Addio a Pina Grassi, vedova dell’imprenditore che si ribellò al racket

pina maisanoPALERMO – Si e’ spenta all’eta’ di 87 anni Pina Maisano Grassi, una delle donne simbolo della lotta contro la mafia, in tutti questi anni diventata la “nonna acquisita” dei giovani del comitato Addiopizzo di Palermo. La moglie dell’imprenditore Libero Grassi e’ stata stroncata da un malore.

Ricoverata d’urgenza all’ospedale Villa Sofia di Palermo intorno alle 21 di ieri, i medici non hanno potuto fare nulla per salvarla. Alla famiglia e’ giunto subito il cordoglio del sindaco e di tutta la sua amministrazione. “E’ con profonda tristezza che ho appreso della scomparsa di Pina Maisano Grassi, figura di altissimo livello – ha detto il sindaco Orlando -, donna coraggiosa che con orgoglio ha continuato con i figli l’impegno civile di Libero Grassi. A nome mio, dell’intera amministrazione comunale e di tutta la comunita’ palermitana, porgo le condoglianze alla famiglia, essa stessa simbolo di legalita’ dei diritti contro tutte le mafie”.

“E’ stata un importante esempio di valori di legalita’ per una Palermo che ancora stentava a reagire all’oppressione del pizzo, portatrice di un messaggio di ribellione ai condizionamenti mafiosi come quello lasciato dal marito Libero che, prima di tutti, aveva compreso quanto la mafia opprima l’economia sottraendo risorse alla crescita, allo sviluppo e al lavoro”.

Cosi’ anche la Cisl Palermo Trapani esprime la vicinanza alla famiglia Grassi per la perdita di Pina Maisano Grassi, attraverso le parole del segretario Daniela De Luca. “Azioni concrete, valori di lotta, ribellione ancora oggi fondamentali per una antimafia vera e forte che deve trarre da questi esempi grandi insegnamenti. Come sindacato nel nostro agire quotidiano cerchiamo di portare avanti questi principi, perche’ solo una economia libera e legale puo’ fare rinascere la nostra citta’”.

Fonte: Redattore Sociale

8 Giu 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»