriminati e perche’ si uniscano a noi in una lotta che durera’ ancora molti anni ma che ci vedra’ sempre pronte e attente”.

Un lungo serpentone da via Marmorata è arrivato in piazza San Cosimato, al grido di “Se le nostre vite non contano, allora scioperiamo”. Alla manifestazione ci sono soprattutto donne, tra femministe storiche dell’Udi, giovani attiviste italiane e anche migranti, ma non mancano tanti uomini, tutti riuniti intorno al movimento “Non una di meno”.

Beatrice e Stefano, studenti, raccontano all’agenzia Dire perché hanno deciso di essere in piazza. Beatrice frequenta la facoltà di Medicina di Tor Vergata: “Passi mezza giornata in pronto soccorso- racconta- e ti rendi conto che su 10 pazienti magari tre sono donne e tutte e tre hanno segni di colluttazioni, anche se magari una sola dichiara di essere stata picchiata. Le altre due magari ti raccontano qualcos’altro, ti dicono di essere cadute, e’ una cosa che mi ha fatto effetto, in pronto soccorso mi sono resa conto di quanto il problema sia grave e reale”. Per Stefano, che studia matematica, il problema della violenza sulle donne è solo “una parte del problema della violenza dell’uomo” e nasce da una questione “di educazione, culturale. È un discorso ampio, che va dall’istruzione alla televisione a come uomini e donne si percepiscono come esseri umani”.

 

09 marzo 2017

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