Il sud cresce meno del nord, continua la fuga dei giovani

La manovra economica del governo ha effetti positivi sulla crescita del sud, ma l’impatto sul pil resta ancora troppo basso.

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ROMA – La manovra economica del governo ha effetti positivi sulla crescita del sud, ma l’impatto sul pil resta ancora troppo basso. Il meridione continua a crescere meno del centro nord, i poveri aumentano così come i giovani che emigrano e le famiglie in cerca di lavoro. E’ questa la fotografia scattata dal Rapporto Svimez 2018 sul Mezzogiorno.  

Nel piu’ generale rallentamento dell’economia italiana, si riapre la forbice tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Il pil dovrebbe attestarsi all’1,3% nel Centro-Nord e allo 0,8% nel Mezzogiorno. Nel corso dell’anno gli investimenti, che sono la componente piu’ dinamica della domanda, crescono in entrambe le aree, ma in maniera piu’ marcata al Nord: +6,2% contro +3,2%.

In questo scenario aumenta sempre di più la popolazione che emigra. Solo nel biennio 2016-2017 si registrano 146 mila abitanti in meno, è come se sparisse da un anno all’altro una citta’ meridionale di medie dimensioni. Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la meta’ giovani di eta’ compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si e’ trasferito all’estero. 

Continua ad aumentare anche la povertà. Le famiglie in poverta’ assoluta nel Mezzogiorno nel 2016 erano 700 mila, sono divenute 845 mila nel 2017. Piu’ di un quarto delle famiglie, coppie e monogenitori, con figli adulti, si collocano nella piu’ bassa fascia di reddito, per giungere addirittura a circa la meta’ della popolazione se si parla di famiglie con figli minori.

Un rilancio dello sviluppo potrebbe arrivare dai fondi europei, ma la spesa è ferma al palo. Solo l’1% dei programmi ha trovato attuazione. Dai dati della Ragioneria sull’andamento del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il ciclo 2014-2020, si vede che, su un totale di risorse programmate che ammonta complessivamente a 32 miliardi, gli impegni non arrivano a 1,7 miliardi mentre i pagamenti ammontano a circa 320 milioni.

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8 novembre 2018
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