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In Friuli è allarme ghiacchiai: “Dagli anni ’80 ridotti di oltre il 50%”


TRIESTE – Il 2016 è stato il terzo anno più caldo dal 1851 sulle Alpi orientali italiane. In base alle rilevazioni effettuate dalla stazione meteorologica del monte Canin, posizionata a 2.203 metri di quota nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie, con una temperatura media annua di +2,1 gradi centigradi quello appena trascorso è stato l’anno più caldo dopo il 2015 (+2,7 gradi) e il 2011 (2,5 gradi).

Come spiega Renato Colucci del Cnr, che da diversi anni in collaborazione con il Parco conduce ricerche glaciologiche volte alla comprensione delle interazioni tra la criosfera e il clima “fino all’inizio degli anni ’80 la temperatura media annua nelle Alpi Giulie a quella quota era inferiore a zero gradi, mentre dal 1984 non si sono più registrare temperature medie annue inferiori a questa soglia ma bensì sempre valori positivi. Tutto ciò ha portato ad una drastica e rapida riduzione dei resti glaciali della nostra regione che sta vedendo scomparire gli ultimi relitti glaciali del sud-est alpino“.

Dagli anni 80, spiega ancora Coucci, “aree e volumi si sono ridotti di oltre il 50%, mentre dalla fine della piccola età glaciale, un periodo più freddo e umido che aveva caratterizzato le Alpi tra il 1350 ed il 1850, la riduzione è vicina al 90%”. Una situazione alla quale si aggiunge l’assoluta mancanza di nevicate dell’ultimo dicembre che, secondo Colucci, mette a rischio i ghiacciai del Friuli Venezia Giulia, dato che “questo, combinato alle previsioni nel breve e medio termine che al momento non sembrano dare speranze per nevicate copiose in gennaio, minerà ulteriormente la sopravvivenza di quel che resta degli ormai piccolissimi ghiacciai delle Giulie”.

Le copiose nevicate di alcuni inverni degli ultimi 10-15 anni avevano portato con se una fase di relativa stabilità ai ghiacciai del Montasio e del Canin. L’ingente copertura nevosa a fine primavera, dichiara Colucci, “aveva permesso infatti di bilanciare estati sempre più lunghe e sempre più calde. In mancanza della neve, però, la prossima estate potrebbe dare un colpo durissimo a quel che resta della criosfera nostrana”.

In base agli studi del Cnr gli effetti del cambiamento climatico in atto sembrano avere quindi magnitudo quasi doppia rispetto alla media globale nelle aree di alta quota del Friuli Venezia Giulia. Se la terra si è scaldata mediamente di circa un grado centigrado dall’inizio della rivoluzione industriale, le montagne friulane hanno superato la soglia dei due gradi. L’accelerazione al riscaldamento degli ultimi anni sta inoltre minando in maniera considerevole anche il ghiaccio più nascosto del Canin, quello presente nelle grotte e negli abissi carsici del massiccio montuoso, dato che l’aria più calda che entra dagli ingressi carsici, eventi intensi di pioggia ‘calda’ fino a tardo autunno ed estati sempre più lunghe stanno portando gradualmente alla riduzione del ghiaccio sotterraneo.

09 gennaio 2017

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