A Bologna in 30mila per l’investitura di Salvini, ma resta il mito della secessione FOTO

BOLOGNA – Dal palco Matteo Salvini ha parlato di 100.000 persone alla manifestazione di Bologna, da cui, ha detto, parte “la rivoluzione delle persone per bene”. Una sorta di investitura per il leader del Carroccio, che ha concluso la sua personale perfomance cantando ‘Va pensiero’ con la mano al cuore. Grande affluenza, ma chi conosce bene Bologna sa che quei numeri piazza Maggiore non è in grado di contenerli.

Realisticamente, dunque, saranno stati 20-30.000 i manifestanti che oggi hanno assistito al comizio e che, acclamando Salvini e fischiando Berlusconi, hanno di fatto scelto il nuovo leader del centrodestra. Tantissime le bandiere riconducibili alla Lega Nord: da quelle col Sole delle Alpi ai vessilli di San Marco, dalla bandiera crociata di Alberto da Giussano a quelle col simbolo “Noi per Salvini” venute dal Meridione. In netta minoranza, invece, i simboli di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Tanti i cartelli e gli striscioni contro il premier Matteo Renzi e il ministro degli Interni, Angelino Alfano. Scatenati i Giovani Padani in prima fila, che in attesa del comizio hanno più volte inneggiato alla secessione, alla “Padania libera” e all’intenzione di “bruciare il Tricolore”. Non sono mancati anche i cori di insulti a Renzi e il classico “Chi non salta comunista è”, a cui dal palco si è prestato anche lo stesso Salvini. In piazza Maggiore anche lo stand di Radio Padania, che vendeva gadget piuttosto kitsch: la sveglia con la faccia di Salvini e lo slogan “Renzi a casa”, gli occhiali con la scritta “I love ruspa” e alcuni dolcetti di cioccolato chiamati “negrettini”.

di Andrea Sangermano e Andrea MariGiornalisti

8 Nov 2015
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