Politica

Tornano i fascisti in Parlamento: guerra a Libia, ritorno alla lira e 500 euro al mese a figlio

ROMA – “Sembra stranamente che in Africa manchi tutto…”. Sfoggia l’ironia Simone Di Stefano che esordisce alla Camera dei Deputati con una conferenza stampa in cui schiera le tartarughe crociate che correranno alle elezioni. Tre donne e sette uomini, i candidati più in vista alle politiche e alle regionali. Ad accoglierli una folta schiera di giornalisti, curiosi di vedere il ritorno dei fascisti in Parlamento, accolti per regolamento oltre che per indole, da Massimo Corsaro, il deputato di Direzione Italia che a norma di regolamento ha aperto le porte del Parlamento ai fascisti del terzo millennio.


Echi del passato che fu riecheggiano a più riprese nel programma che Di Stefano illustra agli astanti. La guerra alla Libia è il perno della politica estera di Casapound. Di Stefano propone l’intervento armato per ristabilire uno stato sovrano e poi trasferirvi i migranti che sono in Italia. Visto che “stranamente pare che in Africa manchi tutto, chissà come mai”, a costruire ponti e acquedotti ci andranno “i ragazzoni che perdono tempo nei centro di accoglienza. Gli mettiamo una pala in mano”.
In economia, pugno duro contro il progetto europeo nato per asservire l’Italia. Quattordici mesi per passare dall’euro alla lira, nazionalizzazione delle banche, fortissimi dazi doganali sono i pilastri di un approccio iperpotezionistico aggiornato ai tempi moderni, con la Germania che prende il posto dell’Inghilterra tra le nazioni plutocratiche.

Anche gli imprenditori italiani dovranno fare attenzione: “Chi se ne va all’estero per farsi la lavatrice col cambogiano al tornio”, dice Di Stefano, deve sapere che in Italia non tornerà: “Qui non vendi manco uno spillo”.
Sui diritti, Casapound immagina la cittadinanza agli stranieri revocabile, anche alle seconde e terze generazioni, in caso che l’ex immigrato compia qualche reato. Per sostenere la natalità, poi, le tartarughe crociate propongono 500 euro al mese a figlio fino ai 16 anni.

Niente reddito di cittadinanza, invece, una proposta ‘criminale’ tramite la quale “il signor Di Maio punta a tenerci a 700 euro al mese a mangiarci le cavallette”.

Di Stefano è consapevole dei consensi limitati che al momento arridono al movimento. “Stiamo arrivando– dice- prendiamo il 3 per cento, ma con l’esposizione mediatica di Salvini e Meloni possiamo arrivare al 15-20 per cento”.

Se saranno eletti, gli uomini di Casapound faranno opposizione spietata al governo tecnico che eventualmente nascerà. Ma sono disponibili a dare appoggio esterno a un governo sovranista di Salvini. “Bisogna vedere se vorranno i nostri voti…”, dice Di Stefano.

9 febbraio 2018
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