VIDEO | Women in law, a Bologna le giuriste alzano la voce

A Bologna un incontro per fare il punto sulle battaglie da portare ancora avanti per veder riconosciuti i diritti delle donne che lavorano nel campo della giustizia
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BOLOGNA – L’8 marzo “ricordare non ha più senso, bisogna cercare di lavorare insieme come donne per far valere il ruolo che la società si aspetta da noi”. È per questo che ieri, a Bologna, giuriste, avvocate, ex magistrate e esperte di diritto si sono confrontate sulle difficoltà che, ancora oggi, devono affrontare le donne, soprattutto nel settore giuridico. “Women in law” chiude il ciclo di seminari organizzati da Elsa Bologna, l’associazione internazionale di studenti del diritto, che in occasione della giornata della donna ha chiesto alle relatrici di raccontare esperienze concrete “rappresentando un esempio e una fonte di ispirazione per gli studenti che aspirano a sviluppare una carriera nel settore legale” soffermandosi su quelle che sono ancora “battaglie e lotte da affrontare per veder riconoscere diritti anche in quelle che sono democrazie che vedono ancora negati in alcuni ambiti professionali il riconoscimento e la tutela di certi diritti”, dice Nadia Monti, della commissione Quadri di Federmanager Bologna-Ravenna e tra le rappresentanti del comitato Diredonne.

 

Le donne giuriste devono assumersi una responsabilità particolare e darsi da fare in modo che le istituzioni si diano da fare”, spiega Silvana Arbia, già procuratore del tribunale penale internazionale, che si augura che l’evento “abbia un seguito, cercando di convergere tutte su un obiettivo comune”. Al tavolo presenti anche gli avvocati Maria Cipparone e Barbara Spinelli; Ilaria Magni, direttrice legale di Otis; e Gabriella Luccioli, tra le prime magistrate italiane. Viviamo in un momento “difficile, dove molti diritti sembrano messi in pericolo– dice Luccioli- il grido ‘prima gli italiani’ dovrebbe essere sostituito con ‘prima le persone e i soggetti deboli’, ma oggi molto spesso le persone sono ridotte a corpi”.

Insomma, oggi più che mai, “è importante tenere alta la guardia, perchè nessun diritto è per sempre“, continua Luccioli, invitando i giovani studenti presenti in sala a “impegnarsi perchè non ci sia questa situazione”.

“Si tratta di un reato molto sensibile, ma il messaggio è passato con poca cura perchè in questi casi non si offende soltanto la vittima, ma tutta la società alla quale è stato arrecato un danno”, dice Arbia, commentando la sentenza della corte di Cassazione sull’omicidio di Olga Matei.

Sul tema, Cipparone è più dura: “penso che dopo questa decisione sarebbe opportuno fare test psicoattitudinali per verificare l’equilibrio e la capacità delle persone“. “Questa decisione di attenuare la pena perchè l’omicida era in preda a una ‘tempesta emotiva’ è una cosa vergognosa e indecorosa, che ci riporta indietro”, conclude l’avvocato.

di Sara Forni

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8 Marzo 2019
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