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Tutte le difficoltà di Marte

Nel video: LO SPAZIO AIUTA I MALATI DI EBOLA, L’ESA DA’ UNA MANO AL GIAPPONE PER RAGGIUNGERE UN ASTEROIDE, COSA PORTERESTE SU MARTE? DITELO ALLA NASA, DETRITI PERICOLOSI PER NEW HORIZONS

Approfondimento su Marte dal minuto 04’20”

acqua_su_marteSu Marte c’è acqua salmastra. Lo ha verificato, grazie alle sue osservazioni, il rover Curiosity della Nasa, giunto quasi a mille giorni marziani di permanenza sul quarto pianeta del Sistema solare. Ma gli entusiasmi per la scoperta sono contenuti: la presenza di acqua è temporanea e non compatibile con la vita come noi la conosciamo. Da anni il pianeta rosso è il sogno proibito di ogni terrestre, che vede in Marte la destinazione di una futura colonia umana. Gli scienziati lavorano incessantemente per la prima spedizione con equipaggio, prevista per il 2030, anche se aumentano le difficoltà che devono fronteggiare. Vediamo quali sono, partendo dall’ultima scoperta.

Sappiamo che l’acqua è il requisito fondamentale perché ci siano le condizioni adatte alla vita. La sua presenza è stata riscontrata su Marte grazie alle osservazioni del robottino Curiosity, sorprendendo tutti perché in contrasto con le eventualità prospettate dai modelli climatici in uso. Non solo. Curiosity ha anche confermato quello che era stato finora solo supposto, cioè la presenza di sali perclorati. Questi elementi sono molto importanti perché abbassano la temperatura a cui l’acqua gela e inotre possono mantenerla allo stato liquido attraverso l’assorbimento del vapore acqueo atmosferico. Sono stati individuati nella zona intorno al cratere Gale, nel suolo equatoriale del pianeta rosso. I ricercatori dell’Università dell’Arkansas, come riportato su Nature Geoscience, hanno analizzato l’umidità, la temperatura dell’aria e quella del suolo e hanno così confermato la formazione di acqua salmastra, coerentemente con uno scambio tra terreno e atmosfera. Questa scoperta potrebbe anche spiegare uno dei misteri di Marte, quello delle recurring sloape lines. Si tratta di strisce di sabbia bagnata che periodicamente fanno capolino sul pianeta e che avevano suggerito la presenza di acqua. Nonostante questo, però, il binomio acqua-vita in questo caso non funziona. Le condizioni sul pianeta rosso restano proibitive. Significa che un organismo terrestre mai e poi mai potrebbe sopravvivere lì. L’acqua salmastra c’è, ma questo non è sufficiente per garantire la vita. Ma la scoperta non è vana. Grazie a future missioni alcuni campioni di quest’acqua lontana potrebbero essere portati a Terra, analizzati e resi utili per il futuro, magari per diventare una risorsa importante per i primi uomini che arriveranno sul pianeta rosso.

Intanto le sfide aumentano. Il piccolo Curiosity mostra qualche acciacco. Si dedica all’eplorazione dal 2012 e alcune ruggini stanno diventando evidenti. Quelle più gravi riguardano le sue sei ruote, duramente provate dall’accidentato suolo marziano. Le rocce hanno bucato pesantemente l’alluminio presente tra i sostegni delle ruote, minandone la sicurezza. Le ricadute dopo ogni ostacolo superato sono sempre meno ammortizzate e le condizioni generali in cui ora il rover si trova sono peggiori di quanto alla Nasa avessero preventivato. Curiosity comunque non si ferma.

Da Terra, intanto, arrivano notizie poco rassicuranti per quanto ruguarda l’esplorazione umana. I ricercatori dell’Università della California hanno stabilito che la prolungata esposizione alle radiazioni marziane portebbe inequivocabilmente alla demenza permanente. In pratica le radiazioni infiammerebbero il cervello umano, danneggiando in modo irrepararbile le connessioni neuronali. Questo renderebbe impossibile anche le operazioni più semplici. Lo studio è stato condotto su dei topi da laboratorio, irradiati da particelle cariche che riproducono le radiazioni spaziali. Non ci sono margini di dubbio: quello che succede ai topi succederebbe anche agli esseri umani, se posti nelle medesime condizioni. Ma la speranza di raggiungere Marte non si spegne. Questo tassello in più di conoscenza spinge gli scienziati a cercare soluzioni alternative, ad esempio quella di rendere impermeabili gli ambienti in cui gli astronauti dovrebbero vivere nei tre lunghi anni di viaggio verso Marte. Si tratta di lavorare e sperimentare, di ricercare e cambiare, senza mai perdere di vista l’obiettivo: quello di spingere l’umanità verso un futuro sicuro.

