Rifiuti, Sant’Anna di Pisa: “L’Italia acceleri sull’economia circolare”

A Ecomondo, la fiera della green economy di Rimini, parla il docente di Economia del Sant’Anna di Pisa, Marco Frey

ROMA – La salute dell’economia circolare in Italia è “piuttosto buona”, ma per un decisivo salto di qualità serve l’impegno di tutti gli attori della filiera. Intervistato dall’agenzia di stampa Dire a Ecomondo, la fiera della green economy organizzata da Italian exhibition group nel quartiere fieristico di Rimini, il docente di Economia e gestione delle imprese della scuola universitaria Sant’Anna di Pisa, Marco Frey, sottolinea che l‘economia circolare è un “orientamento a cambiare il modo di produrre e di consumare, parte di un nuovo modello di sviluppo di cui abbiamo bisogno con un utilizzo più efficiente delle risorse”. E la storia dell’Italia, nazione che ha avuto “sempre poche materie prime, è ricca di esempi che di fatto erano economia circolare, prima che si usasse questo termine”.

E ora, prosegue Frey, “le cose stanno sicuramente migliorando, c’è una grandissima attenzione al tema della circolarità, a un modello di produzione davvero diverso, che parte non soltanto dalla coda del cerchio, dai rifiuti che vengono a essere di nuovo risorse, ma che coglie tutte le opportunità per far sì che questo flusso rimanga nel sistema economico il più a lungo possibile a partire dalla progettazione”. Dunque prodotti e servizi vanno pensati in maniera tale che siano “smontabili, riutilizzabili, che partano dall’utilizzo di materie prime e seconde”, altrimenti “il cerchio non si evolve nella maniera giusta. E questo vale per la produzione, per la distribuzione e per il rapporto con il consumatore che deve diventare prosumer”. Secondo Frey “questo sta avvenendo, le imprese stanno cominciando a porre il tema di come riuscire a fare efficienza e innovazione insieme. E questa attenzione genera soluzioni molto interessanti”.

 

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“Il dissesto idrogeologico fa parte della nostra storia: siamo un Paese fragile e abbiamo perso la capacità di sapere convivere con questa fragilità e quindi costruire laddove si può davvero costruire e non rendere ancora più vulnerabili le nostre scelte di vita”. A Rimini per partecipare a Ecomondo, Marco Frey, all’agenzia Dire spiega che “occorre ritrovare quel minimo buon senso nel fare le scelte a tutti i livelli, dalla pianificazione territoriale alla scelta individuale di dove localizzare la propria abitazione”.

Anche se “c’è una questione più rilevante legata al cambiamento climatico. Indubitabilmente siamo di fronte a un significativo inasprimento nelle condizioni climatiche emergenziali, diventate un qualcosa con cui dobbiamo convivere in maniera sistematica”.  Dunque, tira le fila l’economista, “rispetto al cambiamento climatico la strategia di adattamento che deve essere sempre più nella testa di ciascuno di noi è come è possibile far fronte alle condizioni critiche quando si verificano”.

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8 novembre 2018
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