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Vita da astronauta, Paolo Nespoli protagonista nel docufilm Expedition

VENEZIA  – I mesi di addestramento e preparazione, il duro lavoro necessario ad affrontare un viaggio nello Spazio fino alla Stazione internazionale, in orbita a 450 chilometri d’altezza, e poi a vivere lì per un po’, effettuando esperimenti utili a noi terrestri, che lo Spazio lo possiamo solamente sognare. Racconta questo Expedition, il docufilm prodotto da OmniagoldStudios Production e presentato mercoledì nello stand della Regione Veneto alla Mostra del cinema di Venezia, alla presenza del governatore Luca Zaia e della regista Alessandra Bonavina.

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La regista Alessandra Bonavina


Le immagini, girate nei mesi scorsi nelle strutture di addestramento in Germania, Stati Uniti e Russia, sono una sorta di dietro le quinte e permettono di calarsi in un mondo diverso da quello a cui siamo abituati, lontano anche da ciò che siamo portati ad immaginare quando pensiamo ad una missione spaziale. L’astronauta italiano Paolo Nespoli, protagonista del docufilm, è perfettamente a suo agio davanti alla telecamera mentre si prepara per la missione 52/53 anche se, intervenendo in collegamento dalla Stazione spaziale internazionale dove ora si trova, ci tiene a precisare che nulla di ciò che si vede sullo schermo è stato preparato: Expedition “più che un film è un reality”.

A raccontare ciò che succede, spiegando le varie fasi dell’addestramento, l’evoluzione degli stati d’animo e le difficoltà della preparazione, è proprio Nespoli, inquadrato mentre guida la sua auto sul percorso dalla sua casa di Houston al centro spaziale Usa, o collegato a macchinari che analizzano le reazioni del suo corpo nella base di addestramento in Russia, o ancora mentre si cala in una vasca piena d’acqua indossando una tuta spaziale, per simulare un intervento di riparazione d’urgenza.

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A completare il quadro, rendendo il docufilm esaltante dal punto di vista emozionale, le riprese effettuate dallo Spazio, tra cui immagini inedite di Nasa e Roscosmos. Ma l’obiettivo, pienamente raggiunto per ambizioso che fosse, è quello di far conoscere la figura dell’astronauta per quello che è, non un supereroe ma una persona normale, magari un po’ più allenata della media, che “ha la fortuna di fare il suo lavoro nello Spazio”, spiega Nespoli. Il lavoro vero e proprio, infatti, inizia una volta arrivati nella stazione, e assomiglia più a quello di “un elettricista o un idraulico”, che a quello di un esploratore. Gli astronauti devono infatti essere persone eclettiche, in grado di risolvere i problemi tecnici della stazione se necessario, sostituire ciò che si rompe quando serve, e portare avanti le attività di ricerca necessarie a sviluppare nuove tecnologie, o testare reazioni del fisico lontano dalla terra. Si è continuamente in attività, insomma, ed Expedition vuole far capire proprio questo.

Bonavina non disillude, l’aspetto romantico di viaggiare nello Spazio è sempre presente, ma il docufilm getta una nuova luce tecnica sul mestiere dell’astronauta, permette di capirne l’essenza. E di sognare con un po’ più di cognizione di causa di prepararsi, un giorno, ad andare nello Spazio.

di Fabrizio Tommasini, giornalista

08 settembre 2017

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