Le news di questa settimana

LO SPAZIO AIUTA I MALATI DI EBOLA

Nuovi farmaci antivirali contro l’Ebola sono stati testati nell’Africa occidentale grazie a un laboratorio diagnostico trasportabile realizzato anche grazie all’Agenzia spaziale europea (Esa). Si tratta di B-Life, una tecnologia studiata appositamente per le emergenze umanitarie che comprende una tenda-laboratorio semplice da allestire, dispositivi per le analisi del sangue e un’antenna satellitare. B-life può essere usato ovunque, anche in luoghi molto remoti. Grazie al laboratorio mobile i medici possono diagnosticare la malattia in poche ore e monitorare gli effetti dei farmaci. Ancora prima di questa struttura, l’Esa aveva già dato una mano durante l’epidemia di Ebola: lo aveva fatto grazie al Copernicus Emergency Management Service europeo, a cui era demandato il compito di mappare tramite satellite le aree colpite, realizzando poi una mappa che evidenziasse la diffusione del virus.

L’ESA DA’ UNA MANO AL GIAPPONE PER RAGGIUNGERE UN ASTEROIDE

L’Agenzia spaziale europea (Esa) è pronta a coadiuvare il lavoro di Hayabusa-2, la missione giapponese che ha l’audace compito di raggiungere un lontano e semisconosciuto asteroide. Il ruolo europeo consiste nel supportare il ritorno scientifico della missione, mettendo a disposizione i suoi centri. La missione ha avuto inizio lo scorso dicembre e durerà sei anni, con l’obiettivo di arrivare nel giugno del 2018 all’asteroide 1999 JU3. I comandi dei controllori della missione che arrivano dalla Japan Aerospace and Exploration Agency (JAXA) passeranno dal centro Esoc dell’Esa, in Germania. La sofisticata tecnologia europea permetterà ad Hayabusa-2 di spedire molti più dati scientifici e permetterà il loro recupero anche quando le stazioni giapponesi sono infruibili.

COSA PORTERESTE SU MARTE? DITELO ALLA NASA

La NASA continua a puntare molto sulle missioni umane su Marte e lo fa anche coinvolgendo il più possibile il grande pubblico. L’ultima trovata è un concorso con cui l’agenzia spaziale statunitense chiede ai partecipanti di descrivere nel dettaglio che cosa secondo loro è fondamentale per insediarsi sul pianeta rosso, minimizzando la possibilità di dover ricorrere a integrazioni successive. Rifugi, cibo, acqua, aria respirabile, medicine, elementi creativi: tutto quello di cui gli uomini non possono fare a meno, insomma. Ma non solo. Lo scopo della NASA è anche fare leva sulla creatività dei concorrenti, per poter individuare elementi e prodotti innovativi che potrebebro risultare decisivi per una lunga permanenza sul pianeta rosso. Le proposte saranno valutate in base alla rilevanza, alla creatività, alla semplicità, all’efficienza energetica, alla fattibilità e all’adattabilità.

DETRITI PERICOLOSI PER NEW HORIZONS

L’incontro ravvicinato ai margini del Sistema solare è previsto per il 14 luglio: quel giorno la sonda New Horizons avrà l’atteso rendez-vous con Plutone. Gli scienziati sono pronti a teleguidare la sonda attraverso una strada che potrebbe rivelarsi irta di pericoli. Gli ostacoli sono legati alla presenza di polveri che potrebbero rivelarsi fatali. New Horizons scivolerà lungo l’orbita di Caronte, la luna principale di Plutone, a 48.000 chilometri orari. A quella velocità lo scontro con una particella di polvere grande come un chicco di riso può essere letale. Per minimizzare il rischio di incrociare detriti intorno a Caronte o a qualche altra luna attualmente sconosciuta, dall’11 maggio al primo luglio gli scienziati svolgeranno sette osservazioni da 45 minuti. Se ravviseranno un pericolo, cambieranno il perscorso della sonda. Forse questo significherà perdere qualche osservazione, ma New Horizons sarà salva. In ogni caso, due giorni prima dell’incontro con Plutone gli scienziati predisporranno comunque un back up dei dati a scopo cautelativo.

di Antonella Salini

08 maggio 2015

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