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DIRE Emilia-Romagna

Aperta la camera ardente di Renato Zangheri

BOLOGNA – C’erano circa 100 persone oggi a mezzogiorno, quando si è aperta la camera ardente in sala rossa a Palazzo D’Accursio, per rendere omaggio all’ex sindaco di Bologna Renato Zangheri. A vegliare la bara dell’ex primo cittadino e parlamentare si sono succeduti, tra gli altri, il sindaco di Bologna Virginio Merola (nel primo picchetto d’onore attorno al feretro), il segretario provinciale del Partito democratico Francesco Critelli e quello regionale Paolo Calvano, i senatori Pierferdinando Casini e Sergio Zavoli, l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani, l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani e quello attuale Stefano Bonaccini.

Un altro picchetto è stato invece tenuto da alcuni ex assessori delle giunte guidate da Zangheri tra il 1970 e il 1983. Tra i presenti anche il presidente di Gaynet Franco Grillini, il deputato Pd Gianni Cuperlo, il professor Gianfranco Pasquino, oltre a diversi assessori comunali in carica e, ovviamente, tanti bolognesi che hanno voluto salutare per l’ultima volta l’ex sindaco.

IL RICORDO DI NAPOLITANO – Con Renato Zangheri “scompare una rara figura di intellettuale e politico”, che ha contribuito “allo sviluppo e al rinnovamento della vita culturale italiana”. Queste le parole con cui l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricorda, in un messaggio letto dal senatore del Pd Sergio Zavoli fuori dalla camera ardente a Palazzo D’Accursio, l’ex sindaco di Bologna. Napolitano ha inviato anche un secondo messaggio, letto sempre da Zavoli e destinato alla famiglia di Zangheri. All’ex sindaco di Bologna rendono omaggio anche Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini: il primo sottolinea “la cultura e il grande stile” di Zangheri, affermando che “dovremmo tutti provare a imitarlo almeno un po’”, mentre il secondo tiene a ricordare “un uomo che ha governato da sinistra guardando oltre la sinistra”.

MEROLA SALUTA IL “COMPAGNO ZANGHERI”: UN MAESTRO – Renato Zangheri è stato “un maestro di stile, signorilità e umanita”, oltre che “un cultore dell’umanesimo socialista” e “un protagonista della storia del Paese”. Così il sindaco di Bologna Virginio Merola ricorda, nel suo discorso prima della chiusura della camera ardente a Palazzo D’Accursio, la figura dell’ex primo cittadino. Secondo Merola, che sceglie come incipit del discorso una citazione de “Il Gattopardo” (“Noi fummo i gattopardi, i leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”), l’esempio di Zangheri è quello di un politico per cui “la politica è tale solo se partecipata”, e che, pur rivendicando i buoni risultati della sua amministrazione, “sottolineava la necessità di riforme nazionali nel segno del decentramento, senza mai pensare a Bologna come a un”isola rossa’”. Si commuove, il sindaco, mentre ricorda che proprio a Zangheri si deve “l’ampliamento del welfare e dei diritti civili”, e che fu sempre l’ex sindaco “a cercare il dialogo con i giovani nel ’77” e a tenere uniti i bolognesi “nella richiesta di verità e giustizia dopo le stragi dell’Italicus e del 2 agosto. Ora che ti salutiamo, compagno Zangheri- chiude Merola con la voce rotta- ricordiamo il maestro di stile, signorilità e umanità, e diciamo che se sapremo fare tesoro della tua idea di Bologna come città dell’incontro e del dialogo, potremo essere ancora il sale del Paese”.

08 agosto 2015

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