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Messico, falso allarme 36 ore prima della scossa: “Una triste coincidenza”


ROMA – “Mercoledì a mezzogiorno è suonata l’allerta anti-sismica ma è stato un falso allarme, quindi ieri a mezzanotte, quando le sirene hanno ricominciato a suonare ho pensato che si trattasse di nuovo di un errore. Poi il pavimento ha preso a muoversi, e ho capito che stavolta il terremoto c’era davvero: è stato forte e lungo”.

Marina Galzerano è una docente universitaria di origine italiana, che da tempo vive nella capitale messicana. All’agenzia DIRE spiega che da anni ormai le quattro placche tettoniche su cui poggia il Paese, e le relative attività, vengono monitorate tramite il Sistema del Alerta Sismico messicano (Sasmex): una rete di sensori a livello nazionale che permette agli scienziati di avvisare la popolazione delle principali città in caso di terremoti violenti. “Devo dire che funziona molto bene”, dice. Tuttavia mercoledì intorno a mezzogiorno le sirene sono scattate per un errore umano, mentre gli addetti alla manutenzione controllavano l’apparecchio.

Una “triste coincidenza”, come scrivono le fonti locali, dato che meno di 36 ore dopo si sarebbe verificato il sisma “più violento degli ultimi 100 anni”, stando al commento del presidente Enrique Pena Nieto. Una casualità che ha attirato molte critiche da parte dei cittadini, che si sono “sfogati” via Twitter.

E’ possibile che il falso allarme si sia verificato anche negli Stati di Oaxaca e Chiapas, i più colpiti dal sisma? “No” risponde Marina. “L’incidente ha riguardato solo la capitale. L’allarme scatta 130 secondi prima della scossa, per darti il tempo di scappare, e infatti mercoledì la gente è tutta scesa in strada. A Città del Messico abbiamo un brutto ricordo del terremoto del 1985 (in cui persero la vita migliaia di persone, ndr)”. Il Sasmex è stato messo in piedi nel 1989, grazie alla collaborazione tra il governo federale e i singoli stati.

Purtroppo, prosegue Marina, “il Messico si trova in una zona sismica pericolosa. Negli altri Stati ci sono stati danni, mentre nella capitale non molti, anche se le scuole oggi restano chiuse”. Inoltre, prosegue, “i soccorritori hanno dovuto evacuare un edificio nuovo nel ricco quartiere di Bosques de la Lomas. Intere famiglie con figli piccoli hanno dovuto alsciare casa loro in piena notte per i danni alla struttura”.

Il pensiero torna ai vari terremoti che hanno colpito il Centro Italia lo scorso anno, “ma i due casi non si possono paragonare”, dice Marina. “Amatrice è stata completamente distrutta, così come altre località, un po’ come è avvenuto a Città del Messico nell’85. Da allora noi abbiamo preso molte precauzioni, ma nelle zone di provincia non abbiamo gli edifici d’epoca e i monumenti storici che ci sono in Italia. Non è la stessa cosa”.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

08 settembre 2017

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