Non solo cibo, la nuova frontiera delle Osmize triestine si chiama cultura

TRIESTE – Si chiama cultura la nuova frontiera delle storiche osmize triestine che costellano l’altopiano carsico. Abitazioni private con cantine e cortili messi a disposizione dai proprietari che vendono direttamente in loco il proprio vino e i salumi e formaggi di produzione casalinga, le osmize (dallo sloveno osmica) rappresentano un vero e proprio mondo a sé stante rispetto alla frenesia del centro cittadino e continuano ad essere la meta indiscussa dei triestini nei caldi weekend estivi e luoghi particolarmente apprezzati dai turisti soprattutto negli ultimi anni.

Dean Verginella, titolare di una delle osmize più famose del capoluogo giuliano per la vista mare mozzafiato, racconta alla Dire come si immagina l’osmiza del futuro: “Riteniamo che le osmize non debbano essere semplicemente luoghi dove si consumano bevande e cibo a chilometro zero, ma anche luoghi di aggregazione sociale e culturale, dove magari puoi incontrare persone interessanti, con le quali discutere e confrontarti sui più svariati temi. Proprio per questo- aggiunge- da qualche anno in collaborazione con i ragazzi della cooperativa di Bora.La e le associazioni locali, organizziamo eventi culturali come letture e presentazioni di libri o piccoli concerti, valorizzando e facendo conoscere soprattutto i talenti locali. La risposta del pubblico, anche dei turisti, è sempre molto buona”.

 

Oltre ai salumi e formaggi di produzione propria, sulle tavolate in legno il protagonista indiscusso è il vino della casa, generalmente il rosso Terrano affiancato dai bianchi Vitovska e Malvasia.

Ma cosa significa esattamente osmiza? “L’etimologia riporta al termine sloveno “osem” – il numero otto in italiano– ovvero i giorni di apertura inizialmente previsti per legge, oggi invece i regolamenti comunali sono più elastici a riguardo”, si legge sul sito www.osmize.com, l’unico dove si può trovare l’elenco aggiornato delle osmize aperte. Impossibile non accorgersi della loro presenza: a segnalarle da sempre è una frasca lungo la strada e sulla casa proprio come stabilito dall’editto asburgico, emanato nel diciottesimo secolo.

 

Il rigore asburgico, tuttavia, è ormai un miraggio e al giorno d’oggi le problematiche non sono poche: “La nostra osmiza è fra quelle più facilmente raggiungibili in autobus- spiega ancora Verginella- questo fa sì che buona parte dei nostri utenti sia composta da giovani e meno giovani. Di conseguenza facciamo particolare attenzione a non somministrare bevande alcoliche ai minorenni, ma soprattutto cerchiamo di sensibilizzare i nostri visitatori più giovani ad un uso delle sostanze alcoliche più consapevole. Gli eventi che organizziamo sono mirati anche a questo”.

Tuttavia, “a parte questo vogliamo che l’osmiza sia un luogo di aggregazione di tutti, non solo dei giovani, un luogo dove vengano rispettate le esigenze di tutte le fasce d’età e anche dei residenti che abitano vicino l’osmiza”, conclude Verginella che ha proibito urla e schiamazzi con la volontà di dare “una nuova identità” alla sua osmiza.

L’apertura delle osmize, infine, è regolata anche dai litri di vino prodotti: ogni 40 litri si ha diritto a tenere aperto un giorno in più. In genere, l’orario è continuato e le stagioni più gettonate sono la primavera e l’estate.

di Elisabetta Batic

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8 giugno 2018
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