Welfare

Bimba morta ad Arezzo chiusa in auto, lo psicologo: “App e avvisi non servono”

ROMA – “Tutti si stanno domandando com’è possibile che un genitore affettivo possa dimenticare un figlio in macchina. La prima reazione è sempre quella di pensare che si tratti di una mamma o di un papà non adeguati, ma la realtà è diversa”. Commenta così Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (Ido), la tragedia che si è consumata in provincia di Arezzo, dove una bambina di 18 mesi è morta dimenticata in auto. “Di casi simili ce ne sono tanti e in molti di questi non è emersa l’incapacità nello svolgere il ruolo di genitore– spiega lo psicologo- piuttosto si è trattato di situazioni caratterizzate da motivazioni diverse. Ad esempio, è capitato che un padre abbia lasciato il proprio figlio in macchina perché non era abituato a portarlo all’asilo e il figlio, non facendo rumore, non ha risvegliato la sua attenzione. Così il genitore, seguendo il filo dei suoi pensieri è arrivato a lavoro e non ha fatto caso al bambino. La tragedia che, invece, si è consumata ad Arezzo non riguarda una dimenticanza per interessi diversi, ma una dimenticanza per la troppa preoccupazione. Ciò sta ad indicare- spiega lo psicoterapeuta- che molte persone quando sono veramente preoccupate, devono compiere tante cose e non hanno la certezza di portarle in porto, possono entrare in uno stato d’ansia e insicurezza che le porta ad effettuare azioni scorrette, se vogliamo sciocche. In questo caso la madre era talmente preoccupata di dover gestire la figlia al punto di aver dato per scontato che non poteva non averla già accudita e quindi l’ha lasciata in macchina. Tragedia impossibile da delineare- afferma Castelbianco- la madre adesso avrà una situazione mentale veramente difficile da vivere e questa sarà la sua punizione più grande, che nessun giudice potrà mai superare”.

Come si possono aiutare una madre che ha dimenticato il figlio in auto e un padre che, sebbene non fosse stato presente al momento dell’abbandono, sentirà certamente un grado di colpevolezza? “Tutte le persone coinvolte in una situazione simile vedono nel proprio comportamento un errore che poteva essere evitato e che ha determinato la tragedia. Occorre che si stringa attorno a loro una rete di familiari e di amicizie molto stretta- spiega Castelbianco- e che ci sia il supporto degli esperti che hanno la capacità di attenzionare il trauma con tutte le sue conseguenze”. La paura e il timore dei genitori forse porterà alla corsa all’acquisto di app, seggiolini luminosi e “campanelle che scendono dal tetto della macchina– continua il direttore dell’IdO- e questo è un fenomeno comprensibile, sebbene in realtà sarebbe un grossolano errore. Significherebbe delegare la consapevolezza della presenza di un figlio in macchina alla possibilità che una App, un campanello o una luce si possano attivare e accendere- spiega l’esperto- e che quindi non sia più la maternità o la paternità a tenere desto il genitore e a spingerlo a preoccuparsi della sorte del figlio. I gadget elettronici, come tutti i gadget, tendono poi ad essere dimenticati, non utilizzati e così via. Promuoverne l’uso significherebbe facilitare di nuovo che avvengano queste tragedie e non aiutare i genitori ad essere, invece, maggiormente consapevoli della presenza del figlio”. Ciò che servirebbe, secondo lo psicologo, “è che i genitori, di fronte a questi incidenti che si verificano in famiglia a causa di situazioni di negligenza involontaria, possano entrare maggiormente in allarme proprio sul loro comportamento e meno sul comportamento degli altri- conclude- in questo modo potranno prestare maggiore accudimento sul proprio figlio”.

Negli Stati Uniti muoiono ogni anno “in media 36 bambini a causa dell’ipertermia per essere stati lasciati in auto, per un totale di 468 morti negli ultimi 12 anni. In Francia la Commissione per la sicurezza dei Consumatori ha rilevato che, tra il 2007 e il 2009, ci sono stati 24 casi di ipertermia in bambini rimasti chiusi in macchina, di cui 5 mortali. Il 54% dei genitori aveva lasciato intenzionalmente il bambino in auto, per svolgere qualche commissione, sottovalutando il rischio legato a tale comportamento. Il 46% aveva dimenticato il bambino in automobile recandosi al lavoro o tornando a casa. Casi mortali di ipertermia sono stati segnalati anche in Italia”. Questi dati risalgono al 2015 e sono contenuti nell’opuscolo ‘Estate sicura – Mai lasciare i bambini soli in macchina. Attenti ai colpi di calore‘ del ministero della Salute. Sei pagine dove informare i genitori: “Quando fa molto caldo “i neonati e i bambini piccoli (per la loro ridotta superficie corporea) sono più esposti degli adulti al rischio di un aumento eccessivo della temperatura corporea (ipertermia) e a disidratazione, con possibili conseguenze dannose sul sistema cardiocircolatorio, respiratorio e neurologico, che possono causare anche la morte. La temperatura corporea di un bambino– si precisa- sale da 3 a 5 volte più velocemente rispetto a quella di un adulto, per la presenza di una minore quantità di acqua nelle riserve corporee. Quando fa molto caldo, la temperatura all’interno di un’automobile può salire da 10° a 15°C ogni 15 minuti. E, anche aprendo i finestrini, non si riduce in modo significativo l’innalzamento della temperatura nell’abitacolo”. L’ipertermia può verificarsi “in soli 20 minuti e la morte può avvenire entro circa 2 ore“, può verificarsi anche “nelle giornate fresche con temperature intorno ai 22°C. Infatti, l’abitacolo della macchina può surriscaldarsi (specialmente se l’auto è parcheggiata al sole) fino a superare i 40°C, anche se i valori di temperatura esterna non sono particolarmente elevati. La maggior parte delle vittime di ipertermia- conclude l’opuscolo- ha un’età compresa tra 0 e 4 anni”.

8 giugno 2017
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