Liguria

Poveri, alla nuova mensa in un anno serviti quasi 37.000 pasti

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GENOVA – Sono 3.143 (2.518 stranieri e 625 italiani) le persone che nel 2015 si sono rivolte ai due centri Genti di pace della Comunità di Sant’Egidio, nelle storiche sedi di via Vallechiaria e di Sampierdarena a Genova. Nella nuova mensa, inaugurata a febbraio 2015 e attualmente aperta tre giorni alla settimana in piazza Santa Sabina, sempre nel centro genovese, hanno mangiato 2.386 persone (1.654 stranieri e 732 italiani) con una media di 400 pasti al giorno. I dati sono stati illustrati questa mattina dalla Comunità di Sant’Egidio, che da sempre si occupa del servizio e dell’assistenza volontaria ai più bisognosi, in occasione della presentazione dell’edizione 2016 della guida “Dove mangiare, dormire, lavarsi”, giunta alla sua ventesima edizione, vademecum per “vivere nella povertà a Genova” pubblicato in 4 mila copie distribuite gratuitamente a persone senza dimora, stranieri, famiglie in difficoltà e operatori del settore.

poveri bisognosi stazioniIn 135 pagine tascabili e 14 sezioni sono contenuti oltre 500 indirizzi di luoghi d’accoglienza in città, tra cui 18 mense, 17 dormitori, 15 ambulatori privati, 4 presidi diurni con servizi di doccia e lavanderia, 110 centri di ascolto parrocchiali e non a cui affidarsi per vestiario e altre necessità. “Tra gli accessi alle distribuzioni di alimenti e di vestiti- dicono i responsabili del Centro Genti di Pace- abbiamo registrato nel 2015 una lieve diminuzione, prima volta dopo l’inizio della crisi nel 2008”. Mentre il calo degli stranieri si era già verificato nel 2014, quest’anno il dato consolidato beneficia anche di una riduzione di accessi italiani. I pensionati italiani restano il gruppo che, pur rappresentando solo il 5% del totale di chi si affida al centro, ha il numero medio di accessi più elevato, circa 9 all’anno contro una media di 5. In calo anche le persone che si sono rivolte per la prima volta al centro, con un -37% di stranieri rispetto al 2013 e -13% degli italiani. Per la prima volta, gli italiani sono il primo gruppo nazionale per presenza, seguiti da ecuadoriani, romeni, marocchini, ucraini e albanesi. “Per gli italiani- commentano i responsabili del centro- la continuità degli accessi è più elevata per chi è arrivato al centro negli anni più duri della crisi, tra il 2011 e il 2012: il 38% di queste persone dopo quattro anni continua a frequentare i nostri servizi, mentre chi si è iscritto nel 2013 e 2014 raggiunge questa percentuale dopo soli due anni”. Stabili invece i tempi di permanenza degli stranieri: dopo quattro anni, meno di uno straniero su quattro continua a rivolgersi a Sant’Egidio.

povertàLa novità più importante del 2015 è rappresentata dall’apertura della nuova mensa pomeridiana (100 posti a sedere a turno, dalle 17 alle 19) di piazza Santa Sabina, inizialmente aperta un giorno alla settimana, poi due e ora tre. “In poco più di un anno- oltre 2.386 persone hanno mangiato qui, ovvero un genovese su 245. Di questi il 31% degli iscritti è italiano ma se consideriamo il totale di circa 37 mila pasti serviti, l’incidenza degli italiani, che quindi vengono più spesso, sale al 44%”. Alla mensa sono state fin qui rappresentate 87 nazionalità diverse ma stupisce la presenza di un solo iracheno e di un solo siriano: “Questo dato- commentano i volontari di Sant’Egidio- oltre a dirla lunga sulla globalità della crisi, dimostra che a differenza di quanto si dice, Genova, come gran parte dell’Italia, non è stata per nulla toccata dalla più grande emergenza di rifugiati che ha interessato l’area mediterranea negli ultimi anni”. Con una media attuale di circa 5 mila pasti al mese, nel 2015 sono state servite circa 25 mila cene, mentre per il 2016 si conta di arrivare a 60 mila con un costo medio di circa 1500 euro per giorno di apertura.

“Tra gli italiani- analizzano i responsabili del servizio- il gruppo più cospicuo è rappresentato da persone senza dimora tra i 50 e i 60 anni, che trascorrono le notti nei dormitori cittadini. Sebbene non numericamente, è significativa anche la presenza di anziani che arrivano alla mensa da quartieri semiperiferici: una trentina di persone tra settanta e ottanta anni, di cui solo una decina straniera, alla ricerca non solo di cibo ma anche e soprattutto di socialità”. Sulla mensa fanno affidamento anche persone con problematiche di tipo psichiatrico, che dispongono di insufficienti pensioni di invalidità e non sono in grado di rispondere autonomamente alle proprie necessità. Per quanto riguarda gli stranieri, le tendenze confermano anche in questo caso gli ecuadoriani come gruppo più rappresentato, sebbene in percentuali inferiori rispetto alla massiccia penetrazione in città, seguiti da maghrebini e popolazione est europea (diminuiscono i romeni, aumentano bulgari e ucraini, soprattutto donne che lavorano irregolarmente come badanti e si trovano in difficoltà nel passaggio da un anziano da accudire all’altro). Infine, da segnalare la presenza di una ventina di minori albanesi non accompagnati che si ritrovano in Italia privi di assistenza e si affidano a Sant’Egidio per recuperare un pasto.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

8 aprile 2016
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