Domani il voto in Israele. Trump e Putin tifano ‘Bibi’, Gantz il nuovo cerca sponde in Ue

Israele si prepara al voto: domani, oltre a un nuovo governo, si deciderà il futuro politico di Benjamin Netanyahu
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TEL AVIV – Israele si prepara al voto: domani, oltre a un nuovo governo, si deciderà il futuro politico di Benjamin Netanyahu. Già quattro volte premier, ‘Bibi’ potrebbe superare David Ben Gurion per numero di mandati oppure uscire definitivamente di scena e dedicarsi interamente ai suoi guai giudiziari, visto che pende su di lui una incriminazione per corruzione.

Netanyahu è indietro nei sondaggi con il Likud, ma in Parlamento potrebbe comunque riuscire a mettere in piedi una maggioranza, seppur risicata. Nonostante il suo futuro non appaia brillantissimo, Donald Trump e Vladimir Putin in questi ultimi mesi non l’hanno mai lasciato solo tanto da entrare a piedi uniti nella campagna elettorale israeliana per sostenerlo. Il presidente americano in questi anni ha sempre appoggiato Netanyahu in politica estera e lo ha fatto, smaccatamente, anche nelle questioni di politica interna: dopo essere usciti dall’accordo sul nucleare con l’Iran e aver imposto nuove sanzioni; dopo aver trasferito l’ambasciata a Gerusalemme riconoscendola come capitale dello Stato ebraico; a poche settimane dalle elezioni della Knesset, quando ha riconosciuto pubblicamente la sovranità di Israele sulle Alture del Golan. Dall’altra parte del mondo, il numero uno del Cremlino, a modo suo, ha giocato una partita parallela a quella della Casa Bianca. 

Putin, che proprio qualche giorno fa ha incontrato a Mosca il leader israeliano, – è stato il dodicesimo bilaterale negli ultimi quattro anni – ha voluto fortemente una missione russo-siriana per recuperare i resti del sergente israeliano Zachary Baumel, sepolto a sud di Damasco in una zona in mano a gruppi dell’Isis. Il soldato di Tsahal venne ucciso insieme a due compagni a bordo di un tank il 10 giugno ’82 nella valle della Bekaa. Un episodio rimasto nella mente degli israeliani perchè i corpi non vennero mai recuperati. Ora Zachary tornerà a casa per avere una sepoltura in Terra santa. 

Netanyahu può contare dunque su solidi rapporti politici e in patria vanta una stagione di crescita economica e di relativa pace. Ma Bibi è un uomo molto divisivo e la discesa in campo di un ex generale come Benny Gantz ha portato una ventata di aria fresca nel dibattito politico. Uno con il suo curriculum ricorda i grandi capi del passato come Yitzhak Rabin e Ehud Barak e per la prima volta dopo tanti anni rappresenta un vero sfidante che può legittimamente aspirare alla premiership. La sua lista centrista è in vantaggio e i sondaggi gli attribuiscono più seggi del Likud. 

In questa campagna elettorale si è presentato come l’uomo nuovo, fuori dagli steccati della destra e della sinistra. E’ un pragmatico, che ha criticato Netanyahu sul tema della sicurezza e non si vergogna di parlare di pace. L’Iran rappresenta il nemico numero uno anche per Gantz, ma l’Europa resta un punto di riferimento. La settimana scorsa Yair Lapid, che di fatto si presenta in ticket con l’ex militare, ha incontrato Macron a Parigi per discutere insieme della situazione in Medio Oriente, della minaccia iraniana e dell’antisemitismo nel Vecchio continente. 

Insomma, il futuro della politica israeliana assomiglia sempre più a un rebus, anche perchè se Netanyahu dovesse riuscire a formare un governo grazie ai voti dei religiosi si dovrà comunque confrontare tra qualche mese con il possibile annuncio di incriminazione per corruzione da parte dell’Avvocato dello Stato, Avichai Mandelblit, e dovra’ portare le prove a sua discolpa.

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8 Aprile 2019
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