Politica

Legge Elettorale, tutto da rifare: testo torna in commissione, volano insulti tra Pd e M5S


ROMA – Insulti e accuse attraversano questo pomeriggio l’aula della Camera dei Deputati. “Traditori” e “vigliacchi” sono le parole che democratici e pentastellati si rivolgono dai banchi di Montecitorio, mentre le altre forze politiche parlano di una “commedia delle parti”, di “un parlamento incapace che non rispecchia la realtà del paese” e di una “legislatura fallita”. Alla fine, l’epilogo è uno scontato stop alla legge elettorale, con il Pd che chiede e ottiene il ritorno del testo in commissione.

Lo scontro che fa saltare l’accordo tra Pd, M5S, Fi e Lega scoppia sull’emendamento della forzista Michaela Biancofiore sulla ripartizione dei seggi nel Trentino Alto Adige, regione a statuto speciale.  Sull’emendamento, il primo ad essere messo in votazione con scrutinio segreto, il relatore della legge Emanuele Fiano (Pd) aveva già espresso parere negativo ma, nonostante l’accordo raggiunto in commissione, il Movimento 5 Stelle decide di votare in maniera favorevole.

La questione è tecnica: per favorire la rappresentanza delle minoranze linguistiche, le province autonome di Trento e Bolzano godono da sempre di parametri specifici per la ripartizione dei seggi all’interno delle due camere. Un’autonomia fortemente difesa dal partito della minoranza italo-tedesca, l’SVP, gruppo favorevole al ‘modello tedesco’ in votazione ed alleato del Partito Democratico.

Con l’emendamento Biancofore, però, la distribuzione delle circoscrizioni in Trentino Alto Adige verrebbe equiparata a quella delle altre regioni. “I diritti delle minoranze sono tutelati da accordi internazionali”, insorgono i dem. “Falso, il Pd vuole solo difendere un suo feudo elettorale”, contrattaccano i 5 Stelle.

A questo punto, la reazione del Pd è dura, secondo alcuni parlamentari “sproporzionata”: “Oggi il M5s ha dimostrato cosa vale la loro parola: nulla, nulla, nulla“, dice il capogruppo dem Rosato prima di chiedere e ottenere la sospensione dell’esame del testo da parte dell’aula.

Il sacrifico piu’ grande lo abbiamo fatto noi che abbiamo rinunciato al maggioritario“, dice ancora Rosato. “Noi abbiamo subito un tradimento e anche tra avversari non ci si tradisce. Chi ha organizzato una scientifica trappola parlamentare aveva assunto impegni, con un voto a favore del testo base che ha rigettato. Ci hanno tradito per far fallire questo tentativo”, aggiunge.

Se in quest’Aula ci sono traditori, vigliacchi e irresponsabili, questi appartengono al Pd“, replica immediatamente Danilo Toninelli, deputato M5S. L’attacco ai dem è frontale, la frattura nella ‘maggioranza atipica’ composta in commissione elettorale insanabile: “Noi siamo gente onesta ma voi siete ridicoli, e noi con i traditori vigliacchi e irresponsabii non avremo mai nulla a che spartire”.

Secondo Toninelli, i conti non tornano ed i franchi tiratori vengono dalle file dei democratici: “I nostri voti non dovevano far cadere la legge perché voi avete una maggioranza bulgara”. E allora “quelli che la fanno cadere sono traditori che non hanno fatto quello che chiedeva loro il partito”

Prosegue senza freni il deputato del partito di Grillo rivolto alle fila Pd: “traditori e vigliacchi, e non mi potete smentire perché sono dati oggettivi e lo dice la matematica“, ma anche “irresponsabili, vi rendete conto che state ammazzando una legge elettorale che per la prima volta dava la rappresentazione al Paese di qualcosa di condiviso, e lo state facendo per un feudo di 11 seggi del Trentino al quale non volete dare regole democratiche in quanto feudo, ma non vi vergognate?”.

I democratici tirano dritto: “L’accordo sulla legge elettorale è morto, non si può andare avanti senza coerenza“, dichiara il relatore Fiano. La pietra tombale sul ‘modello tedesco’ la mette poi Matteo Richetti, portavoce del Pd, alla fine di una riunione di segreteria in via del Nazareno, alla quale partecipa anche l’ex premier Matteo Renzi: Il M5s “ha una inaffidabilità patologica, la stessa affidabilità di quando parla di scie chimiche. È evidente che l’accordo è saltato. Ora si torna in commissione. Si fanno le amministrative e dopo si deciderà” sulla legge elettorale.

di Michele Bollino

8 giugno 2017
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