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La legge elettorale, le Regionali, la politica e i tagli – GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A QUAGLIARIELLO

 

ROMA  – “La nuova legge elettorale ha rango costituzionale, non si vota con la fiducia”. Cosi’ Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale del Ncd, nella videointervista rilasciata alla Dire, dove spiega: “La legge che c’era prima, quella nata dal ‘patto del Nazareno’ per capirci, era stata fatta per penalizzare noi, costruita contro di noi. C’erano addirittura tre sbarramenti, un premio di maggioranza che scattava al 37%, e listini bloccati. Noi abbiamo cambiato profondamente questa legge, ora è una legge più semplice, con un premio di maggioranza che scatta al 40%, se no si va al ballottaggio, abbiamo liberato un po’ le preferenze e considerato una sola soglia, al 3%”. In questo modo, sottolinea il coordinatore del Ncd, il problema della governabilità è risolto. Certo, “questa non è la migliore legge, ci sono ancora due cose che vorremmo migliorare: allargare le preferenze e consentire le alleanze tra il primo e il secondo turno”.

Però “quando si fa un accordo qualcosa si ottiene, qualcosa si lascia… quindi noi saremo fedeli all’accordo assunto. Non consideriamo che questa legge sia una pericolosa deriva autoritaria. Questa legge prefigura un sistema di premierato, che ha una sua dignità. Non solo da noi non si devono temere imboscate, ma un rispetto dell’accordo. Per questo siamo contrari a mettere la fiducia, perché le leggi di rango costituzionale non si approvano con la fiducia… benissimo forzare politicamente, benissimo chiedere lealtà, ma sapendo che bisogna combattere con armi convenzionali, evitando le armi di distruzione di massa”.

 

“Il problema riguarda più la spesa pubblica… Per quel che riguarda i Comuni bisogna evitare di fare di ogni erba un fascio”, risponde Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale del Ncd, nella videointervista alla Dire, dove prosegue: “Ci sono comuni virtuosi che hanno difficoltà e che vanno aiutati, ci sono comuni che hanno sprecato e continuano a farlo. Quindi bisogna fare una grande battaglia per la trasparenza”. Per il resto, “noi non possiamo pensare di risanare la situazione italiana senza fare dei tagli. A questi tagli però devono corrispondere abbassamenti della pressione fiscale“. Per Quagliariello si può fare, perché “siamo in un momento favorevole: per i provvedimenti di Draghi, per una contingenza europea, per il basso prezzo dell’energia… Noi possiamo decidere cosare fare con l’ammalato Italia, ora anestetizzato: operarlo o lasciarlo dormire… Noi siamo per operare. Per questo bisogna tagliare la spesa e il debito pubblico e dall’altra tagliare le tasse. Non abbiamo altra possibilità”.

 

“Queste elezioni regionali sono molto importanti per noi- dice Gaetano Quagliariello nella videointervista rilasciata alla Dire- perché sono elezioni di transizione: si chiude una fase, caratterizzata dallo ‘strappo’ del ‘nuovo centrodestra’ rispetto al vecchio; si apre un’altra fase di costruzione. Noi crediamo che in Italia il fatto che esista un solo partito della nazione sia una perdita secca, in termini politici, culturali e anche sociali. E crediamo anche che ci sia uno spazio, che è una prateria, tra Matteo Renzi e Matteo Salvini”. Secondo Quagliariello “Renzi ha fatto una cosa importante per questo Paese: da posizioni moderate ha portato il Pd nella famiglia socialdemocratica, che non è la famiglia universale però. Mentre Salvini sta cavalcando la crisi, come in Europa stanno facendo in tanti… possiamo dire che la Lega è il partito della crisi: più la crisi aumenta più prende voti, più dimunisce più perde voti”. Di qui il compito “di aggregare tutto quello che c’è nello spazio di mezzo: tradizione liberale, popolare, conservatrice, tutto quello che non si riconosce nella posizione socialdemocratica o estremista” dice Quagliariello.

Davanti all’Italia ci sono due anomalie: “Una è Renzi, un Blair, un leader della sinistra, la vuol tenere unita ma non sa se ce la farà… e non ha piacere che ci sia una forza moderata, perché se nasce una forza moderata diventa concorrente su tutta una serie di terreni; l’altra anomalia si chiama Berlusconi, ancora esistente, che più di avere l’idea di una nuova alternativa pensa che possa prospettarsi la vecchia ricetta. Altrimenti non avrebbe fatto l’accordo con Salvini in Veneto”. Certo, dice ancora Quagliariello “la nostra situazione non è facile, ma ci mettiamo in gioco sapendo che si deve cambiare. Noi alla fine non saremo più Ncd, saremo qualcosa di diverso dopo il voto… noi crediamo che con Tosi in Veneto- chiude Quagliariello- Spacca nelle Marche, Ricci in Umbria, Lamioni in Toscana, Schittulli in Puglia, potremmo dar vita ad una forza diversa da quella entrata alle elezioni regionali… e i risultati non saranno così malvagi”.

 

“Non capisco per quale motivo il mio partito è stato ingiustamente accusato di tenere alle poltrone, quando ogni volta che c’è stato da scegliere tra il bene comune e la poltrona hanno scelto il bene comune. E in questo non sono stati seguiti da altri”. Così Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale del Ncd, nella videointervista rilasciata alla Dire, dove aggiunge: “Perché ci volete schiacciare per forza su un problema di caselle da occupare? Nel momento in cui avremo definito bene il ministero, avuto un confronto con il presidente del Consiglio, che giustamente dice i ministri ‘li scelgo io’, ma in un governo di coalizione tu proponi i ministri che in qualche modo hanno il gradimento dei partiti della coalizione. Siamo ancora un governo di coalizione, con un partito dominante e un altro piccolo che non si vuol fare dominare. Il problema lo risolveremo, senza un eccessiva urgenza, in tempi compatibili. C’è stato un ministero libero da tre mesi e nessuno se n’è accorto”.

Quagliariello ci tiene a sottolineare che in questa fase occorre fare “molta attenzione perché se uno getta un sasso nel lago del Pd questo crea delle piccole onde, se il sasso lo getti in una pozzanghera le conseguenze sono diverse. Ora noi, rispetto al lago Pd, siamo una orgogliosa pozzanghera, vogliamo crescere, vogliamo fare le cose per bene senza offendere nessuno e scegliendo il profilo migliore per una posizione di servizio e non una poltrona da occupare”.

“Io non farò il ministro, l’ho detto dieci volte, continuano a non crederci- chiude Quagliariello- perché in Italia dire una cosa del genere evidentemente è cosa scandalosa, ma un piccolo partito deve anche fare scandalo”.

08 aprile 2015

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