Per un post voto diverso fumetti politici e schizzi di satira

MODENA – Piu’ di 250 opere tra fumetti a sfondo politico e vignette satiriche, selezionate dagli archivi dell’Estate of Ad Reinhardt di New York. I lavori su carta vengono accompagnati sia da una proiezione di diapositive scattate dallo stesso artista, in 35 millimetri, e ora digitalizzate sia da tanto altro materiale tra diari di viaggio, schizzi e pamphlet. Debutta domani con la mostra “Ad Reinhardt. Arte + Satira” la nuova Fondazione Modena Arti Visive, istituzione culturale lanciata lo scorso autunno in citta’ per iniziativa del Comune e della Fondazione Cassa di risparmio di Modena che hanno voluto riunire nel suo perimetro Galleria civica, Fondazione Fotografia, Museo della figurina. Guidata da Diana Baldon secondo la mission della “promozione dell’arte e delle culture visive contemporanee”, la Fondazione ‘visiva’ al suo esordio mostra gia’ bene l’impronta della sua direttrice.

Le vignette, i fumetti sull’arte e le diapositive di Reinhardt, infatti, erano gia’ state al centro di una serie di mostre a cura di Baldon nel 2015 al Malmo Konsthall, dove l’attuale direttrice ha lavorato diversi anni facendosi strada. Anzi, per la precisione la mostra curata da Baldon e’ stata originariamente presentata dal 12 giugno al 6 settembre 2015 con il titolo Art vs. History, alla stessa Malmo Konsthall.

Ebbene, dell’artista Usa (New York, 1913-1967) la mostra modenese, in programma fino al 20 maggio, vuole cogliere l’aspetto tuttora meno studiato, quello appunto dei fumetti politici e delle vignette sardoniche, come quella con le tre scimmiette che recita: “Hear, see, but speak not of fascism”.

Meglio conosciuto dal grande pubblico per i suoi black paintings (le tele minimaliste, nere, realizzate negli anni ’60 e venerate da artisti piu’ giovani come SolLewitt, Frank Stella, Robert Irwin e Joseph Kosuth), Reinhardt viene ripreso ora dalla Fondazione di Modena all’insegna del ritratto che ne fatto la pittrice sudafricana Marlene Dumas: “Chiunque trovi piacere nella critica d’arte e apprezzi l’ironia e lo humor… non puo’ che amare Ad Reinhardt”. Ed e’ appunto indagando la parabola di Reinhardt, non solo artistica, che ci si puo’ avvicinare ai contenuti, all’essenza dell’esposizione della Fondazione Modena Arti Visive.

Dopo aver studiato e insegnato storia dell’arte per gran parte della sua vita, nel 1958 l’artista si pronuncia cosi’: “Non credo nell’originalita’, io credo nella storia dell’arte”. Un assunto che si rispecchia nella serie di vignette sull’arte intitolata How to Look: apparve a pagina intera nell’edizione domenicale di “Pm” nel corso del 1946, come piattaforma per difendere lo sviluppo e la comprensione dell’arte astratta in America. Qui spicca l’approccio didattico di Reinhardt, all’insegna di un messaggio, non senza ironia, diretto sia ai lettori sia ai colleghi. In questo senso, dopo essersi assicurato una cattedra al Brooklyn College nel 1947, Reinhardt pubblico’ occasionalmente altre vignette sull’arte nei periodici Artnews, trans-formation e Art d’aujourd’hui, grazie alle quali espresse le sue stoccate satiriche sul mondo dell’arte contemporanea del tempo.

Ma appunto anche e soprattutto a Modena si ha a che fare non solo con le sue vignette, ma con diari, schizzi e scritti, opuscoli e libelli. Nei suoi tanti viaggi in Europa, Medio Oriente, Giappone e Asia sudorientale, Reinhardt scatto’ piu’ di 12.000 fotografie a colori e le illustro’ in occasione dei suoi leggendari “Non-Happenings”, ossia conferenze visive, presentazioni di diapositive piu’ simili a maratone che a eventi mondani.

Le immagini provenienti da culture lontane trovano cosi’ in Reinhardt corrispettivi e giocosi accostamenti: le natiche delle statue fanno il verso alle geometrie di un idrante urbano, ad esempio. Certo, le composizioni formali in ballo richiedono allo spettatore grande attenzione, ma sono gli stessi dipinti e scritti di Reinhardt a incoraggiare a una certa “consapevolezza attiva”, mentre li si guarda.

8 marzo 2018
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